Il “rispetto” nei confronti dell’operato della magistratura non può essere invocato quando sono in gioco i rapporti tra gli stati e la lotta al terrorismo.
L’arresto del direttore delle operazioni del Sismi, Marco Mancini, (numero due del controspionaggio diretto da Nicolò Pollari) e del generale Gustavo Pignoro, sono l’ennesima dimostrazione di quanto sia debole la politica in Italia. Gli arresti sono avvenuti su richiesta della procura milanese nell’ambito dell’inchiesta sul rapimento – da parte di agenti Cia- sostengono i magistrati inquirenti- con l’appoggio del Sismi – dell’imam Abu Omar il 17 febbraio 2003. Già questa è una anomalia tutta italiana: ogni volta che si manifestano frizioni o, peggio, collisioni, tra potere politico e ordine giudiziario, la procura milanese, vera specialista in materia, gioca un ruolo di primo piano.
Questa volta, però, la debolezza del potere politico di fronte all’ennesima offensiva giudiziaria, è reso più evidente dall’assoluta mancanza di reazione da parte del governo. Che ha fatto spallucce e si è cucito la bocca come se veramente i rapporti tra stati, le zone chiare e grigie che sempre hanno accompagnato e accompagnano le relazioni internazionali, potessero essere demandati al capriccio di qualche magistrato di turno.
Negli Stati Uniti il presidente Bush ha rivendicato il primato della politica dopo il giudizio della corte suprema che ha censurato i metodi del governo americano nella lotta al terrorismo. Non sappiamo come andrà a finire: sappiamo però che negli USA e nelle grandi democrazie occidentali spesso evocate a sproposito, i servitori dello stato hanno la prova che il potere politico non scaricherà su di loro ogni responsabilità.
In Italia, ancora una volta si sta dimostrando il contrario perché il COPACO, cioè il comitato parlamentare che controlla l’operato dei Servizi ed è rappresentativo di tutti i partiti presenti in Parlamento, mai niente aveva avuto da eccepire circa la loro correttezza. Infine, come quasi sempre succede da noi, l’appendice da operetta. Ovvero la solita ridicola e inconcludente inchiesta sulla violazione dei segreti. Ridicola perché accompagnata da gran pompa e inconcludente perché prende di mira il “contenitore” ove finiscono i segreti e non chi ce li mette, cioè gli ambienti vicini ai magistrati stessi. Ed è così che si è avuta una perquisizione della polizia su ordine della magistratura del capoluogo lombardo nella redazione milanese di Libero. A motivare il provvedimento sarebbero stati gli articoli scritti dal vicedirettore Renato Farina sul rapimento dell’imam Abu Omar. Gli inquirenti – precisa la nota di Libero – hanno sequestrato il computer di Farina e gli strumenti di lavoro del cronista Claudio Antonelli e perquisito le abitazioni dei due giornalisti.
LAGORIO: IL PROBLEMA NON SONO I GIUDICI MA IL GOVERNO
Se in base alle nostre leggi, in un certo avvenimento i magistrati intravedono un reato devono agire. Nessun rimprovero, dunque. Ma uno Stato che si rispetti sa che non tutto e sempre può essere lasciato all’azione dei giudici e che, se entra in gioco un interesse nazionale superiore, ci sono altri strumenti legittimi da usare. Anche l’Italia li ha. Se quindi, nel caso del rapimento di un leader dell’estremismo islamico, il Governo ritiene che non c’è nulla da rimproverare al Servizio Segreto Militare può fermare in un amen la Procura di Milano. Basta che sull’intera vicenda dichiari che c’è il “segreto di Stato” a tutela dell’immagine internazionale dell’Italia. Il problema dunque non sono i guidici ma il Governo. Aggiungo che l’Autorità nazionale che può far valere il segreto di Stato è il direttore del SISMI. Per capire qualcosa di più sulle responsabilità sarebbe perciò utile sapere se il generale Pollari ha prospettato la questione al Governo e se per caso il Governo lo ha bloccato.
Lelio Lagorio.

Non mi sono allontanato dalla discussione per fuggire dall’onere di rispondere a chi ha avuto almeno la gentilezza di leggere le mie parole e di scriverci su alcune opinioni, ma per motivi di lavoro e per riflettere.
Comprendo che le mie parole possano esservi sembrate dure, aggressive e sotto certi aspetti forse lo sono pure, ma la forma mentis di chi ha scritto l’articolo e quella dei commentatori non è la stessa di un autentico liberale, ed è su questo punto che volevo portare le vostre riflessioni, distaccandomi dalle sterili polemiche avanzate cui non rispondo nemmeno.
