Firenze, ovvio, è bellissima. Anche Mantova, ovvio, è molto bella. Venezia è incomparabile. Le ultime due, Mantova e Venezia (centro storico, esclusa Mestre), hanno in comune il numero degli abitanti: tra i 47 e i 55 mila. Belle o bellissime ma mezze deserte.
Meno male che ci sono i turisti. Più per Venezia, ovvio, che per Mantova. Firenze è storia a sé: capitale di bellezze e di culture, richiamo mondiale in tutte le stagioni. Le tre città nominate, come quasi tutte le altre città turistiche come Roma, Napoli, Verona e via geografando, hanno anche un altro non bellissimo primato da condividere: i prezzi “troppo” speciali, anche sui prodotti minimi. . A volte cari, a volte esosi, a volte intollerabili.
A Mantova, durante il Festival della letteratura, in un bar qualsiasi per un bicchiere di the al limone servito al banco hanno chiesto 3 euro. Sarà l’evento, ma son sempre sei mila delle vecchie lire. Una volta ci pranzavi. Non voglio immaginare cosa possono aver caricato ristoranti e pizzerie nei giorni degli autori e dei lettori affluiti nella Capitale annuale della cultura.
A Firenze può capitare che per un caffè al banco ti chiedano due euro e se serviti anche 4 o 5 euro. Diecimila lire: la cifra corrispondente a due pizze Margherita dei tempi pre-euro. Quasi normale nella capitale dei Medici. Ma evidentemente dipende da luogo e servizio.
A Venezia può succedere di peggio. L’episodio non è un racconto di qualcuno ma è stato vissuto in diretta: un gelato da passeggio con due palline può costare 4 euro a un turista ma se il gelataio veneziano vede, o meglio sente, che sei veneziano te lo lascia a 1 euro e 50.
E va così il mondo dove tutti, come diceva nonna Clotilde , cercano di approfittare a seconda della lingua che parli, della faccia che hai o del colore epidermico che esponi. E a seconda di dove sei. Che il fenomeno sia diffuso è inoppugnabile, che sia bello no.
Ci sono prezzi incomparabili sulla base del prodotto servito ma parzialmente giustificabile a seconda del luogo in cui sei e del servizio che ci aggiungono: un caffè con panna nel parco di un hotel lassù a piazzale Michelangelo portato da camerieri in livrea con annesso sorriso d’ordinanza può costare anche 10 euro e devi stare zitto. Magari lasci anche la mancia.
Ma un caffè o una bibita al bicchiere al banco di una viuzza di San Frediano per tanto di servizio aggiunto, in tutta onestà, non dovrebbero costare più di due euro. Il bello e il brutto delle città turistiche è che a volte ti senti spennato solo con lo sguardo.
Già trent’anni fa un aperitivo in piazza a Forte dei Marmi, anche fuori stagione, servito al tavolo andava tra le 10 e le 15 mila lire. Chissà ora?! Il collega giornalista e autore Luca Bottura, ha usato una bella immagine per questo ammagliante luogo di villeggiatura., nel suo libro sul Giro d’Itala delle vacanze: arrivi al Forte e già il cartello stradale sembra dirti: se non sei ricco qui non entri.
A Venezia vai all’Harry’s Bar e non puoi non mettere in conto un certo prezzo. Paghi Venezia, paghi l’Harry’s, paghi la fatica di portare la “roba” in barca. E paghi persino la vista della gondola che ti passa davanti.
Ma che senso ha far pagare 3 euro e 40 una bottiglietta di acqua naturale all’aeroporto di Bruxelles? Paghi Bruxelles? O paghi l’aeroporto, o paghi la fatica di prenderla dal frigo? Ha più senso pagare un panino salato al rifugio sopra i duemila.
Le nostre città d’arte e di turismo hanno tanto di bello e tanto di meraviglioso: se limitassero però la meraviglia più ai monumenti e agli eventi e meno ai prezzi di prodotti e servizi sarebbe cosa buona e giusta. A Grazie di Curtatone, luogo turistico anch’esso dove c’è il Santuario della Madonna delle Grazie, un panino con un buon salame casalino mi è costato solo 2 euro e 50. Un miracolo? In un bar di Merano bottiglietta di the da asporto1 euro e 50: quello è Sudtirol
Spesso i prezzi “troppo” speciali in luoghi e per prodotti poco speciali rendono speciale la reazione. Che è racchiusa in una frase: “lì non mi vedono più”. Come diceva saggiamente nonna Clo.
