
Parafrasando il libro di John Reed “ I 10 giorni che sconvolsero il mondo”, stiamo entrando in una fase cruciale della politica mondiale, che avrà il suo culmine tra 60 giorni con le elezioni di midterm del 3 novembre negli Stati Uniti. Un periodo in cui si susseguiranno una serie di eventi e fatti , che certamente avranno ripercussioni su tutto l’assetto geostrategico e geopolitico mondiale per i prossimi anni.
Che succede con l’oro?
Intanto sta già avvenendo, da mesi, senza troppo rumore, che alcuni paesi che tenevano depositate le proprie riserve auree nei caveau della Federal Reserve se le stanno riprendendo. Un anno fa, la quota dell’oro che le banche centrali mondiali custodivano nei caveau della FED era il 17%, ora è scesa al 13%. La Francia ha riportato a casa le ultime 129 tonnellate. I Paesi Bassi ne hanno ritirate 78 tonnellate tra marzo e agosto. La Germania ha ancora 1.236 tonnellate e il Bundestag ha votato per riportarle a casa. Bloomberg, in un articolo, ha certificato che negli ultimi 50 anni l’oro detenuto dalle banche centrali mondiali vale più dei titoli del Tesoro statunitensi che le stesse banche possiedono. Prima del panico credo che nella scala delle preoccupazioni ci sia il nervosismo e intorno ai titoli di Stato del Tesoro americano, Treasury, siamo abbondantemente in una situazione di nervosismo generalizzato. Il 28 febbraio, alla prima bomba sull’Iran, i Treasury a 10 anni costavano il 3,80% oggi siamo al 4,97%, mentre quelli a 30 anni sono passati dal 4,60% di febbraio al 5,42% dell’ultima chiusura. L’Italia paga a 10 anni il 4,40% e a 30 anni il 5,03%. Il Bund tedesco a 10 anni costa il 3,50%; a 30 anni il 3,80%. I grandi possessori di oro se lo stanno riportando a casa nel contempo che i creditori dello Stato federale americano vogliono tassi sempre più alti per rifinanziare il debito. La combinazione anomala è che aumenta il costo dell’oro ma anche dei titoli di Stato americani!!.
Il petrolio sta spezzando le reni all’Occidente
Lo stretto di Hormuz da aprile è praticamente chiuso. Ci passavano mediamente 23 navi al giorno; ora siamo a 10 la settimana, si sospetta che passano le petroliere saudite che trasportano anche petrolio iraniano. Da qualche giorno la situazione delle forniture di petrolio, elio, gas e fertilizzanti è peggiorata con la presa degli Houti, proxy dell’Iran, dello stretto di Bab al-Mandeb e delle isole che ne regolano il transito. La conseguenza più evidente è il prezzo del Brent aumentato da 88 $ al barile del 28 agosto a 108 $ alla chiusura di oggi. Il 24% in più in 15 giorni. I guai peggiori per Trump arrivano dal prezzo dei carburanti con il gasolio a 6,05 $ al gallone, più o meno 1,80 $ al litro!!!, con un aumento del 61% da febbraio 2026. A peggiorare la situazione, se ancora fosse possibile il peggio, ci ha pensato come sempre Trump imponendo una guerra commerciale con il Canada, che è il più importante fornitore di petrolio greggio, oltre che di elettricità, degli Stati Uniti. Quindi aumentano: l’oro, i titoli di Stato americani e il petrolio!!
Che farà la FED con il costo del denaro
Questo pomeriggio si riunisce il Board della Federal Reserve per decidere se aumentare i tassi oppure tenerli al 3,75% . Saranno chiacchiere, ma tutte le grandi banche di Wall Street danno per certo, o per necessario con l’inflazione al 4%, un aumento dei tassi dello 0,25% con un target price al 4,50%. Dopo avere passato due anni a offendere e provare a demolire la reputazione di Powell e della FED, ora Kevin Warsh, che Trump ha messo al suo posto, non può fare altro che aumentare i tassi per evitare guai peggiori. Molto peggiori del tipo di quello ipotizzato il 13 di settembre da Morgan Stanley che ha emesso un “allert” agli investitori: “ una correzione del mercato azionario potrebbe arrivare entro 30 giorni. Tuttavia, in base agli sviluppi avvenuti durante il fine settimana, i mercati potrebbero non attendere così a lungo”. Mike Wilson, il principale strategist azionario della banca ritiene che la “correzione” non sarebbe da mettere in relazione con le indecisioni sull’intelligenza artificiale (IA) quanto con il prezzo del petrolio: “I costi dell’energia potrebbero privare il mercato di liquidità. I prezzi del petrolio negli Stati Uniti continuano ad aumentare sopra i $100, in rialzo di quasi l’80% quest’anno. Se nei prossimi 30 giorni il petrolio dovesse arrivare a 120, 130 o 140 dollari al barile , causerebbe un drenaggio colossale di liquidità dal mercato azionario”. La “rettifica” a cui si riferisce Wilson sarebbe un salasso sui 5000 miliardi di $. Robetta .
