• Passa al contenuto principale
  • Skip to after header navigation
  • Skip to site footer

Iscriviti alla newsletter

  • Facebook
  • Twitter
  • YouTube
Pensalibero.it, Informazione laica on line

Pensalibero.it, Informazione laica on line

Quotidiano on line indipendente di area laica dove parlare di politica e tanto altro

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

I pensionati bastonati tre volte

di Nicola Cariglia | 24 Maggio 2015

Pagano in contributi previdenziali più di tutti al mondo, vengono tosati a piacimento, e, oltre tutto, devono passare per privilegiati.

 

Quando ho deciso di scrivere sulle pensioni, disgustato dalle ipocrite e interessate polemiche seguite alla nota sentenza della Corte Costituzionale, la Commissione Europea non aveva ancora comunicato al Governo italiano la bocciatura del nuovo metodo di pagamento dell’IVA. Ora che il Governo si è immediatamente messo alla ricerca dei 728 milioni necessari a coprire il buco provocato da tale bocciatura, fa ancora più senso il comportamento maramaldesco verso i pensionati.

Ma come? Ci avete gonfiato per decenni gli zebedei perché “le sentenze non si commentano, si applicano”, ed ora che addirittura la Corte Costituzionale ha emesso sentenza, fate tutto questo casino per non onorare gli impegni verso i pensionati e rispettare la legge? E, invece, di fronte alla Commissione, nemmeno un belato di resistenza? Perché non la contestate, se siete convinti di ciò che avevate stabilito?

 

Tutti i Paesi hanno il loro sistema di welfare, e tutti hanno dovuto e devono affrontare riforme per renderlo sostenibile: affiancare al pilastro pubblico delle pensioni uno o più pilastri privati, differenziare i contributi obbligatori, l’età pensionabile, gli anni di contributi versati, etc. Ma nessuno, salvo l’Italia, si sogna di imbastire vere e proprie campagne di distrazione di massa per attribuire il peso e la colpa della perdurante crisi economica ai pensionati e nascondere l’impotenza e l’incapacità di risolvere altri e ben maggiori problemi.

Perché c’è un dato di cui governo, giornali e compagnia cantante proprio non vogliono parlare mai. Ed è che i soldi trattenuti ai lavoratori dipendenti italiani per le loro pensioni sono di gran lunga maggiori rispetto agli altri Paesi. Le percentuali rispetto allo stipendio lordo che seguono sono non recentissime, ma non sono variate di molto, non certo per l’Italia. Dunque: in Francia il 14,75%, in Germania e Olanda il 19%, in Spagna il 28,3%. In Italia? Tenetevi forte: il 33%!

Insomma, la maggior parte delle pensioni corrispondono a quanto si è versato. E così la campagna in corso rappresenta una triplice bastonatura per i pensionati italiani. La prima perchè pagano in contributi più dei loro colleghi europei (non parliamo di quelli americani che di più leggero, assai, hanno tutto il trattamento fiscale, non solo i contributi per la pensione). La seconda bastonatura perché c’è sempre, dietro l’angolo, un Monti o un Renzi, una Fornero o un Padoan pronti a violare unilateralmente l’obbligo a pagare ai pensionati quanto pattuito in cambio. La terza, di bastonature, è che, oltretutto, i pensionati vengono fatti passare per mantenuti, privilegiati o soliti furbi per dare in pasto alla pubblica opinione un capro espiatorio.

Concludo, per non farla lunga e per non essere frainteso, con due considerazioni.

La prima: come ho scritto poco sopra, tutto il sistema del nostro welfare, comprese le pensioni ha bisogno di un ripensamento meditato e serio, non di provvedimenti a capocchia. E nemmeno per tappare i buchi di bilancio come in una sorta di roulette russa nella quale la pallottola si indirizza sempre verso le categorie più deboli e più facili da colpire.

La seconda: esigere dal governo il rispetto della sentenza della Corte Costituzionale ed esigere, in ogni caso, il rispetto dei diritti, equità e ragionevolezza in ogni provvedimento, è un dovere civico. Altrimenti, nessuno si lamenti per la burocrazia che ci schiaccia, per la difficoltà di vivere in un Paese dove niente funziona, per i balzelli che spuntano come funghi ad ogni pioggia, per l’impossibilità di fare impresa, per i servizi che non funzionano e via continuando il pianto. Per chi se lo fosse dimenticato, esigere rispetto dallo Stato, significa difendere lo Stato di diritto.

