• Passa al contenuto principale
  • Skip to after header navigation
  • Skip to site footer

Iscriviti alla newsletter

  • Facebook
  • Twitter
  • YouTube
Pensalibero.it, Informazione laica on line

Pensalibero.it, Informazione laica on line

Quotidiano on line indipendente di area laica dove parlare di politica e tanto altro

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

I 60mila di Piazza del Popolo contano più della marcia dei 40mila

di Oscar Giannino | 23 Febbraio 2014

La novità da cogliere, maturata in questi anni di desertificazione della piccola impresa, è quella di artigiani e commercianti che non chiedono affatto di tornare a canali privilegiati con la politica, un tempo sanciti a suon di milioni di voti raccolti e di eletti in Parlamento.

img1024-700_dettaglio2_Oscar-Giannino-Imagoeconomica-960x540nninoI 60 mila piccoli imprenditori che da tutta Italia hanno riempito piazza del Popolo a Roma dovrebbero pesare come e più della mitica marcia dei 40mila quadri Fiat a Torino, nell’ottobre del 1980. Lo slogan è per molti versi identico, “lasciateci lavorare”. Ma nell’azienda torinese era rivolto al sindacato, che bloccava le fabbriche. Mentre ieri a piazza del Popolo era allo Stato, che lo indirizzavano gli artigiani e commercianti. Per questo è un grido disperato di allarme più grave. Non si raccoglie con una svolta collaborativa nelle relazioni industriali. È lo Stato, che in questi anni non ascolta e peggiora le cose. E cambiare lo Stato è molto più difficile.
Oggi, però, è necessario. Rispetto al 2008, a fine 2013 abbiamo dovuto registrare la cessazione di circa 135 mila imprese, tra artigiani e commercianti. E’ una quantità spaventevole. Ha significato centinaia di migliaia di disoccupati aggiuntivi. Ora, è giusto, come si ripete sempre, battersi per la manifattura italiana e per il traino che essa esercita nell’export. Ma non va dimenticato che, sui meno di 23 milioni di occupati ufficiali italiani, la manifattura pesa per circa 5,7 milioni. Se si sottraggono i circa 3,6 milioni di dipendenti pubblici e il ridotto apporto dell’agricoltura, il resto è tutto rappresentato da lavoratori nel settore dei servizi al mercato domestico. Il che significa che, senza una svolta a favore della piccola e piccolissima impresa che si addensa nel terziario, non riprende né l’occupazione né il reddito disponibile ai consumi, quello necessario a rilanciare il mercato interno.

Proprio per questo, tra quelli lanciati ieri dai presidenti di tutte le associazioni artigiane e commercianti di Rete Imprese Italia, lo slogan più efficace è stato quello lanciato da Giorgio Merletti, capo di Confartigianato. Altro che “Matteo stai sereno”, ha scandito evocando un hashtag che va per la maggiore su twitter. “Matteo stai preoccupato”, piuttosto.

Preoccupato è anche poco, a dirla tutta. Per come politica e lobby hanno costruito negli anni il sistema pubblico italiano, sono i “piccoli” a pagare il conto più amaro. Sovvertendo l’articolo 53 della Costituzione in materia di progressività del sistema fiscale, sono i “piccoli’ ad essere gravati di un Total Tax Rate di 25 e anche 30 punti superiore a grandi imprese e banche, che possono dedurre minusvalenze assai più estese avendo perimetri d’impresa più vasti. L’IRAP che colpisce dipendenti e beni strumentali, ed è da pagare anche se si è in perdita, su una piccola impresa artigiana e commerciale grava per intero, visto che non può esternalizzare né delocalizzare. Nella bolletta energetica, ai “piccoli” non toccano i maxi sconti riservati ai manifatturieri energivori. Sono gli artigiani, i più colpiti dagli aggravi procedurali inseriti nel contratto di apprendistato, mentre le medie e grandi imprese ricorrono ad altre tipologie d’inserimento al lavoro. La piccola impresa era soggetta a un maggior costo del denaro dal sistema bancario prima della crisi, rispetto alla grande, ed è quella che ha subito la peggior restrizione di credito, nella crisi.

E, naturalmente, per concludere in bellezza, quando l’artigiano e il negoziante si trovano a dover chiudere bottega per la crisi, per loro non c’è nessun tipo di ammortizzatore sociale.

Si comprende bene che, sommandosi a tutto questo la martellante campagna pubblica che li addita come evasori fiscali seriali, artigiani e commercianti siano stati fin qui sin troppo trattenuti e composti, nelle loro reazioni di protesta. E che qualcuno, infatti, abbia tentato di scavalcarli con maniere assai meno composte di quelle viste ieri a piazza del Popolo, come l’eterogeneo e già spaccatissmo movimento dei “forconi”.
Nella Seconda Repubblica, che bisogna sperare davvero con Renzi premier si chiuda alle nostre spalle, questo mondo d’impresa ha sofferto di una crescente difficoltà di interlocuzione politica. Nella Prima Repubblica, ciascuna delle sigle confluite da pochi anni in Rete Imprese Italia aveva una sua precisa collocazione, nell’ambito del collateralismo sociale degli interessi a fianco vuoi della Dc, vuoi del Pci o del Psi. Era un mondo imperfetto e consociativo. Ma è stato sostituito dal nulla, come catena di rappresentanza.

