Le stime sono di circa un miliardo di euro all’anno per gli stipendi degli insegnanti di religione, più gli stipendi degli insegnanti di “alternativa”.

Gli insegnanti di religione poi, benché scelti dalla curia vengono pagati dallo Stato ed anzi, pur insegnando una materia facoltativa, negli ultimi anni sono entrati in ruolo grazie a una serie di concorsi di massa indetti dal governo Berlusconi nel 2004 e proseguiti dal successivo governo Prodi: a differenza degli altri insegnanti, non hanno certo dovuto sorbirsi due noiosissimi e pesantissimi (oltre che molto costosi) anni di scuola di specializzazione (S.I.S.) per potere – non dico entrare di ruolo subito – ma semplicemente ottenere l’abilitazione nelle varie materie! E i privilegi non finiscono qui, perché pare guadagnino anche di più dei loro colleghi delle altre materie (vi è infatti attualmente, al proposito, una causa in corso – ved. Curzio Maltese, “La Questua”, Feltrinelli, cap.5).
A prescindere dalla banalissima domanda del perché uno Stato sedicente laico dovrebbe finanziare l’indottrinamento cattolico nelle scuole statali (e soltanto cattolico, ad esclusione di tutte le altre fedi presenti in Italia), viene anche spontaneo chiedersi come mai una materia facoltativa venga inserita all’interno del normale orario scolastico e non messa, p.es., al pomeriggio, in orario extra-curricolare, come da sempre avviene per tutte le materie facoltative. O meglio, una risposta ci sarebbe, e cioè che in quel caso il numero degli allievi devoti calerebbe drasticamente, ed è anche questo il motivo per cui la CEI preferirebbe che l’ora di religione venisse sempre inserita a metà mattinata e mai alla prima o all’ultima ora di lezione, soprattutto nelle scuole superiori dove gli allievi-diversamente-credenti non sono tenuti a frequentare l’ora di “alternativa” – e perciò saggiamente scelgono di entrare a scuola un’ora dopo oppure di uscire un’ora prima.
L’Italia sta diventando sempre più un Paese multi-etnico e multi-religioso, ed in questo contesto la scelta auspicabile sarebbe quella di eliminare completamente l’insegnamento della religione cattolica dal curriculum scolastico e magari sostituirlo con quello dell’educazione civica oppure, se proprio non se ne può fare a meno, con quello della storia delle religioni – di tutte le religioni, non soltanto di quella “di stato” e perennemente super-privilegiata. Simili scelte sono già state fatte in molti Paesi europei (Francia, Gran Bretagna, Svezia, Olanda, la Spagna del grande Zapatero …) – da noi, come al solito, siamo ancora in alto mare e, nel contesto europeo, come al solito, l’ultima ruota del carro!

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