Fabrizio Binacchi

Non mi fido in generale Marzio, dopo Reporter sui forni a legna, non ci si puo’ fidare, soprattutto del nero che si nasconde sotto e che è cancerogeno. Ma lo vedi, sei diventato un formidabile agente turistico che consiglia il macellaio sotto casa per le costine di agnello. Potrei dire altrettanto della schiacciata del panificio ad ardenza terra a Livorno, che farcita con la mortadella, è la cosa piu buona al mondo, oppure con olio e pomodoro.
Insomma, un wiener schnitzel al ristorante Leupold a Wien è sublime, puoi credermi.
Quanto alla pizza non fidarti della scritta forno a legna. Poiché la folla è costante ovunque e nessun forno a legna può cuocere decine e decine di pizze contemporaneamente, ora è nata l’usanza di tenere accese il forno infuocato per cuocere qualche pizza ogni tanto, mentre in un locale nascosto lavorano decine di forni elettrici. Così è se vi pare, e se non vi pare è così lo stesso. Quanto alla famosa wiener, preferisco le cotolette d’agnello fritte, molto buone quelle del mio macellaio sotto casa, e ancora più buone se me le cucino da me. Raccomando l’osso lungo e fine, altrimenti è capretto.
Caro Marzio, che noi tutti si sia presi per il culo è un’evidenza che non mi sfugge mai, ma per sopravvivere ciascuno di noi ha bisogno di una nicchia o oasi di benessere. sarà fasulla, ma spesso funziona. Si parlava tempo fa delle specialità lucchesi, ora sembri mettere in discussione che fare qualche chilometro per gustare un buccellato o un gelato, o una pizza fatta particolarmente bene, sua una stronzata, invece penso che non sia completamente vero se prendi un po’ di puro piacere per te. Mi p capitatato recentemente di riassaggiare la fettina di vitello impanata alla viennese, puoi stare certo che quando sei la, o pensi di andarci (a Vienna), questa specialità che nessun altro sa fare, motiva anche a prendere un volo del cavolo che in un’ora ti porta la. La vita è spesso pesante, un po’ di leggerezza ci vuole, se già sei profondo come persona, poi rischi di sprofondare.
Anche questo modo di comunicare, qui, è una presa di fondelli e profitta a qualcuno, ma come vedi non ci tiriamo indietro per esprimere le nostre idee e parlarci, come vedi bisogna ritagliarsi anche da cose oggettivamente schifose, uno spazio buono anche per noi.
Parlo ovviamente dei social, no di Pensaliberom semmai segnale che ci puo’ sempre essere una speranza,
Paolo, il viaggio di cui parli non esiste più, se non nella fantasia di noi contemporanei frustrati. Ma se viaggiando già devo fantasticare sul mio viaggio, se già devo farmelo intimo, alla fine mi chiederò: ” È il viaggio mio o quello che lessi e sognai di altri? “. Insomma Paolo, forse sei ancora troppo giovane, o poco vecchio per avere il coraggio di ammettere che siamo stati presi per il culo su tutto, e quando dico tutto dico tutto. Senza bisogno di ricorrere a corda e sapone, perché a parlarti non è affatto un deluso. Anzi!
Come spesso accade, esageri nelle referenze e conclusioni. Senza scomodare i greci, Dante e compagnia, il viaggio fa bene, come farne uso dipende da chi lo fa, non puoi fare di tutt’erba un fascio.Uno stolto rimane tale sia stanziale che in movimento, ma lo stanziale puo’ essere ancora peggiore, Cosa be sarebbe stato di un Mozart nato, vissuto e morto a Salisburgo? Di un Modigliani inchiodato a Livorno? Se vuoi parlare del fascino dei viaggi di una volta, sono reduce da una visita al museo Lalique. René Lalique decorava navi da crociera, treni e macchine di lusso, questo gia a fine 1800, la differenza è che oggi tutti viaggiano ma pochi nel lusso, prima solo chi era ricco poteva farlo. Ma si faceva meno pacchiano di oggi, questo è certo, i soldi esistono sempre ma lo charme no.
