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I veri problemi della gente comune

di Fabrizio Binacchi | 8 Settembre 2013

Tutti pensano al domani quando è già persino tardi pensare alla prossima settimana e si dovrebbe pensare al prossimo mese. Come stagione sociale, come scenario economico.

gentecomuneIl sorriso di Gaia che è già prof di ruolo, a 21 anni, nella scuola che l’ha vista studentessa. Sorpresa dell’ultimo concorso. Misteri italici, questi gloriosi. La faccia di Giorgio, pensionato di 81 anni, che non riesce a mangiare come dovrebbe perché i soldi non bastano per tutto. Misteri italici, questi dolorosi. Dopo 70 anni esatti rischiamo un altro 8 settembre, che potrebbe cominciare guarda caso il 9 settembre, perché la politica degli interessi delle elite non va più d’accordo con la politica degli interessi delle moltitudini. Sforzi di rinnovamento e rischi di tornare indietro. Un continuo tira-e-molla. Un Paese a rischio molla. Abbiamo una zona euro che sta imboccando la ripresa, o meglio sta lasciando, dopo anni, la zona recessiva per imboccare quella della crescita e noi italici ci facciamo notare perché in piena fase di riaggancio ci minacciamo o pregiudichiamo il futuro con la crisi politica. La politica che ammazza la ripresina annunciata. Non possiamo permetterci passi falsi mentre in varie parti del mondo si riaggiustano gli equilibri economici. Non possiamo permetterci passi falsi alla vigilia della presidenza italiana dell’Unione Europea che dovrà segnare una svolta anche nell’evoluzione della stessa unione. Ma soprattutto non possiamo permetterci passi falsi dopo tre – quattro anni di sacrifici, e di cinghia tirata a più non posso che è arrivata persino a bloccare carne e pesce sulla tavola degli italiani e a limitare, pensate, il ricorso al medico e ai farmaci. La politica degli interessi di parte non può far svanire i primi effetti della lunga fase dell’austerità e del risparmio. Basterebbe pensare ai veri problemi quotidiani della gente comune per capire che non ha più senso baloccarsi tra politici eletti su tradimenti e alleanze, su convergenze o divisioni, quando gli elettori sono sempre più pericolosamente lontani dalla politica. Forse abbiamo la memoria corta. Tutti dicono di essere il primo partito mentre il primo partito è quello di chi non ha votato. Il primo partito è quello che non vede gli altri partiti. Tutti pensano al domani quando è già persino tardi pensare alla prossima settimana e si dovrebbe pensare al prossimo mese. Come stagione sociale, come scenario economico. Il fatto che, nell’elenco dei paesi che agganciano la ripresa, veniamo dopo la Lituania e le Barbados ci fa enormemente piacere per i lituani e per gli amerindi, ma ci fa una enorme impressione per i nostri concittadini che hanno rinunciato a pezzi di reddito e alcuni a pezzi di vita per raggiungere un obiettivo che per colpa di pochi possiamo di nuovo fallire. Domanda: saremo in grado di reggere una recessione della recessione quando gli altri ricrescono? Saremo in grado di mantenere una minima tenuta sociale quando si scoprirà che gli interessi di pochi hanno vinto sugli interessi di molti sbandierando valori contrapposti? I veri problemi della gente comune si incontrano e si capiscono in fila alla posta e sul metro, davanti alla ferramenta o fuori da un ospedale. Quanti di quelli non comuni che dovrebbero risolvere i problemi della gente comune sono stati in fila di recente dal ferramenta?

Pubblicato in : CornerBlog

Info Fabrizio Binacchi

Fabrizio Binacchi, giornalista economico @Tg1, poi in giro per l’Italia a dirigere redazioni e sedi regionali. Ha realizzato e curato varie trasmissioni su @RaiUno e @RaiTre. Ha condotto Linea Verde finendo in acqua e su Striscia, Paperissima, Blob, facendo passare quel poco di popolarità dai palazzi della politica ai supermercati. Insegna in vari master, ha scritto tre libri e ha vissuto in sette città ma solo in due si trova a casa: Bologna e Firenze.

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