Il duello Renzi-Bersani ricorda molto l’eterno scontro fratricida D’Alema-Veltroni. Forse il “sogno” della rottamazione era davvero degno di miglior causa.

Non serviranno palchi illuminati, scenografie sontuose, discorsi storici né, tantomeno, l’improbabile ressa dei delegati. Questa volta sarà tutta un’altra storia. Questa volta di mezzo c’è la polpa: il Presidente di una Repubblica che ha estremo bisogno di ritrovare un’anima e per alcuni – senza far nomi Bersani – soprattutto, il Governo.
E i colpi proibiti non mancano.
L’entrata a gamba tesa di Renzi con il suo “non perdiamo altro tempo” che agli occhi dei più è parsa una sportellata al compagno Giorgio ed un dimissionamento, per vie di fatto, del Bersani pre-incaricato e congelato, è stata mal digerita a Largo del Nazzareno.
Tanto che la “scomunica” è stata servita calda sul piatto d’argento delle colonne dell’organo storico di partito che, appena 24 ore dopo, titolava “Renzi dice No al governo Bersani”. Tradotto: quel Renzi non è dei nostri.
Vero, come vera è la messa in scena del governo Bersani. Un governo mai esistito sia per i reiterati e coloriti vaffa di Grillo, sia per l’impraticabilità di spaccare la pattuglia penta stellata, sia per il benservito di Berlusconi a governi di minoranza.
I classici tre indizi che fanno la prova di una clamorosa “bufala”.
Ma Bersani è andato oltre. Ha mandato in avanscoperta il suo secondo, tal Dario Franceschini da Ferrara, per smontare la proposta Renzi: “o governo con il PdL o elezioni subito”.
Mossa tanto ambiziosa quanto spregiudicata dalla triplice valenza: riprendere il banco dell’iniziativa politica, sondare gli umori della parte più “ringhiosa” del partito e, prima di tutto, allontanare le elezioni e far riaccomodare in panchina il rottamatore.
Mossa indovinata che ha costretto il delfino di Palazzo Vecchio; l’emiliano Reggi, a sparigliare sul Quirinale: no a Marini, Violante o D’Alema come Presidenti di compromesso. Si a Prodi o alla Bonino, personalità stimate a livello europeo.
Nuovo sale sulle ferite. Nuova benzina su un fuoco destinato, c’è da giurarlo, ad incendiare anche il livello locale e disseminare, a sinistra, ceneri su ceneri.
Il duello Renzi-Bersani ricorda molto l’eterno scontro fratricida D’Alema-Veltroni. Forse il “sogno” della rottamazione era davvero degno di miglior causa.

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