
Molti anni fa Massimo D’ Alema definì i sindaci neo eletti con la nuova legge come una sorta di novelli cacicchi. Oggi questo termine si addice ai governatori che si sono imposti alle regionali. Infatti il loro è stato un successo del tutto personale, che è andato ben oltre ai partiti che li avevano proposti. Un consenso bulgaro tutto giocato sul territorio, a volte frutto di alleanze contro natura. Ma le recenti elezioni regionali hanno anche messo in evidenza la necessità di una svolta politica netta sia a destra che a sinistra. Mentre la forza politica risultata primaria nel 2018, il M5s, subiva un tracollo elettorale senza precedenti. Nel centrodestra la semplice alleanza tra la Lega di Salvini, Meloni e Berlusconi, non tiene più. Non solo per il lento dissolvimento di Forza Italia, ma soprattutto per la mancanza di una prospettiva politica che non può basarsi solo con le grida sovraniste, ora un po’ passate di moda. La verità è che in Italia manca una destra liberale e, quindi, o il centrodestra si muoverà in questa ottica di trasformazione, o sarà destinato ad una pura rappresentanza senza possibilità di governo. Ma potrebbe esserci la sorpresa dell’ uomo nuovo come accadde nel 1994. Anche nel centrosinistra il travaglio è molto forte. Per ora ha vinto Zingaretti, ma per quanto durerà questa pace virtuale? La scelta più probabile è quella di un’ alleanza organica con i grillini che consolidi e rilanci il governo Conte con una iniezione di ministri targati PD. Un ‘ alleanza che dovrebbe ben presto migrare verso il territorio, dalle regioni ai comuni. Non sarà un processo indolore. Sicuramente lacererà il M5s che evidentemente subirà una scissione con l’ uscita dei pasdaran. Il teatro ha riaperto il sipario e lo spettacolo è appena iniziato. A questa prima non sono stati invitati Renzi, Calenda, Bonino, troppo egocentrici.
Roberto Caputo

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