Pubblicato in : Primo piano

Info Nicola Cariglia

Nicola Cariglia ha svolto un’intensa attività giornalistica in RAI, dove entra nel 1970. Per vari anni è stato Vice Direttore della Direzione Esteri RAI (auttalmente RAI International), Direttore della Sede di Pescara e Direttore della Sede RAI per la Toscana.
Ha avuto anche una importante parentesi politico-amministrativa, ricoprendo tra gli altri incarichi quello di Vicesindaco di Firenze e Presidente della Società di gestione dell’Aeroporto di Firenze.
Dal 2002 è Presidente e co-fondatore del Gruppo dei Centouno e Direttore di PensaLibero.it
Dal 2009 è Presidente della Fondazione Filippo Turati, Ente Morale Onlus associato alle Nazioni Unite.

Interazioni del lettore

Commenti

  1. n.c.

    29 Maggio 2015 alle 12:17

    Che ci sia bisogno di una riforma, l’ho scritto e lo ribadisco dopo i commenti degli amici intervenuti. La lotteria delle pensioni italiane è fenomeno purtroppo antico. Negli anni ’80 si parlava di pensioni d’annata per descrivere la casualità della remunerazione (e l’ingiustizia), legata alle leggi che cambiavano in continuazione. Il primo criterio di una riforma seria, secondo me, dovrebbe essere proprio questo: ciò che è stabilito consensualmente (quantità di contributi in cambio di quantità di pensione) non può essere cambiato unilateralmente. Altrimenti non siamo in uno stato di diritto. Non possono andarci di mezzo coloro che hanno versato per rimediare ad errori ai quali sono estranei. Deve esistere una solidarietà generazionale?. Certo, e non solo per le pensioni. Ma lo Stato deve perseguirla senza deragliare dalla via maestra. Che sono le imposte applicate a tutti secondo equità. Cosa c’entrano i provvedimenti e le campagne che prendono di mira questa o quella categoria? E cosa c’entrano le imposte chiamate “contributi di solidarietà” solo allo scopo di aggirare la legge? Non si capisce proprio perchè, se deve pagare chi guadagna oltre un certo livello, ciò debba valere solo per pensionati, o avvocati o magari netturbini. Permettere la troppa “elasticità” è come dare disco verde ad ogni tipo di abuso.

    Rispondi
  2. Ermanno Poggiali

    29 Maggio 2015 alle 11:38

    Caro Nicola, a parere mio, le pensioni non dovrebbero essere tassate anche in presenza di eventuali altre

    fonti di reddito. I soldi che ho versato all’ INPS da quando avevo 18 anni e che ancor oggi continuo a

    versare sono quelli già al netto delle tasse ogni anno pagate e quindi non tassabili nuovamente. Se li

    avessi messi sotto il famoso mattone, sai che cifra avrei accumulato e esentasse ? Da vivere fino a 100

    anni da nababbo. Cordialità Ermanno Pooggiali

    Rispondi
  3. Marco Colangelo

    28 Maggio 2015 alle 10:37

    Buongiorno Nicola.
    La seconda che hai detto. Quella sull’equità ed il rispetto dei diritti. Qui c’è qualcosa che non torna più. L’istituto della pensione si basa su un accordo intergenerazionale: io in età di lavoro pago la pensione a coloro che l’hanno maturata e appunto sono in pensione. ( Non c’è nessuna mano che mette da parte fisicamente i miei soldini versati che fanno il montante pensionistico, ma sono adoperati per pagare mensilmente la pensione ad altri). A mia volta, pensavo, quando sarò anziano questa relazione si invertirà ed io ne avro’ i benefici di questa intesa. Col piffero, non è più così. Quanti giovani lavorano e quanti giovani arriveranno a mettere insieme i 42 anni di lavoro per ottenere la pensione? Sapendo di non arrivare nemmeno ai minimi per accedere alla previdenza sociale, gli attuali giovani saranno ancora interessati a sostenere il principio dell’accordo intergenerazionale ? Col piffero un’altra volta ! Infine gli effetti perversi delle continue modifiche delle normative che ridefiniscono gli anni di lavoro necessari e l’abbassamento della percentuale di calcolo sulla base dell’ultima paga base completa la beffa. Piccolo esempio: con lo stesso livello retributivo, un lavoratore che è già andato in pensione con vecchie normative e con 35 anni di servizio a 58 anni che hanno visto applicare il retributivo prende 100, io che andrò in pensione a 67 anni, con 44 anni di servizio con l’applicazione del contributivo percepirò circa la metà del collega. Alla faccia dell’equità ! Non aggiungo niente sull’indecenza delle super pensioni, ma questa faccenda dei diritti acquisiti che permette una griglia pensionistica differenziata per gli stessi livelli con disparità di trattamento non va proprio bene. Forse occorre mettere mano anche in questo senso, non credi ?

