Su Il tempo di ieri in un articolo di Claudio Querques leggo “Putin ha le sue ragioni…Pillole del Massimo D’Alema-pensiero, pillole concesse a piccole dosi e sulle quali si potrebbe anche glissare se non fosse che a schierarsi è l’ex presidente del Consiglio che nell’autunno nel 1999 autorizzò l’uso del nostro spazio aereo per bombardare la Serbia. Differentemente atlantisti, verrebbe da dire. E senza rimorsi. D’alema ha affermato: La nostra preoccupazione fu di fare la guerra con gli Alleati, ma anche creare i presupposti per un accordo – rivendica il presidente della Fondazione Italianieuropei – I primi a entrare a Pristina furono i soldati russi che facevano parte del contingente internazionale ONU” .
Quest’ultima affermazione dell’ex Segretario dei DS sembrerebbe accreditare l’idea che l’arrivo per primi dei miltari russi all’aereoporto di Pristina fosse la conferma del buon rapporto tra Russia e NATO. Peccato che le cose siano andate diversamente.E’ noto che la Russia si oppose duramente ai bombardamenti NATO, ma é meno noto che Mosca non trovò un accordo sostanziale sul terreno neppure nella fase succesiva di stabilizzazione post conflitto.
La Russia ambiva, infatti, a guidare e controllare un’area (possibilmente a maggioranza serba) in cui il Kosovo sarebbe stato suddiviso, ma la sua richiesta non fu accolta. Il contingente militare internazionale fu, infatti, organizzato in cinque zone controllate rida Stati Uniti, Regno Unito, Germania, Italia e Francia. Quando si rese conto che non le sarebbe stata concessa una “sua” zona Mosca non perse tempo. Reagì con un blitz miltare molto rapido (pare fosse stato già preparato il mese precedente in una missione segreta del GRU).
Vladimir Putin ordinò ai suoi generali in Bosnia di spostare in Kosovo i propri paracadutisti per occupare con la forza l’aereoporto di Pristina, il cui controllo doveva invce spettare al contingente britannico. Dopo gli ordini del Cremlino nella notte tra l’11 e il 12 giugno 1999, la colonna dei paracadutisti russa attraversò il confine tra Bosnia e Kosovo senza che il comando NATO ne fosse stato informato. Prima di attraversare il confine, i veicoli cambiano la segnaletica da SFOR a KFOR.
La mattina seguente l’aeroporto di Slatina di Pristina in poco tempo é sotto il pieno controllo delle forze armate della Federazione Russa che con i loro mezzi impediscono agli elicotteri britannici di atterrare sulla pista. Per fortuna l’incidente non ebbe conseguenze peggiori. Il merito va ascritto al Generale Mickael Jackson che ebbe il coraggio di disubbidire agli ordini del comandante americano di SACEUR generale Wesley Clark. La vicenda é citata in tutti i manuali di storia miltare contemporanea.
Nonostante il successo del suo blitz alla areoporto di Pristina la Russia continuer° ad essere emarginata nella presenta miltare e civile in Kosovo finché consapevole della inutilità della presenza miltare russa nei Balcani Putin pianifica per il 2003 il ritiro delle proprie truppe dal Kosvo e dalla Bosnia per concntrare i suoi sforzi in Cecenia. .
Mi dispiace che D’Alema fornisca una versione parziale dei fatti per argomentare le sue posizioni attuali sull’invasione della Russia in Ucraina. E’ innegabile che i miltari russi arrivarono per primi in Kosovo, ma se non se ne spiegano le ragioni si rischia di compiere una mistificazione o comunque di soprastimare una presunta collaborazione tra Russia .e NATO che nella realtà concreta non é mai veramente decollata.
Marco Mayer
(funzionario delle Nazioni Unite in Kosovo dall’ottobre 1999 all’ ottobre 2002)
Per chi intenda approfondire suggerisco le seguenti letture
Mike Jackson, “Gen Sir Mike Jackson: My Clash With NATO Chief,” Telegraph, September 4, 2007, https://www.telegraph.co.uk/news/worldnews/1562161/Gen-Sir-Mike-Jackson-My-clash-with-Nato-chief.html; “Strobe Talbott,” interview, Frontline, https://www.pbs.org/wgbh/pages/frontline/shows/kosovo/interviews/talbott.html.
Oleg Odnokolenko, “Leonid Ivashov: ‘Pervymi my v Kosovo ne voydom, no i poslednimi ne budem’” [Leonid Ivashov: “We will not enter Kosovo first, but we will not be the last”], Zvezda, June 12, 2019, https://zvezdaweekly.ru/news/t/2019611144-ucae1.html.

Non è una novità la non collaborazione dei russi con la Nato/Onu, essi non hanno mai condiviso nulla pretendendo però di sapere in dettaglio i piani degli altri partner, i quali hanno poi proseguito in singolare autonomia rispetto a tutti, con le note e ignote conseguenze. Invero. non è stato un bell’esempio …di unità europea