
Nella remota ipotesi che a qualcuno interessi qualcosa oggi ho lasciato Forza Italia. Non è una questione ideale, è qualcosa di molto più prosaico. Con la democrazia nei partiti non si gioca. Nel partito milanese erano previsti i congressi di municipio. Qualcosa di assolutamente non essenziale, ma che ci è stato venduto come fondamentale per il futuro dell’umanità.
Per mesi, MESI, abbiamo tesserato, raccolto firme e prodotto mozioni. Alla fine si è scoperto che il voto non è mai stata una opzione e che mi dovevo, per il bene generale, ritirare. Ritirare senza votare, ritirare senza un vero motivo. Io amo le cose fatte bene: mi sono ritirato dalla competizione municipale. E sono uscito dal partito. Perché, con tutto il bene, se un gruppo di avventurieri vuole trasformare il partito in un circo ne ha facoltà. Ma se intende far trionfare la corrente dei clown senza nemmeno passare dal voto, allora può farlo anche senza di me.
Spiace perché la Coordinatrice Cittadina ce l’aveva messa tutta per salvare l’onore del partito. Ma non ha funzionato, evidentemente. Adesso serve qualcuno, per quanto irrilevante, come me, che si alzi in piedi e dica che quello che fu il partito più innovativo, più rivoluzionario, più grande e più mediterraneo dei partiti liberali del Continente non può morire così. Tra motivetti circensi e popi popi di gente che non ha mai avuto e non ha tutt’ora nulla da dire.
Chiudo con una semicitazione che vuole essere un incoraggiamento a tutti quelli che sono dovuti uscire da questo partito e da questa famiglia:
Possono toglierci il Partito, ma non ci toglieranno mai la Libertà.
Luca Rampazzo

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