    Rispondi
  4. piero

    27 Maggio 2015 alle 13:19

    Gentile Presidente le pongo una domanda,della quale non ho trovato risposta.
    La pensione non indicizzata mediamente in 3 anno equivale a oltre 100 € mensili,si parla di una tantum di 500€medie ma non del adeguamento che penso debba essere in automatico.

    Grazie Piero Tirinnanzi

    Rispondi
  5. Giampaolo Mercanzin

    25 Maggio 2015 alle 11:35

    Nicola, mica vanno a vedere come sono messi gli immobili su cui obbligatoriamente, come tutte le assicurazioni, gli ENTI PREVIDENZIALI, oggi concentrati nell’INPS, hanno dovuto investire una parte dei fondi e che vanno svenduti al prezzi da abattimento!
    Dove non si controlla neanche chi paga e chi non paga il canone d’affitto, le spese condominiali e – spesso – neanche la quota di riscaldamento dove questo è centralizzato.
    Senza contare che dentro, stranamente vi sono SEMPRE persone che, chissà a che titolo, hanno ottenuto alloggio.
    Non parliamo poi dei vari benefici nel pubblico (nel privato praticamente ZERO a parte gli invalidi a cui bastava il contributo di 5 anni di lavoro) che non sono considferati privilegi, ma diritti quesiti dopo 14.6 anni se donna con prole o 19.6 se maschio. Generalmente questo o hanno altre attività (negozi ecc) o lavorano in nero denunciando solo la pensione.
    Ma lo strabismo di uno stato (no S) forte solo con i deboli (non voglio commentare i vari NO TUTTO; BLACK BLOCK; ecc.) ritiene che sono sempre i soliti che debbono pagare, soprattutti se, con sacrifici, sono riusciti dignitosamente a comprarsi “4 muri”.
    Ma devo ammettere che questo “stato” ha ragione: chi onestamente lavora per mantenere la famiglia, non ha tempo per fare rivo/involuzioni!

    Rispondi

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Sidebar

Iscriviti alla nostra Community WhatsApp

Ultimi commenti

  • Luca Bagatin su Spagna e Francia in piazza, l’Italia bipopulista: Europa a rischio sfascio…
  • Gianni su Emergenza casa: tra legalità calpestata e la distorsione del welfare nazionale
  • Luca Bagatin su Nobel a Pillay, uno schiaffo alla lotta contro l’antisemitismo
  • Enzo Baccioli (Nuvola Rossa) su Giorgia, credimi: pace impossibile con la jihad
  • Leone Vincenzo su Miccichè, la Corte dei Conti condanna l’ex presidente dell’Ars: oltre 42 mila euro per l’uso dell’auto di servizio
  • Ugo Malasoma su Naza non è un film documento ma verità amputata
  • Anna La Mattina su Sánchez chiude il ciclo e porta la Spagna alle urne: la casa fa saltare la maggioranza!
  • Enzo Baccioli (Nuvola Rossa) su Giorgetti, l’uomo che sta rimettendo in piedi l’Italia mentre gli altri chiacchierano
  • Enzo Baccioli (Nuvola Rossa) su Giorgetti, l’uomo che sta rimettendo in piedi l’Italia mentre gli altri chiacchierano

Argomenti

aduc anni berlusconi cina commissione consenso conti costi costituzione crisi democrazia dichiarato elezioni euro europa firenze francia futuro germania giovani governo italia lavoro lega mercato merito milano mondo movimento nato natura notizia parlamento pd persone processo renzi repubblica roma scuola soldi stati uniti sviluppo toscana usa

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Pensalibero.it

REDAZIONE

Direttore Responsabile
ad interim
Cesare Mannucci

Vice Direttore
ad interim
Claudio Tirinnanzi

WebMaster
Claudio Tirinnanzi

redazione@pensalibero.it

Rimani aggiornato

Attraverso la nostra newsletter riceverai settimanalmente tutti i nostri aggiornamenti

Iscriviti ora

Chi siamo

  • Chi siamo
  • Credits
  • Autori
  • Accesso autori

Note

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Copyright 2004 © Tutti i diritti riservati. Iscrizione al Tribunale di Firenze n. 5418 del 21-4-2005. I contributi al sito non sono retribuiti