Negli ultimi 65 anni, a partire dal 1951 ad oggi, un territorio pari all’intero Nord Italia è stato cementificato. Le aree depauperate sono state sottratte in grandissima parte all’agricoltura. Con il ritmo attuale, si stima che nei prossimi 20 anni, il consumo di terreni coltivati crescerà di altri 600.000 ettari. Sono cifre catastrofiche. Dal 2000 ad oggi, sono stati strappati all’ambiente naturale 366 ettari al giorno. Andando avanti di questo passo si rischia la desertificazione del Belpaese. Il territorio italiano è fragile; il 70 per cento è interessato da frane, appesantite dalle colate di cemento e distese di asfalto per la costruzione di nuove strade, che rendono difficile il drenaggio delle acque. La costruzione di nuove autostrade, e le cave che estraggono materiali (la stima è di 700.000 tonnellate all’anno) di vario genere infliggono ferite mortali al territorio. Nel corso degli ultimi anni sono sorti grandi centri commerciali ovunque, facendo un danno alla natura e impoverendo i centri storici delle città che vedono diminuire l’affluenza ai negozi. E poi rotonde -spesso inutili- ovunque, con grande impiego di cemento. Che fare di fronte ad un quadro così preoccupante? La scelta a “cemento 0” che un sindaco dell’hinterland milanese ha già fatto. Recuperare gli immobili e non dare il via a nuove costruzioni; sistemare le strade, evitando di metterne in cantiere altre. La natura e l’acqua non sono risorse infinite; occorre averne consapevolezza e dire basta a questa folle corsa che ci porta al disastro. Migliaia di comuni a vocazione agricola, negli anni ’50-’60, autonomi da un punto di vista alimentare (dalla città arrivava solo lo zucchero, il caffè e il sale) non hanno più un’economia; comprano tutto, ortaggi compresi. L’agricoltura è in stato di abbandono; i giovani non sono stati aiutati a rimanere sulle proprie terre. Una parte delle nuove leve è andata ad abitare in città; le persone rimaste vivono con la pensione dei genitori o dei nonni. Ma anche quest’economia di sopravvivenza è destinata a finire con i futuri sussidi che erogherà l’Inps alle nuove generazioni. Una famiglia del futuro faticherà a vivere e non potrà più aiutare figli e nipoti. E allora perché lo Stato non promuove una politica di aiuti che incentivi i giovani a dedicarsi all’agricoltura. Le persone che vivono in città, con lo stipendio acquistano sempre meno beni. Vi siete mai chiesti perché? Provate a fare una piccola indagine fra dieci vostri conoscenti, per sapere quanti di loro lavorano nell’agricoltura e o in un’industria produttiva; vi renderete conto che la maggior parte di loro operano nel terziario e nei servizi: sono sempre più le persone che mangiano e sempre meno coloro che producono alimenti. Da qui nascono le ragioni che portano ad una sempre maggiore perdita di valore di acquisto dello stipendio. Queste considerazioni hanno una strettissima correlazione con la prima parte di questo editoriale, dedicata al consumo del suolo. Le persone fuggono dai luoghi dove c’è un’agricoltura povera, che andrebbe aiutata. Sono già tanti i giovani che si sono dedicati alla coltivazione dei terreni di famiglia. Bisognerebbe promuovere una politica che li convinca a rimanere, evitando di contribuire all’inurbamento delle città, per lo più invivibili. Concludiamo con considerazioni di tipo pratico: l’Italia consuma il doppio dell’olio prodotto. Favorendo l’impianto di nuovi uliveti si potrebbe fare a meno di importare dall’estero gli olii di pessima qualità, in vendita sui banchi dei negozi e dei supermercati. E’ un modo per dare lavoro e portare olii di qualità sulle nostre tavole.
Il bel paese? In 60 anni, un terzo dell’Italia è stato cementificato
Sono cifre catastrofiche. Dal 2000 ad oggi, sono stati strappati all’ambiente naturale 366 ettari al giorno.
Info Roberto Fronzuti
Fronzuti Roberto, editore e giornalista. Nel 1967 Inizia l’attività giornalistica collaborando con varie testate. Nel 1968 Fonda e tuttora dirige il settimanale d’informazione “L’Eco di Milano e Provincia”. Ha fondato le riviste di settore mensili, “Stampare” e la pubblicazione “F & C Magazine” tradotta anche in inglese e spedita in altri paesi. Dal 1970 al 1980 ricopre incarichi a livello amministrativo nel Comune di San Donato Milanese, nel ruolo di assessore alle Finanze e Commercio. Nel 1992, su nomina del Presidente dell’0rdine dei Giornalisti, entra nel Consiglio di Presidenza dell’Istituto per formazione al Giornalismo Carlo De Martino. Dal 1992-1997, viene eletto nel Consiglio direttivo dell’Associazione Lombarda dei giornalisti. Dal 1997 ad oggi, è Segretario Nazionale della Associazione onlus “Tribunale per la Tutela della Salute”.
Ad oggi, Editorialista del settimanale on-line www.pensalibero.it, dal 1
gennaio 2016 è stato nominato direttore de Il Globulo, la rivista dei Donatori di Sangue dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano.

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