L’universo femminile brinda alla prima donna candidata alla presidenza degli Stati Uniti (fra l’altro con buone possibilità di conquistarla). Fiocco rosa sulla porta della Casa Bianca, il centro di potere del Paese più potente del mondo. Il riscatto dell’altra metà del cielo. Eva che raggiunge Adamo. L’emancipazione del gentil sesso elevata a potenza. Hillary Clinton icona della parità uomo-donna ormai raggiunta? Ma ci faccia il piacere, avrebbe sentenziato Totò. Senza il traino del nome acquisito dal marito Bill, la carriera politica avrebbe avuto gli stessi successi? Se di fronte agli americani si fosse presentata l’avvocata Hillary Diane Rodham, anziché l’ex first lady, i consensi sarebbero piovuti altrettanto copiosi? In realtà la probabile prossima neopresidentetessa degli Stati Uniti brilla di luce riflessa. Ma la Clinton, anzi la Rodham, è in ottima compagnia. Provate a pensare alle donne più in vista in campo politico internazionale, di ieri e di oggi. Per esempio frau Angela Dotothea Kasner. Chi è costei? Se scrivo Merkel è più chiaro? Anche la “padrona” dell’Europa ha preso in prestito il cognome del primo marito Ulrich Merkel. Come Indira Nehru, coniugata Gandhi (Feroze). Oppure Isabel Martinez Cartas che dietro al vezzoso diminutivo di Isabelita ha preferito far seguire il cognome nuziale Peron (Juan Domingo). Perfino la lady di ferro non sfuggì a questa debolezza. Thatcher si chiamava il consorte Denis, lei era Margaret Hilda Roberts. E allora riavvolgiamo il nastro degli evviva e ritappiamo lo spumante. Ben venga una donna sul tetto del mondo, ma speriamo che la prossima volta non scelga il cognome di un uomo per tirarle la volata.
Hillary Clinton icona della parità uomo-donna ormai raggiunta?
Ma ci faccia il piacere, avrebbe sentenziato Totò. Senza il traino del nome acquisito dal marito Bill, la carriera politica avrebbe avuto gli stessi successi?

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