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Hamas, il 7 ottobre e l’arma dello stupro: il rapporto definitivo

Quando subito dopo il sette ottobre con alcuni giornalisti scendemmo ai kibbutz devastati, la prima cosa, la più evidente, fu lo sfregio sessuale congiunto alla strage. Chiunque sia entrato nelle case di Kfar Aza, abbia ascoltato di prima mano i racconti di come i corpi erano stati trovati, violati, spezzati, svestiti, uomini donne e bambini, trovò immediata conferma della prima impressione dai medici e infermieri, esperti di medicina legale che amorevolmente cercavano di sistemare la montagna di corpi e di spezzoni umani nella base di Shura: là ci aggiravamo davanti a tendoni e vagoni zeppe dei resti di Nova e dei kibbutz. Erano stati esseri umani bellissimi e giovani cui la morte era stata inflitta nel peggiore dei modi, gli arti spalancati, mutilati nel volto e nelle parti sessuali.

di Fiamma Nirenstein | 13 Maggio 2026

Quando subito dopo il sette ottobre con alcuni giornalisti scendemmo ai kibbutz devastati, la prima cosa, la più evidente, fu lo sfregio sessuale congiunto alla strage. Chiunque sia entrato nelle case di Kfar Aza, abbia ascoltato di prima mano i racconti di come i corpi erano stati trovati, violati, spezzati, svestiti, uomini donne e bambini, trovò immediata conferma della prima impressione dai medici e infermieri, esperti di medicina legale che amorevolmente cercavano di sistemare la montagna di corpi e di spezzoni umani nella base di Shura: là ci aggiravamo davanti a tendoni e vagoni zeppe dei resti di Nova e dei kibbutz. Erano stati esseri umani bellissimi e giovani cui la morte era stata inflitta nel peggiore dei modi, gli arti spalancati, mutilati nel volto e nelle parti sessuali. Tutto era chiaro perché i terroristi di Hamas si erano presi cura di filmare le loro gesta, e quindi oltre alle testimonianze dello stupro di massa già esisteva la documentazione di come fosse parte strategica della guerra di sterminio di Sinwar e delle nukbe.

La pazzesca negazione dell’evidenza, che onestamente sembrò all’inizio misera cosa. Invece divento parte della strategia antisemita di invenzione e negazione: le istituzioni internazionali come l’ONU, anche se la loro esperta diceva che “c’e ragionevole possibilità di uno stupro di massa” rifiutava la condanna, e i gruppi femministi hanno decretato la fine della loro esistenza (l’ha detto bene Lucetta Scaraffia) negando il maggiore sfregio delle donne dal dopoguerra. Solo perché erano ebree. Finalmente dopo due anni e mezzo ecco però la monumentale conclusione della Commissione Civile sui Crimini di Hamas contro Donne e Bambini, 300 pagine di stupri di massa, famiglie terrorizzate e costrette a comportamenti impensabili, una a una crudeltà senza nome. Sotto la guida dell’esperta di legge Cochav Elkayan Levy abbiamo qui 1800 ore di lavoro e 10mila fra fotografie e video con immagini e testimonianze incrociate da 25 esperti e da volontarie, fra cui Hillary Clinton, dislocazioni misurate in centimetri, identificazioni forensi.

Elkayan Levy non vuole solo raccontare, vuole che si riconosca la storia una volta per sempre e si creino nuove conseguenze legali internazionali, anche per la Nigeria, per gli Yazidi… per le stragi per cui si usi lo stupro per umiliare, per lasciare un segno definitivo. Ci sono racconti di chi ha udito nascosto gli urli delle vittime e le risate degli stupratori e poi ha visto i corpi mutilati e insanguinati; i rapiti e le rapite che raccontano cosa è stato fatto loro; i bambini; l’inenarrabile testimonianza dello stupro della famiglia intera, chiamato “Kinocidio”, in cui i bambini vengono stuprati e uccisi davanti alle madri o viceversa, e addirittura si costringono gli uni a gesti mostruosi gli uni sugli altri. Con coraggio, si può adesso vedere tutto, anche la vergogna senza fine della menzogna su Israele. Invece ci riprova in queste ore è il New York Times nella sua infinita tradizione di attacchi a Israele, quasi una sequela noiosa. Stavolta il commentatore Nick Kristol accusa Israele di stupro e violenza sessuale nelle carceri, e lo fa con strani marchingegni in cui gli Israeliani avrebbero anche usato cani da stupro. Usa come testimone principe Sami al Sai, in prigione per terrorismo dal 2016 al 2024, fondatore del Tulkarem Battalion, sul cui curriculum si trovano parecchi attentati terroristi, e che l’8 ottobre ha postato messaggi di tripudio per la “bandiera verde”. Un testimone, con alcune associazioni “pro diritti umani”, la cui sincerità circa la battaglia contro lo stupro si potrà verificare dopo la loro lettura del rapporto della Commissione Civile.

Fiamma Nirenstein

https://www.fiammanirenstein.com/articoli/hamas-il-7-ottobre-e-l-arma-dello-stupro-il-rapporto-definitivo-6633.htm

Pubblicato in : Editoriale, Esteri

Info Fiamma Nirenstein

Fiamma Nirenstein ha vissuto per anni a Gerusalemme, dove è stata inviata prima per “La Stampa” e poi per “il Giornale” su cui continua a scrivere. Oggi è deputata al Parlamento italiano e vicepresidente della Commissione Esteri della Camera. Presso Rizzoli ha pubblicato L’abbandono, Islam: la guerra e la speranza.

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