Fattori politici con le elezioni in Israele e Stati Uniti
Martedì 27 ottobre 2026 si vota per le politiche in Israele. Oramai tutti nel mondo hanno capito che negli Stati Uniti comandano le lobby sioniste che hanno come punto di riferimento il primo ministro israeliano, o per meglio dire Netanyahu, che è uno dei burattinai che tiene i fili di Trump e della politica americana. Per i palestinesi, fra Netanyahu e Gadi Eisenkot, maggiore candidato dell’opposizione, ex Capo di Stato Maggiore dell’IDF , cambia poco. Si passerebbe dall’annessione brutale al controllo militare e all’annessione strisciante. Eisenkot offrirebbe più variabili geopolitiche conoscendo bene i limiti di un’azione militare che oramai dura da 3 anni. Soprattutto conosce i limiti delle forze armate israeliane con soldati e ufficiali stanchi e ,si dice, depressi per un’operazione di cui non si vede la fine. Eisenkot è rimasto molto vago sulla questione dell’Iran, conscio che da solo Israele non può sconfiggere militarmente l’Iran, nella possibilità che il Congresso e/o il Senato finiscano in mano al Partito Democratico, al cui interno si è rafforzata la corrente di sinistra che vuole ridurre drasticamente l’appoggio a Israele. Sarebbe un’eventualità con un danno enorme per l’isolamento che Israele ha nel mondo, molto più di quanto le cancellerie vogliono dimostrare. Anche un semplice indebolimento dell’appoggio diplomatico aprirebbe la strada a sanzioni e boicottaggi che renderebbero la politica colonialista portata avanti negli ultimi 20 anni del tutto impraticabile. Per ultimo c’è l’evento principale che preoccupa tutti dentro e fuori gli Stati Uniti per le implicazioni finanziarie, economiche, sociali, geopolitiche. Il 3 novembre ci sono le elezioni di metà termine. Per quello che è successo in questi 18 mesi di presidenza, Trump non può perdere e soprattutto non può e non vuole consegnare il Congresso e/o il Senato al Partito Democratico. In qualsiasi situazione, che non sia l’attuale, Trump rischia l’impeachment e/o di dover rispondere a commissioni d’inchiesta su ogni azione messa in atto in questi mesi. E se anche dovesse riuscire a completare la presidenza fino al 2028 , senza la maggioranza in ambedue le camere, non avrebbe alcuna possibilità di maciullare la Costituzione americana e ricandidarsi per un terzo mandato. Non gli basterebbe la sentenza della Corte Suprema, che concede l’immunità totale per le azioni messe in opera da un Presidente, per essere al riparo da grossi guai giudiziari. La sinistra del Partito Democratico punta su un’incriminazione per alto tradimento, che è fuori dalla protezione dell’immunità, in riferimento alla guerra con l’Iran che coinvolgerebbe lui e tutti coloro che hanno partecipato alle decisioni, comprese le lobby che lo avrebbero convinto ($) a entrare in una guerra che interessa solo Israele. Sarebbero chiamati a processo anche i componenti della sua Amministrazione che non sono protetti dall’immunità , compreso Elon Mask, per le ripetute violazioni delle norme costituzionali. Trump, chi gli sta intorno e chi ne tira le fila, lo sa benissimo e quindi per il caso di sconfitta anche parziale non se ne andrà. Ha tutte le leve del potere, compresa una polizia quasi privata come l’ICE, per decidere chi può entrare nei seggi per votare, come si devono contare le schede elettorali ed eventualmente annullare il voto seggio per seggio con la motivazione di brogli elettorali. Anche se si riuscisse a far ratificare i voti contrari, Trump ordinerebbe allo speaker della Camera di nominare eletti candidati del Partito Repubblicano scelti da lui. Trump ha tre…quattro livelli di azioni legali e non per decidere chi deve essere eletto. Solo una massiccia sollevazione popolare generalizzata , anche non armata, in tutti gli Stati Uniti potrebbe convincere i burattinai a trattare una caduta di Trump o meglio, una divisione degli attuali Stati Uniti in due federazioni. Questa soluzione, che è molto più concreta di quanto la si vuol far credere, se ne parlerà più a ridosso delle elezioni. Se non saranno 60 giorni che sconvolgeranno il mondo, certamente lo condizioneranno moltissimo.
Fulvio Rapanà

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