
Tenerne il conto è impresa non solo ardua ma anche impossibile e ingiusta. Come, se in ogni città dove si vota per i comuni, vediamo che per contenere tutte le liste ci vorranno schede lenzuolo e per i candidati tutti i tomi della Treccani? E a che pro, se è pacifico che “solo gli stupidi non cambiano idea” e gli Italiani sono notoriamente un popolo intelligente?
E certamente intelligenti fra gli intelligenti sono la maggior parte dei leaders politici. Casini, per esempio: leader era con il suo partito alleato di Berlusconi e leader è rimasto con il suo partito avversario di Berlusconi. Leader, c’è da giurarlo, sarà se dovesse tornare ad allearsi con Berlusconi. Come lui Gianfranco Fini, che ha sviluppato esattamente in parallelo a Pier Ferdinando la sua carriera politica ma che, forse, sarà impossibilitato ad affiancarlo nel terzo step, quello dell’eventuale riavvicinamento al Cav.
Ma il massimo del massimo sono i leaders “pentiti” che sono confluiti nel Nuovo Centro Destra. In questo caso è stato un rito purificatorio di massa, come quelli di non troppo commendevoli sette religiose che hanno vivacizzato di tanto in tanto le cronache. Non un leader, ma un intero gruppo di comando si sta impegnando senza risparmio ad illuminarci (soprattutto a chi li aveva capiti prima di loro) su errori e nefandezze compiuti negli ultimi venti anni dal PDL. Alfano, Schifani, Cicchitto, Quagliariello si danno il turno, si integrano e completano a vicenda allo scopo di evitarci ogni tentazione o debolezza per Silvio Berlusconi. Del Nuovo Centro Destra, Alfano, Schifani, Cicchitto e Quagliariello sono, rispettivamente i numeri uno, due, tre e quattro, così come nel PDL erano rispettivamente, Segretario, capo dei senatori di centrodestra e poi presidente del Senato, capo dei deputati e “dottor sottile” addetto alle riforme. A pieno titolo ci indicano gli errori compiuti dal partito di Berlusconi negli stessi anni che li vedevano dare attuazione, tutti assieme e senza esitazione, alla politica di Berlusconi.
Sono scivolati via da un partito all’altro come una lastra di ghiaccio scivola via dalla montagna. Nella stessa formazione da combattimento, senza abdicare ai loro ruoli e senza modificarli nel passaggio dall’un gravoso impegno all’altro. E’, in politica, un caso rarissimo. Il più delle volte i partiti vengono abbandonati dalla base. Tra Forza Italia e Nuovo Centro Destra si è avuto un prodigio: è il vertice che si è mosso per andare altrove ad occupare la stessa posizione. Un caso di tempesta perfetta o, se preferite di movimento immobile. Ed ora, piuttosto che interventi politici, i loro sembrano pater-ave-gloria di penitenza per guadagnarsi, se non il paradiso, almeno il purgatorio.

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