Riceviamo da persona informata sui fatti che richiede discrezione e anonimato alcune notiziole relative al giro dei superyacht di superlusso che ad essere vagliato con un po’ di accuratezza dai canonici “organi preposti” potrebbe portare a suo dire, a scoperchiare abbastanza agevolmente il proverbiale pentolone sullo scintillante e celestiale mondo dell’evasione fiscale.
Il c.d. sommerso vale a dire, che in realtà galleggia benissimo e con tutti i comfort. Lo spunto ce lo da la notizia del rinvio a giudizio di Flavio Briatore che avrebbe imboscato 36 mln di euro col ben noto sistema di noleggiare presso società off-shore fittizie, spesso e volentieri il proprio Yacht. Sistema appunto talmente noto per gli addetti, da sfuggire pressoché sistematicamente ad ogni tipo di controllo incrociato. Stavolta no evidentemente, l’ingombrante e anche un po’ brutto a dire il vero “Force Blue” bloccato nel porto di Genova da 5 anni dalla GdF, deve evidentemente aver fatto un po’ troppo chiasso in un piccolo mare in definitiva, quale il nostro Mediterraneo, dove tutti gli equipaggi di Yacht si conoscono tra di loro, almeno per nome. Senza contare che i “parvenues” non hanno mai vita facile nel dorato mondo dei super-ricchi, che è discendente solitamente da stirpe e lignaggio di grandi ladroni del passato. Come ci ha avvisati per tempo del resto, già nella prima metà dell’800 uno che se ne intendeva, Honoré de Balzac. Dunque vediamo intanto da vicino questo “Force Blue”. Varato nel 2002 dai cantieri danesi Royal Denship, 63,23 metri, 19 membri di equipaggio e suites per 12 ospiti, per il magnate statunitenseRoy Speer. Acquistato nel 2009 dal nostro Briatore per 69 milioni di sterline, che lo ha sottoposto prontamente in Italia ad un accurato refitting per altri svariati milioni di euro, a cura del super-architetto Celeste Dell’Anna. La barca (bandiera delle isole Cayman) è ancora presente su diversi siti di noleggio con un prezzo indicativo di 250.000 $ a settimana, prezzo che non include tutti gli altri costi, quali carburanti, cambusa, attracchi, agenzie marittime, varie ed eventuali, che possono arrivare anche a superare agevolmente uteriori 50.000 $ a settimana. Più 10% di mancia per l’equipaggio (che solitamente viene imboscato in larga parte dal comandante e dalle agenzie) per stimolare alla massima discrezione il personale di bordo che durante i charter arriva a lavorare anche 18/20 ore al giorno. Quasi pleonastico ricordare che il noto talent “The Apprentice” non è stato rinnovato dai Murdoch proprio a causa dei guai con la giustizia di Briatore che si è visto liquidare a sua volta col noto “sei fuori”. Vuoi vedere che esiste davvero la legge del contrappasso? Il nostro gancio ci assicura pero’ che questo episodio è soltanto la punta dell’iceberg. Ma il fenomeno non riguarda solo l’Italia evidentemente. A poca distanza dal prezioso “ferro da stiro” di Briatore, La Capitaneria di Porto ha bloccato dal 2009 il “Black Diamond” per un contenzioso tra armatore e gestore relativo a fatture non pagate. La nave è del polacco Michael Adam Lisowski inventore di Fashion TV. Inconvenienti del mestiere di “Billionaire”.
I potentissimi Cantieri T. Mariotti di Genova, leaders della cantieristica navale italiana, esattamente quelli che sono venuti alla ribalta a proposito delle presunte liaison tra Costa Crociere e il R.I.N.A. (sulla carta l’autorità che ha il potere di vita o di morte sulle le navi) per i fatti della Costa Concordia, ma a parte questo dettaglio, sono anche i proprietari dello Yacht “Dionea” 52,5 m. che viene utilizzato sia dagli stessi armatori sia per il charter anche se a prezzi più contenuti, intorno agli 80.000 € a settimana più le spese. Oltre a questo, hanno varato nel 2008 un altro prestigioso superyacht di 53,8 m. il “Sea Force One” replicato poi per i mercati dell’area petrodollaro, che costa 300.000 € a settimana ma che dovrebbe essere stato pagato (ed ha già subito un refitting nel 2013) intorno ai 50 milioni di € ed è proprietà di un sedicente e misteriosissimo “Captain Magic” che non è altri che l’italianissimo Raffaele Costa già uomo Goldman Sachs che attualmente gestisceTyndaris un “investment management fund” categoria dei famigerati Hedge Funds. Un nome che fino a pochi mesi fa si faticava a trovare anche sul “Sole 24ore” descritto dai media stranieri come di origini siciliane, e da quelli italiani (soprattutto dopo il riuscito paparazzi show con Barbara D’Urso dello scorso anno, funzionale dicono i soliti rosiconi, al suo lancio nazionale con l’operazione Hotel Excelsior di Venezia) come veneziano o addirittura anglo-veneziano. In realtà il nonno arrivo’ a Venezia via Roma, dalla Sicilia e apri’ assieme al fratello la pizzeria tutt’ora in attività, Conca d’Oro. Un nome dalle forti proprietà autorealizzanti. Sarebbe interessante sapere intanto se è almeno Costa (nipote) è conosciuto al fisco italo-siculo-veneziano….
Cosa aspettano allora gli “organi preposti” e il Governo in carica ad affrontare seriamente il fenomeno? Eppure basterebbe sguinzagliare un po’ di agenti da infiltrare negli equipaggi di Yachts e Panfili per avere un quadro assai preciso dei rapporti indicibili di potere e di denaro che corrono impunemente sui nostri mari. Se queste cose le sa anche un semplice mozzo che di tanto in tanto trova un imbarco per campare la famiglia…

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