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Identità nazionale, europea, remigrazione

Concetti come quelli di identità nazionale ed europea, potrebbero sembrare semplici, tanto sono usati frequentemente, purtroppo sono tra i più complessi e controversi che si possano utilizzare, in particolare se si riferiscono all’Italia. Sono appena trascorsi duecento undici anni dalla chiusura del Congresso di Vienna, 9 giugno 1815, allora l’Italia venne definita “un’espressione geografica”. Solo in questi duecento undici anni, ce ne sarebbero altri 1800 almeno da analizzare, l’Europa e le nazioni che la compongono hanno cambiato identità e confini più volte. L’Italia ha ottenuto un’identità monarchica costituzionale, una di dittatura del tipo totalitario e infine una di Repubblica che a volte si deve asserire che non è delle banane. Quale sarebbe l’identità nazionale che lega tre epoche simili, le stesse epoche che hanno contraddistinto una guerra civile europea iniziata nel 1791 e che potrebbe non essere nemmeno ancora finita.

di Riccardo Bruno | 14 Giugno 2026

Concetti come quelli di identità nazionale ed europea, potrebbero sembrare semplici, tanto sono usati frequentemente, purtroppo sono tra i più complessi e controversi che si possano utilizzare, in particolare se si riferiscono all’Italia. Sono appena trascorsi duecento undici anni dalla chiusura del Congresso di Vienna, 9 giugno 1815, allora l’Italia venne definita “un’espressione geografica”. Solo in questi duecento undici anni, ce ne sarebbero altri 1800 almeno da analizzare, l’Europa e le nazioni che la compongono hanno cambiato identità e confini più volte. L’Italia ha ottenuto un’identità monarchica costituzionale, una di dittatura del tipo totalitario e infine una di Repubblica che a volte si deve asserire che non è delle banane. Quale sarebbe l’identità nazionale che lega tre epoche simili, le stesse epoche che hanno contraddistinto una guerra civile europea iniziata nel 1791 e che potrebbe non essere nemmeno ancora finita.

Si potrebbe dire che l’identità nazionale italiana è quella costruita all’indomani della seconda guerra mondiale, non fosse che anche questa identità nazionale è contesa, intanto sull’antifascismo, ci sono forze politiche e cittadini che non si riconoscono tali, poi sui rapporti con l’Unione europea. Solo pochi giorni fa il presidente del Consiglio ha detto alle Camere di volere un’Europa sussidiaria, ovvero che intervenga solo quando gli stati nazionali non riescano a svolgere le loro funzioni. Tale posizione rappresenta una bella differenza da quella che aveva preso originariamente il suo stesso partito, quando voleva uscire dalla moneta unica. Disgraziatamente, il presidente del consiglio non si rende conto che con un debito pubblico come quello italiano, se lo si continua ad aumentare come è avvenuto sotto il suo governo, non vedrà un’Europa sussidiaria. Ne vedrà una commissaria, proprio perché l’Italia non riesce a rispettare i parametri stabiliti per far parte dell’Europa. Tanto varrebbe uscirne.

Rispetto all’identità nazionale invece, abbiamo avuto un partito che è nato chiedendo la secessione. Adesso questo partito è diventato parte organica del governo di Roma, tanto da non distinguersi dai suoi alleati se non per la politica estera. Sostiene la ripresa dei rapporti con la Russia, che pure il resto della coalizione ha compromesso. Come capisce anche un assoluto incompetente, un’Europa aperta alla Russia, e un’altra che tratta l’ingresso dell’Ucraina, non sono solo due Europe diverse. Sono due Europe inconciliabili, che pure esistono all’interno dello stesso governo nazionale. Poi ci sarebbe pure l’opposizione, che nemmeno si sa cosa pensa, se è capace di pensare qualcosa.

Il concetto di remigrazione travalica persino il vocabolario italiano. Si assocerebbe alla questione identitaria, non fosse privo di qualunque valore realistico. Ammesso che si riesca a stabilire anche chi sarebbero gli immigrati o i figli di immigrati da rimpatriare nei loro paesi di origine, il generale Vannacci è il sosia del presidente Ben Bella. Sicuramente ha un avo comune algerino. Anche se sarebbe bello, biisognerebbe poi capire come ci riesci a rimandare lui e gli altri figli di emigrati a casa loro. L’unico remigrato che si conosce è il torturatore libico Almasri, spedito indietro con aereo di Stato. Tutti gli altri, per contenere le spese, converrebbe allo Stato annegarli. Che non si escluda a priori una simile opzione. Anche perché il problema vero della remigrazione è che i remigrati non tornino un’altra volta da noi. Uno emigra e gli italiani dovrebbero saperlo meglio di tutti, ecco almeno un carattere di identità nazionale, quello di un popolo di emigrati che giustamente continua ad emigrare. E quando uno emigra è proprio perché non ci vuole restare nel suo paese originario, manco se incatenato, manco se sei parente di un leader del Fronte di Liberazione Nazionale del prestigio di Ben Bella. Finisce che te lo ritrovi in Italia e diventa pure generale.

Riccardo Bruno

Pubblicato in : Editoriale

Info Riccardo Bruno

Riccardo Bruno si è laureato in Storia della Filosofia presso l’Università di Roma La Sapienza nel 1988. Dal 1987 al 1989 collabora all’Ufficio esteri del PRI diretto dall’onorevole Vittorio Olcese. Dal 1994 è capo ufficio stampa del PRI, dal 1995 giornalista professionista iscritto alla stampa parlamentare. Nel 1999 è capo redattore de La Voce Repubblicana. È stato poi editorialista per il Foglio di Giuliano Ferrara e l’Indipendente di Vittorio Feltri. Dal 2019 è prima vice direttore de La Voce Repubblicana e poi direttore politico

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