Premetto che sono perfettamente consapevole dell’applicazione anche agli investigatori dei servizi segreti del principio di non colpevolezza, nel commento mi riferivo più all’ipotesi di reato che non al caso concreto (che non posso ovviamente conoscere).
Detto ciò mi preme farvi riflettere se sia da liberale avallare un sequestro di persona da parte di uno Stato estero in violazione di ogni legge italiana, in concorso con cittadini italiani (per di più c.d. servitori dello Stato, che nel caso avrebbero servito più lo Stato straniero che non quello italiano), aggredendo il comportamento (doveroso in base alla legge) della Procura della Repubblica che sta indagando su questa gravissima ipotesi di reato (e se non lo facesse, come auspicava l’autore dell’articolo, commetterebbe il reato di omissione di atti d’ufficio).
Mi chiedo inoltre se sia da liberale (anche riconoscendo la doverosità dell’azione investigativa della Procura) auspicare l’intervento del Governo per bloccare l’indagine, insabbiando il tutto con il Segreto di Stato. A che pro sarebbe dovuto questo segreto ? Per salvare la faccia dei servizi segreti ? O per salvare quella dello Stato estero che ha compiuto attività gravemente illegali sul Nostro territorio ? E come dovrebbe reagire un cittadino italiano che si vede apporre il Segreto ? potrebbe ancora fidarsi di un Governo che isabbia sequestri di persona per salvarsi la faccia ?
Vi ricordo a questo punto la definizione di Stato di Diritto (che è quello in cui noi altri viviamo) è tale quello Stato che è soggetto alle leggi al pari dei cittadini. Proprio questa parità distingue lo Stato di Diritto dallo Stato Assoluto, che è invece al di sopra della legge, Stato in cui il cittadino degrada a suddito.
Che Stato sarebbe quello che permette sequestri di persona sul suo territorio ed una volta scoperto insabbia tutto con il Segreto di Stato ? Sarebbe ovviamente uno Stato Assoluto. E chi sostiene che lo Stato a tal guisa dovrebbe comportarsi ha una impostazione liberale o assolutista ? Vi ricordo che lo Stato di Diritto è uno dei capisaldi della filosofia liberale.
Ringraziandovi per l’attenzione resto in attesa di ulteriori commenti.
Caro Puccio, caro Cariglia e cari amici miei: il sig. Ciavatta-italia(che userà probabilmente l’ E mail di un Internet-cafè) è abitué del nascondino. Sapete:quelli del passamontagna. Oppure peggio è dei servizi segreti “nemici”!
Siccome qui si esprimono opinioni pro o contro, ma libere e di persone giuridicamente responsabili sarebbe bene interdire a nomi di fantasia di mestare un rappporto serio.
Questo non è un blog radicalchic per anonimi, ma posto serio.
Ovvio che le eccezioni sono consentite; penso a Ramon de Castagno, dietro il quale è identificabilissima la persona. ma guai consentire che nomi di fantasia inquinino un giusto rapporto e confronto di opinioni espresse come in un convegno pubblico.
Il diritto di parola è come il diritto di voto: ma non può votare uno sconosciuto!
Il sedicente italiota Ciavatta straparla di libertà violata ,sorvolando sopra la mancata censura delle bischerate a ruota libera che pretende di far approvare dagli altri….Manca di considerare come l’eccessiva libertà concessa ( anche la mancata censura della sua nota ,semplicistica e fuorviante) , e soprattutto concessa a personaggi che possono non fruirne ma approfittarne , potrebbe anche risultare un pericolo , e serio , per molte persone. Ma un Governo democraticamente eletto -anche se espressione di frange fanatiche ed ultra sinistre – ha (avrebbe,giusta l’osservazione di Lagorio) il dovere di garantire la libertà e sicurezza collettiva ; ed in ogni Paese civile ( con Governi democraticamente eletti) ci sono organismi e persone adibiti a tale incombenza ,anche al di fuori dei formalismi , ma nel rispetto della sostanza dei fatti e delle cose .Specie quando le problematiche non sono interne ,ma internazionali;e quando non si tratta semplicemente di opinioni. Qualcuno ha anche detto che le attuali “incriminazioni “ potrebbero anche sostanziare un regalo al terrorismo… di questo parere non si è accorto il Ciavatta ?Lo considera strano ,od assurdo? Cosa vuole difendere ,o chi? Non certo onesti lavoratori , o cittadini inermi , o pacifiche espressioni di pensiero ( dato che anche una redazione di giornale è entrata nel minino dei “solerti” inquirenti).
