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I numeri del 2013

di Enrico Cisnetto | 23 Dicembre 2013

Dal record del debito pubblico a quello della disoccupazione: tutti i numeri di un anno che vorremmo presto dimenticare.

2013Non credo saranno in molti a rimpiangere il 2013. Uno sguardo a questi numeri ci dice il perché. 118 miliardi: è la ricchezza prodotta in meno in Italia rispetto al 2007, l’ultimo anno prima della crisi; 10 punti di pil in meno. Le stime dicono che torneremo ai livelli pre-crisi solo nel 2023. 2%: decimale più, decimale meno, è il pil perso negli ultimi 12 mesi. Si può raccontare che c’è l’inversione di tendenza, ma di certo la crescita dello zero virgola prevista per il 2014 è solo un rallentamento del disastro. 13%: è il tasso di disoccupazione previsto nel 2013, il doppio del 2007.

Vuol dire che 4,3 milioni di persone non trova lavoro pur “desiderandolo”, oltre a 6 milioni che hanno un lavoro “instabile” e 4 milioni di sfiduciati che non studiano, non lavorano e nemmeno cercano più un’attività. 40%: è la disoccupazione giovanile, 4 ragazzi su 10 fanno una “generazione perduta”, perché chi aveva 25 anni nel 2007 dovrà aspettare il 2025, quando avrà 43 anni, per ritrovare le stesse possibilità nel mercato del lavoro. 2085 miliardi: è il nuovo livello record del debito pubblico, pari al 133,5% del pil. Un fardello enorme, accumulato in decenni di spesa pubblica improduttiva e clientelare. 95 miliardi: è la spesa per interessi che ogni anno siamo costretti a ripagare per sostenere il nostro debito.

La prima voce di spesa dello Stato, pari a tre o quattro finanziarie. E qualcuno dice che lo spread è un’invenzione. 804 miliardi: è l’ammontare della spesa pubblica, pari al 53% del pil. Vuol dire che la presenza dello Stato entra in più della metà di ogni nostra attività, ogni esercizio, ogni transazione. E purtroppo raramente lo fa bene. 800 miliardi: è la quota di ricchezza netta delle famiglie italiane persa negli ultimi 12 mesi. Un calo dell’1%, che diventa del 9% dall’inizio della crisi. Nonostante questo, gli italiani sono indebitati meno del resto del mondo (82% del reddito disponibile). 17 miliardi: è la ricchezza prodotta in Italia dal “più grande patrimonio culturale del mondo”. La metà di quanto produce la Germania. Raggiungerla significherebbe aumentare il pil dell’1,5% e creare 400mila posti di lavoro. 10 anni: è il tempo da percorre a ritroso per ritrovare lo stesso livello di spesa per una famiglia italiana (7 su 10 subiscono la crisi).

2%: è la fiducia che hanno gli italiani nei partiti. Se si calcola che più di un milione di persone vivono di politica in Italia, vuol dire che nemmeno tutti coloro che con la politica ci mangiano, hanno fiducia in quello che fanno. Buon Natale, buon Capodanno. (twitter @ecisnetto)

 

Pubblicato in : Primo piano

Info Enrico Cisnetto

Editorialista economico e opinion leader, da anni studio e descrivo i processi di cambiamento del capitalismo italiano e internazionale, soprattutto in relazione alle dinamiche politiche. Già direttore di diverse testate della Rusconi, vicedirettore del quotidiano l’Informazione e vicedirettore del settimanale Panorama, svolge un’intensa attività di editorialista per Il Messaggero, Il Foglio, Il Gazzettino di Venezia, La Sicilia di Catania, Liberal e Il Mondo. Cura una rubrica quotidiana nella trasmissione radiofonica Zapping (Rai Radio1) ed è spesso ospite delle trasmissioni di approfondimento e telegiornali di Rai, Mediaset, Sky, La7. Presidente di “Società Aperta”, è direttore responsabile del quotidiano on-line TerzaRepubblica.it

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