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I sovranisti ungheresi e non? Solo degli ipocriti

Riflessioni sul caso di Jozsef Szajer: da quando in qua molti dei più feroci ultraconservatori, quelli col ditino sempre alzato a condannare pratiche contronatura – alias omosessuali – non si sono fatti beccare con le mani nella marmellata? Di Fabrizio Amadori

di Fabrizio Amadori | 14 Dicembre 2020
L’eurodeputato ungherese József Szájer (Foto wikipedia)

E’ recente il fattaccio, chiamiamolo così, che ha coinvolto Jozsef Szajer, noto esponente di Fidesz, il raffinato partito del bel noto premier ungherese Orban.
Di quale fattaccio si tratta? Di quello per cui un difensore senza se e senza ma della famiglia cristiana, autore martellante della critica più aspra al mondo lgtb, il signor Szajer appunto, è stato pizzicato in una bella orgetta a Bruxelles, composta per lo più di maschi (o solo di maschi?), forse per evitare di essere intercettato a fare “porcherie” del genere nella ormai santissima e purissima Budapest, divenuta tale da quando vi comanda quell’altro stinco di santo cristianissimo del suo capo, il premier Viktor Orban.
A chi scrive, del fatto in questione interesserebbe poco: interesserebbe poco, anzi niente, sapere che un gruppo di adulti consenzienti ha consumato un rapporto sessuale omoerotico (al netto che i gruppi in tempo di Covid non sono auspicabili neppure – ebbene sì – in un contesto del genere). 
Senonché può interessare sapere quanto già anticipato, ossia che un crociato dell’ultima ora dei costumi europei come Szajer si sia gettato a capofitto in un’orgia gay: diciamo che si tratta di una decisione curiosa da parte sua, per non dire ipocrita, di quelle a cui peraltro la storia ci ha ampiamente abituati. 
Voglio dire: da quando in qua molti dei più feroci ultraconservatori di ogni parte del pianeta, quelli col ditino sempre alzato a condannare pratiche contronatura – alias omosessuali – non si sono fatti beccare con le mani nella marmellata? Si sono cioè fatti beccare con le mutande calate mentre si deliziavano a rompere tutti i tabù che amavano imporre agli altri; e non mi riferisco soltanto ai politici, e tanto meno a quest’ultimo ipocrita signore ungherese pizzicato a Bruxelles. 
No, mi riferisco, ad esempio, ai vescovi e ai cardinali cattolici beccati con le mani nei pantaloni di seminaristi spesso minorenni, magari eletti proprio per le loro intemerate ultraconservatrici come il famigerato cardinale di Vienna Groer nominato dal sempre acutissimo, e naturalmente ultraconservatore a propria volta, Karol Wojtyla.
Mi riferisco inoltre a gente come il signor terrorista Osama, quest’altro campione della morale religiosa (musulmana in tal caso), il cui computer è stato trovato – parrebbe – pieno di filmini pornografici, come i laptop di tanti altri santi terroristi islamici pronti a propria volta a punire gli infedeli per la loro notoria immoralità. 
Non che chi scrive voglia condannarli, simili filmini, per carità. Solo, però, per favore: se sei un ultraconservatore cristiano, o un santo terrorista islamico, abbi il buon gusto di non guardarli, altrimenti di cosa stiamo parlando, o sbaglio? 
Ma il punto vero, forse, è proprio questo: che gli ultraconservatori sono, loro sì, un errore di natura, perché non è nell’indole umana – sempre per chi scrive – difendere dei costumi innanzitutto mentali che non sono adeguati all’uomo, il quale – come direbbero i gesuiti, mi si passi il riferimento ironico – è un essere “fragile e debole”, non adatto alle altezze morali e spirituali a cui certi Soloni lo vorrebbero innalzare. 
E’ un po’ la questione delle ideologie più in generale, questa: l’asprezza della Morale, come della Ragione, è fatta per uccidere gli uomini, non per farli vivere, e tanto meno per salvarli. E chi ama troppo le idee della morale ultraconservatrice o dell’ideologia non ama l’uomo e la sua naturale fragilità – lo mostra la storia, questo -; non lo ama e non lo capisce, ed anzi lo violenta – esatto, lo violenta -, e alla fine lo uccide: e uccide pure se stesso se volesse rivolgere verso di sé quanto intende imporre (spesso per legge) agli altri. 
Ma grazie a dio questi Soloni come Szajer in molti casi non vogliono morire suicidi, e, tra una messa e l’altra, si lanciano, forse con un filo di entusiasmo di troppo, in qualche bella orgetta tipo quelle che si organizzano nella demoniaca Bruxelles, notoriamente covo di pederasti e pervertiti per utilizzare la dotta dizione di quell’altro vertice dell’intelligenza europea vetero fascista di Mirko Tremaglia buon’anima, col rischio però di essere pizzicati.
Pizzicati non solo nel didietro, voglio dire, come verosimilmente gradiscono, ma – ebbene sì – dalla stampa.
E così il Nostro, l’amico ipocrita ultraconservatore ungherese, si è dovuto dimettere dopo attenta riflessione e “con tristezza” del suo partito (stando allo stringatissimo comunicato stampa fatto circolare da Fidesz).
Tristezza perché un “culattone” si è dimesso da un partito omofobo come quello di Orban? Ohibò, allora è proprio vero che l’ipocrisia degli ultraconservatori non conosce limiti, come peraltro la stupidità dei loro elettori se sono in grado di prendere per vera anche un’informazione del genere, ridicola com’è.

