
La borsa di Wall Street ha chiuso la seduta di venerdì 10 luglio 2026 in rialzo, consolidando i guadagni in una sessione caratterizzata dall’attesa per l’avvio della nuova stagione delle trimestrali societarie. L’S&P 500 ha guadagnato lo 0,42% mentre il Dow Jones ha fatto registrare un progresso dello 0,27%. Infine il Nasdaq ha recuperato terreno terminando in positivo, dopo la debolezza registrata in avvio di seduta. Gli investitori rimangono cauti, ma anche pronti a gettarsi nella mischia, qualora i prossimi dati chiave sull’inflazione statunitense e dei conti delle grandi banche ne offriranno l’opportunità. La sensazione è che i mercati abbiano, nonostante tutto, fiducia in una prossima soluzione pacifica della questione mediorientale, e si aspettano quindi un ritorno a breve del risk on. Va però ricordato che, nel frattempo Stati Uniti e Iran sono tornati a scambiarsi nuovi attacchi missilistici durante il week end in contesto di rinnovate tensioni riguardanti lo stretto di Hormuz.
VALUTE.
Sui cambi il ritorno parziale del risk off, seppur gli indicatori di rischio come il Vix non lo segnalino, evidenza un recupero del dollaro, che contro Euro naviga intorno a 1.1400, senza grande slancio per la verità, così come il UsdJpy si limita a correggere al ribasso dopo le ultime salite sopra 162.50, da cui poi il biglietto verde ha corretto tornando in area 162.00. A causare la discesa del biglietto verde, alcun intervento concertato, ma un ribasso che ha fatto seguito a eccessi evidenti. L’attenzione della Boj, della Fed e dei responsabili valutari del paese del sol levante, è massima e gli interventi verbali a sostegno si moltiplicano. Sulle altre coppie valutarie, osserviamo pochi interessi legati al fatto che si attendono le decisioni delle banche centrali, prima di intervenire sui mercati. Franco svizzero ancora in trading range in area 0.9200 50 mentre le oceaniche attendono gli sviluppo della Fed prima di muoversi.
PETROLIO.
I prezzi del petrolio sembravano potessero scendere venerdì verso fine seduta, ma hanno comunque chiuso la settimana in rialzo a causa delle continue preoccupazioni per l’approvvigionamento energetico globale derivanti dal conflitto tra Stati Uniti e Iran. Stamani, il prezzo del petrolio greggio Wti è salito di circa il 4%, superando i 74 dollari al barile, interrompendo una serie negativa di due giorni dopo che Stati Uniti e Iran si sono scambiati nuovi attacchi missilistici nel fine settimana. Domenica gli Stati Uniti hanno effettuato il loro quarto attacco in una settimana contro l’Iran, in risposta a un attacco iraniano contro una nave portacontainer battente bandiera cipriota. Teheran ha dichiarato che lo Stretto di Hormuz sarebbe stato chiuso “fino a nuovo avviso”, sebbene tale affermazione sia stata respinta dal Comando Centrale degli Stati Uniti. I prezzi del petrolio si sono ripresi dalla scorsa settimana, poiché le rinnovate ostilità hanno parzialmente compensato le perdite causate dall’accordo di pace provvisorio tra Stati Uniti e Iran, che aveva alimentato le aspettative di un aumento delle forniture energetiche in Medio Oriente. L’ultima escalation ha indebolito le speranze di una ripresa della diplomazia, con Teheran che insiste sul fatto che Washington debba prima adempiere ai suoi precedenti impegni sul transito di Hormuz e sulla normalizzazione delle esportazioni di petrolio iraniano prima che i negoziati possano riprendere.
GOLD IN RIBASSO.
Lunedì l’oro è sceso sotto i 4.070 dollari l’oncia, rimanendo sotto pressione a causa delle rinnovate tensioni mediorientali, che hanno spinto al rialzo i prezzi del petrolio, alimentando le aspettative di un aumento dei tassi di interesse per frenare l’inflazione. Questa è la settimana dei dati relativi all’inflazione Usa, indicatori chiave per comprendere e chiarire l’andamento della politica monetaria della Fed. Attualmente i mercati si aspettano che la Fed effettui un ulteriore aumento dei tassi di interesse entro la fine dell’anno. Nel frattempo, il presidente della Fed, Kevin Warsh, dovrebbe comparire per la prima volta davanti al Congresso degli Stati Uniti martedì.
NUOVA ZELANDA.
L’indice composito BusinessNZ è salito a 53,6 a giugno 2026, rispetto al dato rivisto al rialzo di 49,9 del mese precedente. Questo dato segna la prima espansione del settore privato da gennaio e la crescita più forte da dicembre 2025, grazie al ritorno in espansione del settore dei servizi e alla crescita del settore manifatturiero al ritmo più sostenuto da luglio 2021. L’attività manifatturiera si è espansa nonostante la continua pressione dovuta agli alti prezzi del carburante, con tutti i sotto-indici manifatturieri che sono rimasti in territorio di espansione. Nel frattempo, il settore dei servizi è tornato a crescere, con nuovi ordini e consegne dei fornitori in territorio di espansione. Dollaro neozelandese che sembra finalmente uscire dal letargo di lungo periodo nel quale era entrato tempo fa. I target del rialzo sono posti in area 0.5820 40, a cui potrebbe far seguito 0.6000, vero crocevia per una ripresa più duratura.
Saverio Berlinzani

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