C’è un esercito bello e colorato che ti dice che la vita può essere anche bella e colorata, piena di speranza. E’ l’esercito dei volontari che ho visto in azione al Meeting di Rimini. Ragazzi, giovani, adulti e anziani, donne e uomini che donano il loro tempo e la loro energia per un progetto, per un servizio per una attività.
In questi giorni di Rimini Meeting li vedi all’opera ovunque: sotto il sole dei parcheggi, a pulire corridoi e saloni, nelle lunghe file per andare ai dibatti, a scortare cardinali, vescovi e politici, a indirizzare visitatori e curiosi verso i saloni o verso le sale ristorante. E pensi che davvero se non ci fossero loro non ci sarebbe questo evento, non ci sarebbe il Meeting.
E pensi che questo Paese è ricco di volontari a Genova come ad Amatrice, nelle gole della Calabria come negli ospedali e nelle residenze protette per anziani e nelle case che ospitano i non autosufficienti.
E pensi che questo Paese è sì fragile e confuso ma è anche autosufficiente quando si muove il bell’esercito dei volontari. Con le magliette rosa o azzurre, verdi o blu sono in gruppo come in coppia e hanno lo sguardo giustamente orgoglioso di chi sa che sta facendo un servizio gratuito per la comunità. Non importa se per far parcheggiare meglio un’auto o se per assistere un anziano, se per aiutare il pubblico ad un cerimonia e organizzare con ordine un afflusso o un deflusso perché è il servizio in sé che vale, che conta. Esserci per essere utili gratuitamente, con il sorriso e l’entusiasmo stampati in faccia.
Un tuffo nel volontariato fa bene a chi sa che esiste ma soprattutto a chi si dimentica che c’è. Ero in coda con loro il primo giorno ad una mensa self service e mentre eravamo tutti in fila ordinatamente per aspettare il nostro turno ai primi piatti improvvisamente si sono infilati altri ospiti che scavalcando la coda dicevano: scusate ma stiamo lavorando. Li hanno fatti passare son il sorriso sulle labbra, ben sapendo che lì tutti stavano (stavamo) lavorando a qualcosa.
Perché i volontari oltre ad essere generosi sono anche pazienti, son comprensivi, sono oltre. Uscendo con l’auto da un parcheggio sotto il sole rovente mi è sfuggito un “grazie buon lavoro”. E loro coperti da un ombrellone e un cappellino mi hanno risposto “grazie a lei” con un sorriso sincero e profondo.
Ecco: ringraziamoli questi volontari appena possiamo, perché noi che corriamo da una parte all’altra pensando di fare il lavoro più importante del mondo dobbiamo pensare che se lo facciamo è anche e soprattutto merito loro. E’ grazie a loro. E che il loro servizio a ben guardare spesso è più importante del nostro.
Ragazzi e anziani, giovani e donne che invece di andare al mare o in discoteca spingono carrozzelle o tengono per mano una persona con problemi sono la faccia di una Italia bellissima che ci consente di sperare che la vita è una straordinaria avventura.
A Rimini erano in tre mila, in giro Paese sono milioni che producono un’economia invisibile, ma calcolabile, in milioni di euro. Dalla sanità all’assistenza, dal turismo alle emergenze, dai servizi sociali alle tante organizzazioni di carità, abbiamo uno degli eserciti più belli e operativi del mondo, l’esercito dei volontari. A cui non dobbiamo mai stancarci di dire grazie.
E se il loro grazie, di ritorno per un saluto, ci commuove vuol dire che anche noi siamo sulla buona strada. Significa che oltre al cervello stiamo facendo funzionare anche il cuore, una operazione che non ci costa niente ma che produce tanto. Per loro e per noi.
Fabrizio Binacchi

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