Ne dites pas non.
Vous avez souri.
J.Prévert
I francesi dicono sempre hop. Per sentirsi più efficienti e scattanti, forse. Prima d’alzarsi dal letto per andare al lavoro, si ricaricano, si fanno forza e dicono hop. Il segreto è tutto lì, ma io ancora non so usarlo, è che non lo pronuncio bene.
Eppure è semplice, hop, i pensieri invecchiano e bisognerebbe scartocciarne di nuovi, ma il supermercato ha già chiuso.
Il ritardo è la dannazione di chi si fa domande, però le porte sigillate non hanno lunga vita ed io sono paziente, mentre mi diverto a scartabellare fra le carte di quel che ho già mangiato. Riciclare è troppo facile, a dispetto di chi dice che il nuovo è sempre dietro l’angolo, in attesa d’essere scoperto.
Quelli che tornano a trovarti hanno l’accesso prioritario, l’entrata dallo scalone, in confronto ai novelli disgraziati, condannati ad usare la porta di servizio per anni.
Quelli che tornano vengono ricevuti come ospiti d’onore, senza invito, perchè ti conoscono. Esercitano diritto di proprietà su di te e non ci si puo’ rifiutare. Sorridi e non dici di no.
Sorridi e li fai accomodare, tanto i sensi di colpa sono sempre lì, impacchettati, pronti all’uso.
Ci vorrebbe una scrollatina, di tanto in tanto, un colpo di scopa, aprire le finestre per cambiare quell’aria talmente viziata che se non la prendi a calci non se ne va.
Staccarci le ragnatele dalle dita e cominciare a muovere le mani.
Nell’attesa che arrivi l’ora e le saracinesche inizino a sbadigliare.
Hop.
Ornella Tajani

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