Guardiamo con attenzione alle locuzioni “VERO liberale” e “quel triste editoriale “ : notasi come le aggettivazioni in maiuscolo e dispregiative individuino soggetto preda di pensieri preconcetti ed assolutistici ,prigioniero di un mondo chiuso e concettualmente limitato ,in un vortice di ingiustificato e risibile egocentrismo ……..poco adatto potrebbe risultare ,questo signore, proprio a fare il magistrato ,inquirente o giudicante che sia !
Il sig. Christian Ciavatta ci ha inviato, a commento dell’articolo sugli arresti dei dirigenti del Sismi un commento che riteniamo di pubblicare con la nostra risposta.
>Vi scrivo in relazione all’editoriale di mercoledì 5 luglio 2006 sui magistrati di Milano e l’inchiesta sui servizi segreti in relazione al rapimento del Sig. Abu Omar.
>Non posso nascondere la mia delusione per aver letto un editoriale di tale fattezza, soprattutto considerando che pensavo di poterVi considerare un punto di riferimento per le idee liberali e socialiste, mentre in quell’editoriale e nei commenti che seguono ci sono solo idee ultraconservatrici e reazionarie.
>Chi scrive cose di quel genere non è nè può essere un liberale, perchè non ha consapevolezza di cosa sia la libertà.
>Ma avete mai letto l’Art. 15 della Nostra Costituzione ? Se non l’avete mai fatto ve lo riporto “La libertà e la segretezza della corrispondenza e di ogni altra forma d! i comunicazione sono inviolabili. La loro limitazione può avvenire soltanto per atto motivato dell’autorità giudiziaria con le garanzie stabilite dalla legge”.
>Questa norma è una di quelle fondamentali per definire il concetto di libertà e comprenderne il fondamento ed i limiti.
>Vi rammento quindi qualcosa sulla LIBERTA’ che è valore fondamentale del nostro Paese (e pensavo anche del vostro movimento), che tale LIBERTA’ non può essere in alcun modo limitata se non per atto motivato dell’autorità giudiziaria e secondo la legge. Nel caso di Abu Omar dove cribbio sta l’atto dell’autorità giudiziaria approvato secondo la legge ?
>Voi dite che Abu Omar era un terrorista, va bene, chissà, ma vi rammento l’Art. 27 2° comma della Costituzione che recita “L’imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva” a me non risulta esserci stato nessun processo contro Abu Omar, figuriamoci una condanna definitiva… sulla base di co! sa dite che era terrorista ? Perchè Voi siete i portatori de! lla veri tà assoluta e lo sapete ?
>Come potete giustificare una tanto grave violazione della libertà personale sulla base di ipotesi di reato mai verificate e senza il minimo rispetto delle forme previste dalla legge dello Stato ? I signori rapitori avevano benissimo la possibilità di chiedere l’estradizione di Abu Omar alla magistratura italiana, ma non l’hanno fatto probabilmente perchè non ci considerano degni neppure di questo minimo rispetto della Nostra legge nazionale, preferendo invece compiere attività illegali nel Nostro Paese in spregio della Nostra dignità nazionale. Tale comportamento è inaccettabile ed i rapitori, così come i loro favoreggiatori, DEVONO ESSERE PUNITI.
>Io non sono dalla parte dei terroristi ovviamente, ma se rinunciamo alle nostre garanzie di libertà solo perchè Abu Omar era CATTIVO ricordiamoci che sarà più facile poi rinunciarvi anche in seguito per gente meno cattiva di lui, o chissà magari per uno di noi, il pa! sso è breve.
>Sperando che qualche VERO liberale legga queste mie quattro righe e voglia magari pubblicarle sul sito o anche solo riflettere su di esse rettificando quel triste editoriale, vi porgo i miei
>Distinti Saluti
>Christian Ciavatta
Gent.mo Ciavatta,
prima di tutto: Pensalibero è talmente libero, che lei non deve affidarsi alla sola speranza di veder pubblicate queste sue considerazioni sul Sito. Può pubblicarle da solo, come fanno tutti. Basta ciccare al fondo di ogni articolo dove è scritto “lascia il tuo commento”. Glielo diciamo semplicemente perché consideri che lo scambio di opinioni è benvenuto per noi, soprattutto se, come nel suo caso, ci permettono di tornare su argomenti ai quali teniamo quanto lei.
In secondo luogo: si rilegga l’articolo che ha suscitato in lei tanta indignazione. Abu Omar, in nessun passaggio, nemmeno di striscio, viene definito “terrorista”. Abbiamo scritto che la stanca cantilena che vuole non criticabili le azioni della magistratura, non può valere quando si tratta di lotta al terrorismo. E nessuno può negare che il rapimento sia avvenuto nell’ambito di una azione antiterrorismo (sia o meno Omar realmente un terrorista).
