
In Israele le prime elezioni politiche dopo il 7 ottobre rivestono un significato politico e storico di grande rilevanza. Una delle domande fondamentali che gli elettori israeliani si pongono é la seguente: il massacro compiuto da Hamas é un episodio isolato oppure rappresenta la punta di un iceberg? Per ragioni di brevità non citerò la grande quantità di materiale raccolto in quasi tre anni in ambito militare e accademico, ma la maggioranza delle analisi converge sulla seconda ipotesi, ovvero sul fatto che negli ultimi venti anni i nemici di Israele si sono rafforzati senza che i governi israeliani abbiano saputo reagire con energia, tempestività e soprattutto una con strategia difensiva adeguata alla minaccia esistenziale. Utilizzo l’aggettivo esistenziale perché i media mainstream ignorano spesso che l’obbiettivo finale dichiarato dalla teocrazia iraniana, dai suoi proxi e da alcune correnti della Fratellanza Musulmana é demonizzare gli ebrei https://www.instagram.com/reels/DaN4zPUoMVG/ nonchè “estirpare dal medio oriente il cancro di Israele”. https://www.ilriformista.it/israele-e-un-cancro-da-estirpare-dice-lo-sceicco-hassan-nasrallah-il-leader-della-flotilla-sta-dalla-sua-parte-511123/ Oltre ai notevoli progressi raggiunti dall’Iran in materia di uranio arricchito e di missili balistici il potenziamento strategico dei proxi é stato un aspetto decisamente impressionante. Dal 2005 (anno del ritiro unilaterare israeliano) anno dopo anno la Striscia di Gaza é stata trasformata dalle Brigate Al Qassam di Hamas in un enorme arsenale di guerra. Ricordo una visita del marzo 2007 a Sderot quando razzi ancora artigianali colpivano case e scuole della cittadina israeliana più vicina a Gaza. https://www.limesonline.com/articoli/hamas-gaza-israele-netanyahu-guerra-15138390/ . Negli anni successivi migliaia di missili, droni, tecnologie duali avanzate https://formiche.net/2024/04/hamas-tech-marco-mayer/, armi pesanti, basi di lancio e centinaia e centinaia di chilometri di tunnel sotterranei hanno trasformato la Striscia in una potente macchina da guerra. Cosa ha fatto il governo israeliano per impedire questa colossale opera di riarmo? A questo proposito pongo una sola domanda: perché Benjamian Netanjau non ha deciso di rafforzare le attività di intelligence sulla Sstriscia affiancando il Mossad alla attività dello Shin Bet (il servizio interno) che deteneva la competenza prima del ritiro israeliano dalla Striscia? Sarebbe stata una scelta logica perché il potenziamento esponenziale degli armamenti di Hamas sarebbe stato impossibile senza un massiccio aiuto dall’esterno, Iran e Turchia in primis. Una situazione analoga é avvenuta per gli Hezbollah in Libano. Dal 2006 per venti anni la missione UNIFIL ha avuto le mani legate per la la fragilità intrinseca del suo mandato e delle regole di ingaggio. Hezbollah coordinata da Al Quds (la sezione speciale delle Guardie Rivoluzionarie iraniane) é riuscita a costruire un vasto sistema di basi di lancio missilistiche nel sud del Libano. Come se non bastasse Al Quds e Hebollah hanno operato e continuano ad operare quasi indisturbati in stretta collaborazione con grandi organizzazioni criminali sopratutto africane e sud americane. Basti pensare alla cosidetta area delle fontiere (tra Brazile, Paraguay e Argentina) https://www.rand.org/pubs/perspectives/PEA3585-1.html. dove opera un fiorente mercato di droga, di armi, cripto valute e money launderiing E sempre nel sud del Libano – lo ha ammesso in questi giorni – lo stesso premier Benjamin Netanjahu negli ultimi anni Hezbollah ha avuto a disposizione 150000 missili. https://www.jpost.com/israel-news/defense-news/article-900983Per quanto riguarda le attività ostili dei terroristi Houti in Yemen viene spontanea una domanda. Perché il tema non é stata affrontato in sede di patti Abramo? Un ultimo importante quesito riguarda la politica estera israeliana e la sua quasi inesistente public diplomacy. I governi a guida Netanjahu hanno puntato molto sull’amicizia con Vladimir Putin e anche se in modo più cauto con una apertua verso Pechino. Eppure poche settimane dopo il sette ottobre delegazioni ufficiali di Hamas sono state ricevute come se niente fosse successo nei ministeri degli Esteri a Mosca e Pechino. https://www.limesonline.com/articoli/hamas-gaza-israele-netanyahu-guerraa -15138390/ . E’ ovvio che tutti gli errori di sottovalutazione che Israele ha compiuto negli ultimi venti anni non sono solo attibubili a Netanyau. Tuttavia é indiscutibile che egli abbia guidato il governo molto a lungo e nonostante la sua postura aggressiva in questi anni sia la sicurezza di Israele che la reputazione internazionale si sia indebolita a scapito della diaspora ebraica nel mondo. Forse é proprio per non scavare in queste fragilità che Benjamin Netanjahu si oppone alla Commissione Statale Indipendente di inchiesta sul sette ottobre. Ma il verdetto sul suo operato spetta (come avviene in un tutti i paesi democratici Israele compreso) ai cittadini israeliani Ebrei e palestinesi che hanno la cittadinanza) La campagna elettorale si preannuncia già molto aspra e il suo esito estremamente incerto.
Marco Mayer

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