Fabrizio Amadori 

nerosubianco.blog

Pubblicato in : EditorialeTag: bruxelles, informazione, mondo, natura

Info Fabrizio Amadori

Genovese, nato nel 1971, diplomato al liceo classico “Mazzini”, laureato in filosofia all’Università Statale del capoluogo ligure, amo la letteratura in lingua tedesca e russa. Residente a Milano dal 1999, dopo varie esperienze, prima come responsabile di pizzeria (Germania) e poi come docente in Italia e all’estero (Zambia), mi occupo da gennaio 2007 di comunicazione per le aziende (dalle piccolissime alle multinazionali). Al mio attivo ho numerose pubblicazioni – articoli e interviste – su giornali e riviste culturali nazionali (“Ideazione”, “Filosofia”, “Poeti e poesia”, etc.). Da studioso in ambito letterario ho scritto soprattutto di teoria della scrittura (si veda, ad esempio, il mio breve saggio “Ragionare alla Poe”, “Avanguardia” n. 59). Sono stato il primo a parlare di “narratologia deduttiva” (“Prometeo” n. 145).
Ottenuta nel 2000 una borsa di studio e ricerca da una Fondazione italo-americana per sviluppare il discorso iniziato col mio pamphlet “Giovani e potere” – o “Giovani, sesso e potere” a seconda dell’edizione – (prefazione di Dino Cofrancesco), ho potuto lavorare a stretto contatto, tra gli altri, con Anita Desai e Philip Levine. Polemista, ho scritto per i giornali anche di cultura. Di recente ho iniziato a pubblicare alcune poesie – o “testi rimati” come li definisco io – sulla rivista “Poeti e poesia”. Già membro della segreteria della “Enzo Tortora” di Milano e Consigliere generale della “Coscioni”, mi sono occupato come oratore del referendum per l’abrogazione della Legge 40 portando a casa anche un importante risultato: convincere il quotidiano “Liberazione” – di ispirazione comunista – ad usare come allegato per la campagna il materiale dell’associazione radicale.

Interazioni del lettore

Commenti

  1. Claudio Antonelli

    16 Dicembre 2020 alle 14:55

    “A chi scrive, del fatto in questione interesserebbe poco: interesserebbe poco, anzi niente, sapere che un gruppo di adulti consenzienti ha consumato un rapporto sessuale omoerotico.”
    In realtà, in Italia, del rispetto delle scelte di vita  beneficiano non gli “adulti consenzienti », come per i francesi (“adultes consentants”), ma gli « adulti vaccinati ». E gli ambigui omosessuali partecipanti all’orgia – di cui József Szájer, esponente del partito ungherese Fidesz, è il rappresentante di spicco – erano si’ “adulti consenzianti” ma non “adulti vaccinati”. Non ancora…
     

    Rispondi
    • fabrizio

      6 Gennaio 2021 alle 16:52

      cioè?

      Rispondi

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