
Il Segretario del PD Bersani è in serio pericolo di sfratto per la mancanza di una proposta seria e attuabile per il rinnovamento della politica e per la ripresa della crescita dell’Italia.
In questo momento difficile per l’Italia, stretta nella morsa della crisi, che non è addebitabile al governo in carica, la minoranza tutta avrebbe dovuto impegnare ogni risorsa per salvare l’Italia. Al contrario, tutta la minoranza si accanisce contro il Capo del Governo additandolo come l’unico responsabile della crisi economica che, vuoi caso, è di portata mondiale.
Bersani, in particolar modo, Di Pietro, Fini, Casini e Vendola sprecano le loro forze fisiche e mentali per screditare Berlusconi a tutti i livelli per provocare le sue dimissioni e formare, quindi, un governo tecnico con loro dentro per zittire con la forza i propri nemici.
Bersani difende la sua posizione di Segretario del PD e di destinatario di capolista alle votazioni richiamando la norma statutaria e l’impegno organizzativo per affrontare la campagna elettorale a breve, dopo la sconfitta del Pdl in Parlamento.
Bersani, in verità, teme la rivolta del “rottamatore” Renzi del PD e il confronto con Di Pietro e Vendola.
Che cosa potrà ora sostenere Bersani in sua difesa dopo la brutta figura fatta andando sull’Aventino, mentre alla Camera Berlusconi ottiene l’ennesima fiducia?
Tale spettacolo avvilente della politica, intrisa di tranelli, ricatti, accuse, denunzie e tradimenti, crea il generale senso di sfiducia popolare verso la politica e verso i protagonisti della stessa.
La delusione degli Italiani non riguarda solo i politici, bensì le Istituzioni tutte, con particolare riferimento allo strapotere assunto pretestuosamente dai Pubblici Ministeri politicizzati che stanno oscurando l’immagine dell’intera Magistratura con i loro comportamenti all’interno dell’Ordinamento giudiziario.
La Giustiziasembra essere prerogativa dei PM, che preparano spavaldamente il passaggio alla politica.
Uguale sfiducia popolare verso i cronisti dei vari giornali che non si limitano al diritto di cronaca, bensì ad anticipare i processi penali a carico di cittadini messi alla gogna pur non ancora inquisiti ufficialmente.
Più inquietanti sono le televisioni i cui programmi sono, per il novanta per cento, dei veri e propri bollettini di guerra che ti avvelenano l’esistenza.
Inspiegabili sono i programmi riguardanti i commenti e le deduzioni sui processi penali trattati dalla Magistratura.
Non si capisce per quale ragione è consentito alla televisione di trasformare un proprio studio in un’aula di tribunale e vagliare le cause dei reati penali in discussione.
Verrebbe da suggerire, a chi di competenza, di affidare alla televisione il compito di gestirela Giustizia, tranne che non sia tutto un combinato per propagandare il lavoro e l’impegno dei magistrati a moralizzare la vita pubblica.
In ogni modo non è giustificabile tale confusione di ruoli tra magistratura e mezzi d’informazione. Di questi ultimi, la televisione dovrebbe (anche se andrebbe meglio: Deve) cambiare genere di spettacoli perché, non se ne può più di parolacce, di visioni oscene e diseducative e di pettegolezzi di cattivo gusto.

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