La sala colma di repubblicani arrivati da tutta Italia all’appuntamento del convegno voluto da Giorgio La Malfa al teatro “Sala Umberto”a Roma, si è appena svuotata e l’eco del suo intervento si propaga con una precisa linea politica: i repubblicani e il PRI al centro del terzo polo, trait d’ union tra Fini e Casini per un’alleanza, dopo le elezioni, con il PD e battere la destra di Berlusconi. Il leader repubblicano, recentemente intervistato da radio radicale da Massimo Bordin, ripete a chiare note l’abbandono dell’attuale governo con l’acclamazione di tutta l’assemblea. Ha aperto il convegno Sergio Savoldi, il quale, felice per l’ampia partecipazione di pubblico, ha rilevato l’importanza della manifestazione, che testimonia la volontà di tornare a fare politica da parte del Partito Repubblicano. Nella sua analisi, ha denunciato i pericoli della Lega che ha comportamenti eversivi. La rassegnazione dell’opinione pubblica, spiega Savoldi, dimostrata da un sondaggio del Corriere della Sera, nel quale si appurava che il 70% degli intervistati era critico sul comportamento privato del Capo del Governo, non sembra disponibile al cambiamento in mancanza di un’alternativa. Ora, la scelta c’è, afferma La Malfa, subito dopo, per i delusi di questo governo e per chi non nutre troppa fiducia nella sinistra di Bersani e Vendola. E’ il terzo polo, composto con le altre forze laiche, da Casini e “Futuro e Libertà”. Lo sostiene nel suo intervento anche l’on. Stefano Passigli, già importante parlamentare del partito, da lui abbandonato per passare col P.D, dal quale si è recentemente allontanato, che dichiara la sua approvazione all’idea del Terzo Polo ed offre di nuovo la sua disponibilità al P.R.I. La Malfa spiega, visibilmente soddisfatto dal palco, la sua idea: i rischi di una moneta europea a due velocità, spartiacque tra nord e sud dell’Italia ostaggio di Bossi e della Lega, attraverso una “una linea Gotica” dell’Appennino (ossia, la parte più produttiva del nord del paese che si unisce alla Baviera, disinteressandosi del resto del paese che buona parte dei volontari lombardi vollero unire con l’impresa dei Mille). Ecco perché, dice La Malfa, non possiamo essere favorevoli al Federalismo che si prospetta: perché l’Italia deve essere “una”. All’inefficienza sulle risposte economiche denunciate, si somma poi, lo spettacolo inverecondo di Berlusconi, che rappresenta un problema serio, di là di ogni spicciolo moralismo. Alcuni fatti sono emblematici. I problemi pratici, connessi allo scandalo di questi giorni della vita privata del Capo del Governo, sono l’esempio. La Malfa incalza: dopo l’uccisione del soldato italiano, il ministro La Russa ha sentito la necessità di affermare la continuazione della missione da parte del nostro esercito. In pratica smentendo le parole del Presidente del suo governo, che in precedenza, per spicciolo populismo, aveva annunciato la presa in considerazione di un ritiro delle truppe. Non era mai capitato prima che un ministro correggesse un intervento del Capo del Governo. In genere è sempre successo il contrario. Ancora. Il fatto che Bossi consigli Berlusconi di lasciare in pace i magistrati, l’umiliazione internazionale del paese, il Papa che recentemente ha affermato che l’Italia deve risolvere una grave crisi economica, ma ancor più morale (la cui lettura non può essere che questa: come si fa a chiedere sacrifici alla gente per il risanamento economico del paese, con l’esempio di questo comportamento dissoluto?), sono tutti fatti oggettivi che portano ad una sola conclusione. Il Governo si è ormai dissolto. E’ un La Malfa in splendida forma, che propone come già anticipato a radio radicale, la visione Keyneseniana dei problemi economici creati dalla globalizzazione, sottoposta agli elettori, vale a dire di un liberalismo dove spesso, ma non sempre lo Stato pone correttivi per il bene sociale con risorse finanziarie ben gestite senza in debito pubblico spaventosamente in rosso. Esiste, per La Malfa, una base vera e politica, dunque, per rispondere assieme a quelle forze che lo vorranno, al bisogno di una seria politica di ricostruzione del paese che aspetta esempi di virtù prima che sacrifici dai cittadini. In questa volontà d’intenti si sono uniti altri importanti contributi alla manifestazione con gli interventi dell’economista Enrico Cisnetto e dell’ on. Alfredo Arpaia, presidente della Lega Italiana dei Diritti dell’Uomo (LIDU). In fine, vedremo un nuovo soggetto politico che potrà offrire un’alternativa e non un’alternanza per questo paese? L’aspettiamo.
Enrico Martelloni

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