L’Europa e l’Italia delle università. A più di dieci anni dall’introduzione del cosiddetto “tre più due” , cioè laurea breve più due anni per la laurea magistrale, crescono i chiaro scuri, le luci e le ombre. Non c’è dubbio che la riforma introdotta nel 2000 per fare convergere l’università italiana sul modello europeo di istruzione superiore sia stata un successo. Eccone i punti cardine: cresciuti da noi laureati che sono stati 208mila nel 2010 contro i 161mila del 2000. A più di dieci anni dall’introduzione del cosiddetto “tre più due” , cioè laurea breve più due anni per la laurea magistrale, crescono i chiaro scuri, le luci e le ombre.


Le scienze ex umane sono confinate alla pseudofilologia perché l’agonia sia più lunga e le prebende garantite ancora per qualche generazione. Le scienze ex esatte, nonostante la grancassa della religione sanitaria coi dati truccati, progrediscono solo in virtù della ricerca per fini militari da cui deriva la verniciatura tecnologica che ci ubriaca istante dopo istante ventilando un futuro radioso. Una volta era il titolo nobiliare, ora il titolo di dottorino e dottorone garantiscono a tutti una nobiltà stracciona e planetaria, dove gli specialisti fremono per diventare creativi e i creativi specialisti. La stessa parola “università” nell’epoca dell’apoteosi globalista indica il suo patetico fallimento e declino, da cui però si continua a restare abbacinati. E infatti, spariti i berretti della goliardia medievale, anche da noi vanno di moda le papaline nere e quadrate dei Mr. Chips da Yale per coltivare l’aristocrazia democratica, o meglio il neoplatonismo democratico. Agonia lentissima, lentissima….ma certa.