Terzo: noi non abbiamo dato del terrorista ad Omar e abbiamo voluto sottolineare l’atteggiamento pilatesco e incerto del Governo di fronte alla tempesta che coinvolge i Servizi. Ma lei sulla strada del garantismo proprio non ci segue, perché ha già emesso sentenza di terzo grado nei confronti degli arrestati. E questo non è da liberali quale lei pretenderebbe di essere.
(n. c.)
Cari Amici,
facciamo un comunicato, una raccolta di firme, una conferenza stampa, un qualcosa pur che sia, per ringraziare il governo Berlusconi per essere riuscito nella non facile impresa di averci evitato attentati per tutta la durata dei suoi cinque anni. Nonostante fossimo nell’occhio del ciclone per la partecipazione alle missioni di pace in Iraq e Afghanistan, nonostante le minacce e le profezie di vari imam, il Viminale del centrodestra ha fatto in modo che da noi non ci siano state le tragedie avvenute a Madrid e a Londra. Credo sia importante farlo notare – con la precisione di termini necessaria – in questo momento di attacchi ai servizi segreti e, per le stesse motivazioni, alla libertà di stampa (v. sequestro dei computer di Farina)
Alex
Le probabilità che nel rapimento di Abu Omar siano stati commessi reati sono equivalenti a quelle relative alla liberazione della Sgrena e delle due Simone.
Perchè nessun magistrato si è attivato in questi casi?
Forse l’azione penale è obbligatoria, ma in certi casi lo è di meno.
Se qualcuno dei servizi ha sbagliato pagherà questo suo errore. Se ha sbagliato qualche magistrato, tutto sarà gratis.Gran parte del problema sta in questo.
Di fronte all’emergenza terrorismo, questa categoria di irresponsabili lobbisti privilegiati che mai risponde dei danni arrecati a terzi per alcune folli inchieste, con detenzioni e messa alla gogna di impotenti cittadini, simpermettono di mettere in discussione la sicurezza nazionale per un ipotetico sequestro di un presunto arruolatore di criminali terroristi, alla faccia del diritto generale e di tutela contro assassini armati di fede e violenza, criminalizzano tutori dell’ordine, che nel caso di specie se,accertato, hanno condotto on agenti usa fuori dal nostro territorio la malapianta. Slidarietà a mancini e al Sisde, e altrettanta solidarietà ai giornalisti e alla redazione di libero, che sono stati sottoposti ad indagine. Non è forse opportuno che qualcuno fermi questa categoria che sta minando il diritto democratico, le libertà individuali, la sicurezza del paese cavalcando qualsiasi diritto e mai rispondendo dei loro abusi ed errori, tanto cìè il CSM che provvede a tacitare il tutto. Io cittadino dico basta, altro che terzo polo, altro che rose nel pugno, radicali e terroristi, finocchi e puttane, fermiamo il rischio fi baratro che il paese corre e organizzaimo un partito anti magistratura, vedremo quanti ci seguiranno. Se premiano i giustizialisti incolti, perchè non possiamo pensare ad un movimento liberal che mette alk bando questa categoria, per ripoprtarla nei gisti binari
Con sempre maggior frequenza, l’operato di giudici e magistrati, i quali si riparano dietro il paravento della applicazione delle leggi vigenti, si allontana dal buon senso comune dei cittadini.
Lo scollamento fra le aspettative del cittadino, e l’operato delle istutuzioni, quali esse siano, diventa sempre più ampio, quasi come se i componenti delle istituzioni stesse non fossero a loro volta dei cittadini.
Oltre a ciò esistono delle motivazioni e delle priorità per il benessere comune e della nazione, che si pongono al di sopra del singolo o della singola associazione di persone.
Fermo restando il principio di indipendenza della magistratura, ragioni etiche e di sicurezza nazionale, sono ben superiori alle ragioni del singolo, le cui azioni possono essere delimitate da questi parametri.
Azioni che prendono spunto dal principio della libertà, senza alcun freno ragionevole delle circostanze, possono condurre alla anarchia, in cui in nome della comune libertà, si innesca il comune prevaricamento di individuo su individuo, di associazione su associazione.
Non da ultimo ogni buon “capo” ha il dovere di difendere, almeno nella facciata, l’operato dei suoi collaboratori, per non screditarne l’operato, e non demotivare il futuro lavoro di altri collaboratori, che sentendosi abbandonati, potrebbero perdere la disponibilità a future azioni.