Avrebbe potuto essere una condizione di sviluppo per tutti, a patto che la politica fosse stata capace di guardare con attenzione agli interessi complessivi di sviluppo del mercato interno. Ma non è stato così, perché la lotta selvaggia “Berlusconi sì – Berlusconi no” ha finito per privilegiare da ambo le parti interessi “pesanti”, dai piani alti banco-industriali a frange autonome più combattive e in grado di bloccare l’Italia come in passato gli autotrasportatori, oggi ridotti anch’essi all’angolo dopo aver raccolto per anni sussidi ad altri negati.

La novità da cogliere, maturata in questi anni di desertificazione della piccola impresa, è quella di artigiani e commercianti che non chiedono affatto di tornare a canali privilegiati con la politica, un tempo sanciti a suon di milioni di voti raccolti e di eletti in Parlamento. Al contrario, ciò che hanno chiesto i manifestanti è semplicemente una politica che la pianti di ignorare la realtà, una realtà che vede i “piccoli” iniquamente svantaggiati. Una politica che non si fermi ai casi – pur essenziali – delle multinazionali che vogliono abbandonare l’Italia, e che riempiono ogni sera i talk show televisivi, con tanto di “tavoli” privilegiati ogni volta aperti per negoziare sgravi e agevolazioni. Una politica che guardi al cuore profondo delle oltre 4 milioni di microimprese italiane, un cuore che oggi sanguina mortalmente.

Ha fatto bene la Cgil, ieri, a dichiarare esplicitamente il suo sostegno a chi stava a piazza del Popolo. E anche Confindustria, in questi anni, si è aperta a battaglie unitarie e di sistema ma dovrebbe farne di più, perché artigianato e commercio sono fondamenti senza i quali la manifattura non prospera in un deserto. Allo stesso tempo, gli apparati delle diverse sigle di artigiani e commercianti, CNA, Casa Artigiani, Confesercenti, Confcommercio etc, dovrebbero capire che la base è stufa di microappartenenze e apparati burocratici, e vuole lotte unitarie e risultati.

Ora viene il difficile. Capire se la politica saprà innestarla davvero, la marcia diversa che serve. Se ciascuno è figlio della propria storia, allora Matteo Renzi, figlio di un piccolissimo imprenditore della distribuzione, e sindaco di una città in cui nel 1338 – attesta la “Nuova Cronica” di Giovanni Villani – i giovani a bottega erano un decimo della popolazione cittadina, cioè il doppio di quanti fossero all’Unità d’Italia e il quadruplo di oggi, dovrebbe avere meglio di altri il dna per capirlo. Vedere per credere, però.

Pubblicato in : Primo piano

Info Oscar Giannino

Giornalista. Fondatore di FARE per Fermare il declino

Interazioni del lettore

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Sidebar

Iscriviti alla nostra Community WhatsApp

Ultimi commenti

  • Gianni su Emergenza casa: tra legalità calpestata e la distorsione del welfare nazionale
  • Luca Bagatin su Nobel a Pillay, uno schiaffo alla lotta contro l’antisemitismo
  • Enzo Baccioli (Nuvola Rossa) su Giorgia, credimi: pace impossibile con la jihad
  • Leone Vincenzo su Miccichè, la Corte dei Conti condanna l’ex presidente dell’Ars: oltre 42 mila euro per l’uso dell’auto di servizio
  • Ugo Malasoma su Naza non è un film documento ma verità amputata
  • Anna La Mattina su Sánchez chiude il ciclo e porta la Spagna alle urne: la casa fa saltare la maggioranza!
  • Enzo Baccioli (Nuvola Rossa) su Giorgetti, l’uomo che sta rimettendo in piedi l’Italia mentre gli altri chiacchierano
  • Enzo Baccioli (Nuvola Rossa) su Giorgetti, l’uomo che sta rimettendo in piedi l’Italia mentre gli altri chiacchierano
  • Luca Bagatin su Giorgetti, l’uomo che sta rimettendo in piedi l’Italia mentre gli altri chiacchierano

Argomenti

aduc anni berlusconi cina commissione consenso conti costi costituzione crisi democrazia dichiarato elezioni euro europa firenze francia futuro germania giovani governo italia lavoro lega mercato merito milano mondo movimento nato natura notizia parlamento pd persone processo renzi repubblica roma scuola soldi stati uniti sviluppo toscana usa

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Pensalibero.it

REDAZIONE

Direttore Responsabile
ad interim
Cesare Mannucci

Vice Direttore
ad interim
Claudio Tirinnanzi

WebMaster
Claudio Tirinnanzi

redazione@pensalibero.it

Rimani aggiornato

Attraverso la nostra newsletter riceverai settimanalmente tutti i nostri aggiornamenti

Iscriviti ora

Chi siamo

  • Chi siamo
  • Credits
  • Autori
  • Accesso autori

Note

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Copyright 2004 © Tutti i diritti riservati. Iscrizione al Tribunale di Firenze n. 5418 del 21-4-2005. I contributi al sito non sono retribuiti