Dietro l’angolo c’è sempre un ristorante tranello. A Venezia come a Parigi, a Tunisi come a New York. E l’episodio del noto ristorante del centro di Roma, chiuso per truffa, dove due poveri malcapitati giapponesi hanno speso quasi 700 euro per due menù di pesce al “niente-di-chè”, è la dimostrazione che non si possono mai chiudere gli occhi. A tutto c’è un limite. Anche a un piatto di linguine a 130 euro. Diceva mia nonna Clotilde, sana e saggia rasdora della Bassa, quando vedeva una cosa esageratamente costosa: “Ma cusa pensi d’avegal sul lo?, u ela roba d’or”?. Cari ristoratori di tutti i poli, geografici, non ci siamo. Va bene l’ambiente, va bene l’atmosfera, va bene che fa la differenza se uno è sotto l’Arco di Trionfo a Parigi e l’altro a due passi da Piazza Navona, ma un piatto di pasta con l’astice più pregiato non può costare cento mila lire, cinquanta euro correnti. Lì a Roma non gli avevano dato o voluto dare il menu con i prezzi. Che è obbligatorio. Da proporre e da esporre. Diffidate gente dei camerieri che vi dicono: “ci penso io? Posso proporvi il piatto dello chef? Ho proprio un piatto per voi oggi avvocato?” Ecco frasi di questo genere portano a conti poco controllati e poco contati. Diffidate gente dei locali in cui vedete troppi asterischi e troppi rimandi nel menu. Diffidate gente di quei locali fashion fashion in cui trovate panche e sottopanche, brocche e pizzi prima d’arrivare alla sala da pranzo con un percorso falso-famiglia-tradizioni di una volta: può essere benissimo che per un piatto di tortellini ti chiedono più di 25 euro. Diffidate gente di quei locali che esibiscono ruvidi tovaglioli di lino come se fossero teli della nonna, son capaci di chiedervi 4 euro e 50 di coperto. Diffidate gente di quei locali dove invece della carta dei vini vi raccontano le ultime bottiglie trovate in giro per cantine amiche e web, son capaci di chiedervi 30 80 euro per un Merlot o un Chiaretto da 10 euro. Diffidate gente di quei ristoranti in cui vi accolgono in 3 o quattro di seguito e vi accompagnano con troppe cerimonie ad una poltroncina ricoperta di panno bianco su addobbi ottocenteschi, difficile districarsi tra una ricordo della tradizione e una fuga in avanti verso una presunta alta società tutta da inventare. Diffidate gente dei posti in cui vi arrivano con libroni tipo Divina Commedia al posto delle carte menù, con racconti lunghi 3 o 4 righe al posto del semplice nome del piatto, lasagne, tagliatelle, ossobuco, che vi imbambolano prima ancora di assaggiare il ragù e alla fine del racconto , il più delle volte significante un coacervo di colori prodotti piselli e fusion, si scopre che è tutto una salsa con due maltagliati in mezzo, a 28 euro. Diffidate gente di quei posti in cui forse siete stati in un’altra gestione e adesso vedete tende strane, brocche agli angoli e signore in alta uniforme senza un segno di riconoscimento del passato. Può essere che la sorpresa sia profonda. Mangiare come una volta non significa affrontare le ragnatele della memoria. Ci vuole una carta di garanzia anche per i ristoranti. Non è possibile che un piatto da 15 euro sia proposto senza preavviso a 45, e non è possibile che uno spaghetto all’olio presentato invece che su un solito piatto su una specie di cestino di ceramica alla forma di cuccetta possa far cambiare il prezzo da dieci euro a 28 euro. Spaghetto puro, Signori ristoratori ci vuole un po’ di buon senso prima ancora che un più di onestà. Senno’ così facendo si fa un bello sfregio alla qualità Italia e alla fidelizzazione Pese.
Fabrizio Binacchi
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In molti paesi c’è un gruppo di ispettori che, travestiti da turisti, girano i locali. In caso di truffe comminano multe salatissime e possono arrivare fino alla chiusura del locale stesso. A me sembra che in un paese che ha grandi introiti dal turismo ( e potrebbe fare di più) sia una necessità!
Una amica in visita ,marcatamente allogena ,ha preso un cono gelato in via Por Santa Maria ,per cercare un po’ di refrigerio . Cono con due gusti ,senza strafare ,e sulla fiducia ,visto che in vetrina non c’erano prezzi esposti . I prezzi erano indicati dentro ,accanto alla cassa. Per quel cono ,9 €…..dàgli al turista ! Mi è sembrata una freddura..sporca! E mi sono un po’ vergognato .
Basta scoprire la monotonia dell’altrove e dell’alterità e tutto si spenge, anzi s’illumina. M.S.