Insomma, non puoi liquidare un’esperienza come quella del viaggio, della scoperta, del partire per rigenerarsi o ritrovarsi a volte, o semplicemente per andare verso nuovi lidi e una vita diversa. La cucina, la gente, la natura, l’arte, non dovrebbero essere ragioni che ci spingono a viaggiare? Se ti disturba che alcuni ne guadagnino, bé, anche chi sta fermo deve spendere per qualcosa e per arricchire qualcuno….
Paolo, penso che l’Ulisse dantesco e omerico sia una delle figure più vuote e insulse lasciate dall’eredità greca. Quanto a Ulisse ritengo fosse realmente un mediocre e mediocre l’allegoria del suo errare, così come la retorica dell’uomo volto alla ricerca infinita, non a caso retorica ormai tutta a stelle e strisce. Penelope disfaceva la tela perché il coniuge NON TORNASSE, non per evitare di darsi ai Proci. Ma a parte le bizzarrie ermeneutiche credo che oggi la conoscenza attraverso il viaggio sia una conoscenza molto epidermica e visiva, una conoscenza da rotocalco televisivo per i ricordi usa e getta, il vero diverso non esiste più, ed è costruito a tavolino dal mercato per indurci a visitarlo, la stessa parola turismo ” girismo”, la dice lunga sulla sua insensatezza. Folco Quilici riassunse bene la questione affermando che non aveva più senso andare sull’Everest per trovarci lattine di Coca Cola. Piuttosto studiamo per capire perché il viaggio è morto, anziché drogarci accodati all’eccitazione falsamente annoiata delle comitive aeroportuali,
Quanto ai prezzi, questi sono raddoppiati in Italia praticamente per tutto, all’indomani dell’entrata in vigore dell’euro, per turisti e residenti. Ricordo ancora una focaccia che in un ristorante a Livorno costava 2.500 lire e che passo’ a 2,5 euro, da una settimana all’altra!
Non dimentichiamo che il prezzo di una bibita o di un panino è un servizio che ti è reso, il barista deve pagarci le tasse, l’afitto, i camerieri, i prodotti. Non vedo quindi strano che un thé possa costare 3 euro, ovvio se questo thé è bio e di qualità, il prezzo si giustifica, ancor piu se è ben servito e preparato. Fatevi tutti un giro in Svizzera, dove un cono con due gusti da passeggio costa 8 o 9 CHF, cioé l’equivalente di 8,5 euro, questo è il prezzo, per svizzeri e non. Poi rimpiangerete la focaccetta a 3,2 euro o la cola a 2,5.
Marzio, la voglia di scoprire cosa c’é dietro l’angolo o al di là del muro è innata nell’uomo. Il modello che proponi non è stanziale, è congelato. Il turismo è il sale della vita, come lo spostarsi per ampliare le proprie capacità e qualità lavorative. Il mio lavoro mi ha dato, quando ci vivevo, la possibilità di scoprire cosi tante cose dell’Italia che credo di aver vissuto appieno e che mi ha arricchito, lo stesso posso affermare dei miei viaggi all’estero, per lavoro o per vacanza, spesso per le due assieme.
Insomma dai, aboliamo i treni, gli aerei, le navi, le auto, torniamo al calesse.
Basterebbe voltare pagina dell’umano, cominciare a demitizzare tutto, in modo che le greggi grasse e plagiate dal mercato a essere itineranti ritornino stanziali. Allora in ogni dove del mondo creduto bello e imperdibile, pizzerie, spaghetterie, gelaterie, e cazzate varie chiuderebbero insieme agli eserciti di affittacamere dove dilagarono i magnaccia bigotti dopo la legge Merlin. Le greggi ritornerebbero stanziali, molto del creduto bello e imperdibile finalmente si scoprirebbe perdibilissimo, e nei pochi locali un caffè costerebbe un centesimo col cameriere che si inchina a porgertelo. Ora è tempo di un grande spegnimento.