Pagano in contributi previdenziali più di tutti al mondo, vengono tosati a piacimento, e, oltre tutto, devono passare per privilegiati.
Quando ho deciso di scrivere sulle pensioni, disgustato dalle ipocrite e interessate polemiche seguite alla nota sentenza della Corte Costituzionale, la Commissione Europea non aveva ancora comunicato al Governo italiano la bocciatura del nuovo metodo di pagamento dell’IVA. Ora che il Governo si è immediatamente messo alla ricerca dei 728 milioni necessari a coprire il buco provocato da tale bocciatura, fa ancora più senso il comportamento maramaldesco verso i pensionati.
Ma come? Ci avete gonfiato per decenni gli zebedei perché “le sentenze non si commentano, si applicano”, ed ora che addirittura la Corte Costituzionale ha emesso sentenza, fate tutto questo casino per non onorare gli impegni verso i pensionati e rispettare la legge? E, invece, di fronte alla Commissione, nemmeno un belato di resistenza? Perché non la contestate, se siete convinti di ciò che avevate stabilito?
Tutti i Paesi hanno il loro sistema di welfare, e tutti hanno dovuto e devono affrontare riforme per renderlo sostenibile: affiancare al pilastro pubblico delle pensioni uno o più pilastri privati, differenziare i contributi obbligatori, l’età pensionabile, gli anni di contributi versati, etc. Ma nessuno, salvo l’Italia, si sogna di imbastire vere e proprie campagne di distrazione di massa per attribuire il peso e la colpa della perdurante crisi economica ai pensionati e nascondere l’impotenza e l’incapacità di risolvere altri e ben maggiori problemi.
Perché c’è un dato di cui governo, giornali e compagnia cantante proprio non vogliono parlare mai. Ed è che i soldi trattenuti ai lavoratori dipendenti italiani per le loro pensioni sono di gran lunga maggiori rispetto agli altri Paesi. Le percentuali rispetto allo stipendio lordo che seguono sono non recentissime, ma non sono variate di molto, non certo per l’Italia. Dunque: in Francia il 14,75%, in Germania e Olanda il 19%, in Spagna il 28,3%. In Italia? Tenetevi forte: il 33%!
Insomma, la maggior parte delle pensioni corrispondono a quanto si è versato. E così la campagna in corso rappresenta una triplice bastonatura per i pensionati italiani. La prima perchè pagano in contributi più dei loro colleghi europei (non parliamo di quelli americani che di più leggero, assai, hanno tutto il trattamento fiscale, non solo i contributi per la pensione). La seconda bastonatura perché c’è sempre, dietro l’angolo, un Monti o un Renzi, una Fornero o un Padoan pronti a violare unilateralmente l’obbligo a pagare ai pensionati quanto pattuito in cambio. La terza, di bastonature, è che, oltretutto, i pensionati vengono fatti passare per mantenuti, privilegiati o soliti furbi per dare in pasto alla pubblica opinione un capro espiatorio.
Concludo, per non farla lunga e per non essere frainteso, con due considerazioni.
La prima: come ho scritto poco sopra, tutto il sistema del nostro welfare, comprese le pensioni ha bisogno di un ripensamento meditato e serio, non di provvedimenti a capocchia. E nemmeno per tappare i buchi di bilancio come in una sorta di roulette russa nella quale la pallottola si indirizza sempre verso le categorie più deboli e più facili da colpire.
La seconda: esigere dal governo il rispetto della sentenza della Corte Costituzionale ed esigere, in ogni caso, il rispetto dei diritti, equità e ragionevolezza in ogni provvedimento, è un dovere civico. Altrimenti, nessuno si lamenti per la burocrazia che ci schiaccia, per la difficoltà di vivere in un Paese dove niente funziona, per i balzelli che spuntano come funghi ad ogni pioggia, per l’impossibilità di fare impresa, per i servizi che non funzionano e via continuando il pianto. Per chi se lo fosse dimenticato, esigere rispetto dallo Stato, significa difendere lo Stato di diritto.

Che ci sia bisogno di una riforma, l’ho scritto e lo ribadisco dopo i commenti degli amici intervenuti. La lotteria delle pensioni italiane è fenomeno purtroppo antico. Negli anni ’80 si parlava di pensioni d’annata per descrivere la casualità della remunerazione (e l’ingiustizia), legata alle leggi che cambiavano in continuazione. Il primo criterio di una riforma seria, secondo me, dovrebbe essere proprio questo: ciò che è stabilito consensualmente (quantità di contributi in cambio di quantità di pensione) non può essere cambiato unilateralmente. Altrimenti non siamo in uno stato di diritto. Non possono andarci di mezzo coloro che hanno versato per rimediare ad errori ai quali sono estranei. Deve esistere una solidarietà generazionale?. Certo, e non solo per le pensioni. Ma lo Stato deve perseguirla senza deragliare dalla via maestra. Che sono le imposte applicate a tutti secondo equità. Cosa c’entrano i provvedimenti e le campagne che prendono di mira questa o quella categoria? E cosa c’entrano le imposte chiamate “contributi di solidarietà” solo allo scopo di aggirare la legge? Non si capisce proprio perchè, se deve pagare chi guadagna oltre un certo livello, ciò debba valere solo per pensionati, o avvocati o magari netturbini. Permettere la troppa “elasticità” è come dare disco verde ad ogni tipo di abuso.
