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Hillary avanti, la spada di Donald sul voto

Il rifiuto del magnate d’impegnarsi a riconoscere la propria – eventuale ma sempre più probabile – sconfitta è senza precedenti nella storia americana.

di Giampiero Gramaglia | 23 Ottobre 2016

Hillary Clinton ha davanti a sé una strada larga e piana. Donald Trump una strada in salita, tutta curve e sterrata. La candidata democratica deve solo badare a se stessa: non fare errori ed evitare bucce di banana e trappole.

 

Gianfranco Uber, www.gianfrancouber.eu, http://www.cartoonmovement.com

Il candidato repubblicano deve azzeccarle tutte e sperare che la rivale faccia sbagli. E, in tutta la stagione dei dibattiti, dal 27 settembre a oggi, Trump ne ha azzeccate davvero poche: ha perso i tre confronti – l’unico successo l’ha ottenuto il suo vice Mike Pence – ed è stato travolto dalla divulgazione di video e audio sessisti e da una decina di denunce di molestie da parte di donne uscite dal suo passato.

L’ultima trovata del magnate e showman rischia di rivelarsi un boomerang. Mercoledì sera, rispondendo a una domanda sui sospetti di brogli da lui avanzati, Trump non ha voluto impegnarsi ad accettare il risultato del voto, quale che esso sia: “Lascio la suspense. Deciderò al momento”.

New York Times, un attacco alla democrazia
Restano tutti di stucco: il moderatore, un giornalista della Fox, Chris Wallace; i media, che subito la sparano nei titoli d’apertura dei siti; il suo vice e il suo partito, che sostenevano il contrario – ci si batte fino al voto, poi il popolo decide e mette tutti d’accordo. Trump forse s’accorge d’averla fatta grossa, ma, per metterci una pezza, la combina più grossa: parlando in Ohio, dice che accetterà il verdetto delle urne “se vinco io”. Se perde, farà ricorso.

Un attacco alla democrazia: così il New York Times interpreta la spada di Damocle posta da Trump sulle presidenziali dell’8 Novembre. Il rifiuto del magnate d’impegnarsi a riconoscere la propria – eventuale ma sempre più probabile – sconfitta è senza precedenti nella storia americana.

Il principio della transizione senza sussulti da un’Amministrazione all’altra viene messo in discussione, creando allarme a Wall Street e fra gli imprenditori. In visita a Roma Loretta Lynch, ministro della Giustizia Usa, assicura: “Il nostro sistema elettorale è sicuro”.

L’unica che s’era preparata a questa eventualità è Hillary Clinton. La candidata democratica replica: “Tutte le volte che le cose non vanno come lui vuole, lui dice che sono truccate”; e snocciola tutta una sfilza di esempi, fino agli Emmy non vinti dal suo programma TV. Hillary dice: “Donald denigra la democrazia americana, è il candidato più pericoloso che ci sia mai stato”. Lui afferma: “Il voto è truccato a partire dal fatto che la Clinton non dovrebbe potere correre, dovrebbe essere in prigione”.

Un dibattito senza strette di mano
Quello sul palco dell’Università del Nevada a Las Vegas è un dibattito senza strette di mano, né prima, né dopo. I sondaggi dicono che la Clinton inanella la terza vittoria consecutiva: la Cnn le assegna il successo 52 a 37%. Per il Whashington Post, Trump, che è indietro nelle intenzioni di voto, non sfrutta l’occasione per recuperare e si guadagna, contando un sacco di frottole, un sacco di pinocchietti.

Lui, però, si proclama vincitore ed effettivamente domina la scena su Twitter: il 60% dei cinguettii lo riguardano. Ma il Wall Street Journal si chiede se i repubblicani potranno salvare la maggioranza in Senato, considerando già persa la presidenza.

Il magnate, che deve rimontare, si presenta più aggressivo e a tratti concitato; l’ex first lady esibisce sempre il sorriso (un po’ posticcio) e la fermezza. Lui veste scuro con cravatta rosso repubblicano. Lei ha una tunica bianco panna, colletto coreano e taglio che evoca l’India, e pantaloni in tono; l’acconciatura è curata – tutto molto meglio dell’abito a farfalla improbabile del secondo dibattito.

. Se questa fosse una partita di tennis, il terzo set non l’avrebbero neppure giocato: sarebbe già finita con un ‘gioco, partita, incontro’ alla fine del secondo, Hillary 2 – Donald 0. Ma questo è un match di boxe: l’avversario lo puoi mandare a terra anche all’ultimo round, il colpo del ko lo puoi trovare anche all’ultimo secondo e quando ai punti sei irrimediabilmente sotto. Lo showman, però, non ci riesce: al gong, il suonato è lui.

Temi inediti, Corte Suprema, aborto, armi
L’ultimo confronto tocca temi non affrontati, o solo sfiorati, nei primi due, la Corte Suprema, l’aborto, il diritto d’avere e portare armi, le Fondazioni di famiglia. Ma offre pure passaggi ripetitivi sull’economia, le tasse, l’occupazione, l’immigrazione, la sicurezza, il liberismo, le mail, Putin, l’Isis, la Siria, i rapporti con le donne.

La Clinton ha fra l’altro detto che Trump è “un burattino di Putin”. Trump che Putin, e al Assad, sono più furbi del presidente Obama e della Clinton. L’ex segretario di Stato non invierà in Iraq soldati come “forza di occupazione”, il magnate sostiene che l’offensiva di Mosul è stata lanciata per favorire la campagna della rivale (“Avevamo Mosul, ce ne siamo andati e l’abbiamo persa”). Anche la situazione di Aleppo è, per Trump, colpa di Obama: “In Siria, noi appoggiamo i ribelli, ma manco sappiamo chi siano”.

Lui cita contro Hillary Bernie Sanders; lei, che ne ha avuto l’endorsement: “Chiediamogli chi sostiene per presidente”. Agli attacchi di Trump contro patti commerciali e immigrazione, lei replica: “Hai costruito la Trump Tower con lavoratori illegali e acciaio cinese”.

Il repubblicano ammorbidisce un po’ i toni sulla deportazione degli illegali, ma assicura: “Impediremo a integralisti, musulmani, terroristi di entrare nel nostro Paese”. La democratica accentua quelli sui controlli in nome della sicurezza. Wallace fa una domanda a Hillary citando Wikileaks e Trump lo ringrazia, mettendolo in imbarazzo.

Il confronto è vivace sull’ingerenza di hacker russi nella campagna presidenziale, su chi può avere il nucleare, sui rapporti con gli alleati, sulle fondazioni di famiglia, sui piani fiscali.

Lei solleva la questione della dichiarazione fiscale non pubblicata da lui – “Ci sono immigrati illegali che pagano più tasse di quante non ne abbia pagate Donald per 18 anni”; Trump l’accusa di avere creato l’Isis e la invita a restituire i soldi avuti da Paesi che non rispettano le donne. Lui pensa che la campagna di lei innesca la violenza e alimenta false illazioni nei suoi confronti; lei crede che lui semini insulti e divisione nella società americana.

Concluso il dibattito, Trump chiama a consiglio la famiglia sul podio. La Clinton scende a salutare la sua: niente mail nel clan Clinton, gli hacker di Wikileaks sono in ascolto.

 

Giampiero Gramaglia   (affarinternazionali.it)

Pubblicato in : Primo pianoTag: curve, democrazia, Donald Trump, elezioni usa, first lady, hillary clinton, immigrazione, iraq, new york times, obama, putin, roma, siria, sistema elettorale, soldati, soldi, tasse, usa, wall street

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