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I rottamatori come i rottamati

di Daniele Marchetti | 11 Aprile 2013

Il duello Renzi-Bersani ricorda molto l’eterno scontro fratricida D’Alema-Veltroni. Forse il “sogno” della rottamazione era davvero degno di miglior causa.

l43-renzi-bersani-120716194538_bigL’ora x si avvicina. Nel PD, contrariamente al passato, la resa dei conti si giocherà in diretta streaming sugli scranni del Parlamento.

Non serviranno palchi illuminati, scenografie sontuose, discorsi storici né, tantomeno, l’improbabile ressa dei delegati. Questa volta sarà tutta un’altra storia. Questa volta di mezzo c’è la polpa: il Presidente di una Repubblica che ha estremo bisogno di ritrovare un’anima e per alcuni – senza far nomi Bersani – soprattutto, il Governo.

E i colpi proibiti non mancano.

L’entrata a gamba tesa di Renzi con il suo “non perdiamo altro tempo” che agli occhi dei più è parsa una sportellata al compagno Giorgio ed un dimissionamento, per vie di fatto, del Bersani pre-incaricato e congelato, è stata mal digerita a Largo del Nazzareno.

Tanto che la “scomunica” è stata servita calda sul piatto d’argento delle colonne dell’organo storico di partito che, appena 24 ore dopo, titolava “Renzi dice No al governo Bersani”. Tradotto: quel Renzi non è dei nostri.

Vero, come vera è la messa in scena del governo Bersani. Un governo mai esistito sia per i reiterati e coloriti vaffa di Grillo, sia per l’impraticabilità di spaccare la pattuglia penta stellata, sia per il benservito di Berlusconi a governi di minoranza.

I classici tre indizi che fanno la prova di una clamorosa “bufala”.

Ma Bersani è andato oltre. Ha mandato in avanscoperta il suo secondo, tal Dario Franceschini da Ferrara, per smontare la proposta Renzi: “o governo con il PdL o elezioni subito”.

Mossa tanto ambiziosa quanto spregiudicata dalla triplice valenza: riprendere il banco dell’iniziativa politica, sondare gli umori della parte più “ringhiosa” del partito e, prima di tutto, allontanare le elezioni e far riaccomodare in panchina il rottamatore.

Mossa indovinata che ha costretto il delfino di Palazzo Vecchio; l’emiliano Reggi, a sparigliare sul Quirinale: no a Marini, Violante o D’Alema come Presidenti di compromesso. Si a Prodi o alla Bonino, personalità stimate a livello europeo.

Nuovo sale sulle ferite. Nuova benzina su un fuoco destinato, c’è da giurarlo, ad incendiare anche il livello locale e disseminare, a sinistra, ceneri su ceneri.

Il duello Renzi-Bersani ricorda molto l’eterno scontro fratricida D’Alema-Veltroni. Forse il “sogno” della rottamazione era davvero degno di miglior causa.

Pubblicato in : Primo piano

Info Daniele Marchetti

Nato a Lucca nel gennaio 1965, sposato e padre di un furetto di nome Filippo, risiede a Firenze. Laureato in Scienze Biologiche, specializzato in Epistemologia presso l’Università degli Studi di Pisa e perfezionato in “Bioetica e Biotecnologie” all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, dal 1997 è abilitato alla professione di Biologo e dal 2003 è giornalista iscritto all’Ordine della Toscana e Direttore di alcuni periodici lucchesi. Già ricercatore presso l’Università degli studi di Firenze e titolare di una borsa di ricerca del Ministero degli Affari Esteri (bandita dall’Istituto Agronomico per l’Oltremare), nel 2000 ha pubblicato per lo Studio Editoriale Fiorentino (S.E.F.) il volume “L’Italia delle Agro-Biotecnologie”. Appassionato da sempre di politica (quella pensata più di quella “realizzata”), nel 2001 entra in Consiglio regionale della Toscana come funzionario e nel 2009 guida, con la carica di Dirigente, una Segreteria Istituzionale. Dal 2010 ha rivestito l’incarico di Responsabile dell’Ufficio stampa di un influente Gruppo consiliare.

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