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Bersani sogna una condanna che renda ineleggibile Berlusconi

di Domenico Civitano | 11 Aprile 2013

L’errore imperdonabile che Bersani sta commettendo è dimostrare che vengono prima i suoi problemi politici e di prestigio personale e poi quelli del Popolo.

bersani

L’esame obiettivo del risultato elettorale porta, gran parte del PD, a ritenere corretta la formazione del governo composto di PD, PDL, SCELTACIVICA, non essendo stato possibile fare un governo tra PD e 5Stelle.

L’unico a sostenere il contrario è Bersani che si giustifica dicendo che con siffatto governo non si riuscirebbe ad attuare il cambiamento promesso al Popolo italiano durante la campagna elettorale. Bersani aggiunge che la sua posizione ha trovato consenzienti tutti i rappresentanti delle diverse categorie sociali incontrati per la formazione di un governo per il cambiamento.

Tutto il rispetto per chi ha manifestato una propria opinione in merito a quanto accaduto nelle ultime votazioni politiche. La verità, però, è una sola. IL POPOLO ha determinato tre forze politiche uguali e nessuna ha la maggioranza assoluta dei voti nelle due Camere parlamentari. Il PD ha la maggioranza assoluta alla Camera in virtù dell’attuale legge elettorale.

Bersani si ostina a voler dal Capo dello Stato l’invio alle Camere per sottoporre al vaglio del Parlamento gli otto punti del suo programma di cambiamento.

Il Capo dello Stato che, per aiutare Bersani a fare, pratica politica ha dovuto nominare un governo di Tecnici ha subito attacchi feroci da Di Pietro, Vendola e da Ingroia accusato di non essere stato super parte nel periodo della campagna elettorale.

Napolitano è ancora criticato perché sta consentendo a Bersani di temporeggiare sul rinunciare all’incarico esplorativo sperando che arrivi qualche sentenza di condanna per Berlusconi che lo renderebbe ineleggibile.

Bersani teme la presenza di Berlusconi in un governo PD- PDL perché non avrebbe la forza di far prevalere le sue proposte e non quelle di Berlusconi. Bersani non condivide la tesi di abrogare i contributi ai partiti perché non saprebbe come mantenere l’organizzazione nazionale del PD. Poi, aggiunge di non voler ridare la gestione della politica ai cittadini possidenti.

Sarebbe stato più onesto dire di non voler perdere nessun beneficio previsto dall’attuale normativa sui finanziamenti pubblici ai partiti. Nella resistenza di Bersani a non favorire la formazione di un governo di larghe intese c’è la preoccupazione di fare la fine di Casini e di Fini definiti dai Montiani due zavorre della lista SCELTA Civica.

Nel PD i sostenitori del “Rottamatore” sono in netto vantaggio sui fedelissimi di Bersani. A un prossimo giro di “primarie” o a un ravvicinato congresso Bersani sarà fatto fuori dai giovani leoni che lo accuseranno di aver fatto perdere al PD un’occasione d’oro per conquistare la maggioranza assoluta alle votazioni del 24 e 24 marzo 2013.

Nella campagna elettorale Bersani s’è attirato addosso tutte le critiche mosse al Governo del Prof. Monti. Egli sostiene la necessità di una tassa patrimoniale in un momento tanto difficile della crisi economica e nello stesso tempo difende, sia pure con mezze parole, il finanziamento pubblico ai partiti con gli annessi privilegi.

L’errore imperdonabile che Bersani sta commettendo è dimostrare che vengono prima i suoi problemi politici e di prestigio personale e poi quelli del Popolo che ogni giorno si registrano omicidi, suicidi, furti in appartamenti alla presenza dei proprietari tenuti a bada con pistole e mitra puntato verso di loro, in gioiellerie, in piena strada con pubblico impotente a reagire. Bersani dovrebbe pensare meno a Berlusconi e impegnarsi di più per fermare il fallimento di tante piccole e medie imprese con la conseguenza di tanti cittadini che si trovano da un giorno all’altro senza stipendio e probabilmente con figli che vanno a scuola, con mutui da pagare, con problemi di salute che richiedono medicinali a pagamento. Bersani vuole diventare PRESIDENTE cascasse il mondo.

Pubblicato in : Primo piano

Info Domenico Civitano

Nato a Bitetto (Bari) nel 1932. Laureato in Giurisprudenza presso l’Università degli studi di Bari. Socialista del PSI da giovanissima età a seguito lettura della triste fine di Giuseppe DÌ VAGNO. Sempre Nenniano e Craxiano. Vice Segretario Provinciale PSI. Dal 1957 Segretario della Sez. PSI di Bitetto. Anticomunista. Membro di Commissioni Amministrative provinciali, Vice Sindaco nel Comune di Bitetto.

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