Caro Nicola, a parere mio, le pensioni non dovrebbero essere tassate anche in presenza di eventuali altre
fonti di reddito. I soldi che ho versato all’ INPS da quando avevo 18 anni e che ancor oggi continuo a
versare sono quelli già al netto delle tasse ogni anno pagate e quindi non tassabili nuovamente. Se li
avessi messi sotto il famoso mattone, sai che cifra avrei accumulato e esentasse ? Da vivere fino a 100
anni da nababbo. Cordialità Ermanno Pooggiali
Buongiorno Nicola.
La seconda che hai detto. Quella sull’equità ed il rispetto dei diritti. Qui c’è qualcosa che non torna più. L’istituto della pensione si basa su un accordo intergenerazionale: io in età di lavoro pago la pensione a coloro che l’hanno maturata e appunto sono in pensione. ( Non c’è nessuna mano che mette da parte fisicamente i miei soldini versati che fanno il montante pensionistico, ma sono adoperati per pagare mensilmente la pensione ad altri). A mia volta, pensavo, quando sarò anziano questa relazione si invertirà ed io ne avro’ i benefici di questa intesa. Col piffero, non è più così. Quanti giovani lavorano e quanti giovani arriveranno a mettere insieme i 42 anni di lavoro per ottenere la pensione? Sapendo di non arrivare nemmeno ai minimi per accedere alla previdenza sociale, gli attuali giovani saranno ancora interessati a sostenere il principio dell’accordo intergenerazionale ? Col piffero un’altra volta ! Infine gli effetti perversi delle continue modifiche delle normative che ridefiniscono gli anni di lavoro necessari e l’abbassamento della percentuale di calcolo sulla base dell’ultima paga base completa la beffa. Piccolo esempio: con lo stesso livello retributivo, un lavoratore che è già andato in pensione con vecchie normative e con 35 anni di servizio a 58 anni che hanno visto applicare il retributivo prende 100, io che andrò in pensione a 67 anni, con 44 anni di servizio con l’applicazione del contributivo percepirò circa la metà del collega. Alla faccia dell’equità ! Non aggiungo niente sull’indecenza delle super pensioni, ma questa faccenda dei diritti acquisiti che permette una griglia pensionistica differenziata per gli stessi livelli con disparità di trattamento non va proprio bene. Forse occorre mettere mano anche in questo senso, non credi ?
Gentile Presidente le pongo una domanda,della quale non ho trovato risposta.
La pensione non indicizzata mediamente in 3 anno equivale a oltre 100 € mensili,si parla di una tantum di 500€medie ma non del adeguamento che penso debba essere in automatico.
Grazie Piero Tirinnanzi
Nicola, mica vanno a vedere come sono messi gli immobili su cui obbligatoriamente, come tutte le assicurazioni, gli ENTI PREVIDENZIALI, oggi concentrati nell’INPS, hanno dovuto investire una parte dei fondi e che vanno svenduti al prezzi da abattimento!
Dove non si controlla neanche chi paga e chi non paga il canone d’affitto, le spese condominiali e – spesso – neanche la quota di riscaldamento dove questo è centralizzato.
Senza contare che dentro, stranamente vi sono SEMPRE persone che, chissà a che titolo, hanno ottenuto alloggio.
Non parliamo poi dei vari benefici nel pubblico (nel privato praticamente ZERO a parte gli invalidi a cui bastava il contributo di 5 anni di lavoro) che non sono considferati privilegi, ma diritti quesiti dopo 14.6 anni se donna con prole o 19.6 se maschio. Generalmente questo o hanno altre attività (negozi ecc) o lavorano in nero denunciando solo la pensione.
Ma lo strabismo di uno stato (no S) forte solo con i deboli (non voglio commentare i vari NO TUTTO; BLACK BLOCK; ecc.) ritiene che sono sempre i soliti che debbono pagare, soprattutti se, con sacrifici, sono riusciti dignitosamente a comprarsi “4 muri”.
Ma devo ammettere che questo “stato” ha ragione: chi onestamente lavora per mantenere la famiglia, non ha tempo per fare rivo/involuzioni!