
C’è una nuova sceneggiata sul palcoscenico della geo TVpolitica: il presunto incontro in Alaska tra due leader che ormai sembrano più cera che carne, Putin e Trump. Un siparietto che sa di vecchio, di muffa, di museo delle cere, ma che si spaccia per grande summit destinato a “ridisegnare” il mondo. La location? L’Alaska, perché a Roma, prima sede proposta, sarebbe stato imbarazzante: lì Putin rischia le manette per il mandato internazionale della Corte penale dell’Aia, e nessuno ha voglia di vedere un vertice trasformarsi in una puntata di “Chi l’ha visto?”.
Nella loro fantasia, si immaginano come due giocatori di Risiko pronti a spartirsi territori e destini, senza che il resto del mondo abbia voce in capitolo. Come se dopo tre anni di guerra, milioni di sfollati e centinaia di migliaia di morti, l’Ucraina potesse sedersi sorridente al tavolo per accettare le loro somme decisioni e qualunque compromesso, tranne quello che conta davvero: il ritiro incondizionato dell’invasore russo, tra l’ altro oramai militarmente ed economicamente stremato.
L’Unione Europea, (che entrambi odiano più del fumo agli occhi) in questo copione, è relegata, nella loro immaginazione al ruolo di comparsa: spettatrice in platea, pronta ad applaudire a comando, fingendo di assistere a un evento “storico” mentre in realtà si tratta dell’ennesima farsa che non cambierà neanche mezza virgola della storia. Un déjà-vu che sa di nostalgia tossica per i vecchi tavoli di Yalta, quando pochi uomini si dividevano il pianeta tracciando linee sulle mappe come se fossero bambini con i pastelli. Solo che oggi la storia non è più una cartina geografica da colorare: è un mosaico complicato di alleanze, diritti e popoli che non hanno intenzione di essere governati a colpi di accordi privati tra leader logorati.
La verità è che un vertice a due, oggi, non ha alcun peso reale: il mondo multipolare non si piega più ai capricci di due ex protagonisti in cerca di rivincita. È un tentativo disperato di riesumare carriere già archiviate, di far credere che la polvere sia oro e che due salme politiche possano ancora decidere il destino del pianeta. Ma la storia, questa volta, non sarà così gentile da lasciare loro la penna per scriverla.
Piero Terracina

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