
Il settore del turismo è tra i più colpiti dalla pandemia. Oramai è cosa nota. Tutti gli ingranaggi della catena, siano essi grandi alberghi o piccoli esercenti, vivono oramai da un anno una crisi impensabile, della quale ancora si fatica a intravedere la fine.
Tra le categorie ad aver risentito maggiormente degli effetti della crisi troviamo il comparto delle guide turistiche, che tra le piaghe di questa ferita hanno visto emergere anche un annoso e mai risolto problema, ovvero quello dello stato normativo della propria figura.
Per inquadrare meglio il problema abbiamo incontrato Marco Verzì, guida turistica abilitata di Firenze e presidente di Federagit Firenze, principale sigla di categoria aderente a Confesercenti.
La figura delle guide turistiche è sicuramente una tra le più colpite da questa pandemia. Innanzitutto, una domanda sugli aspetti dei “ristori”. Da questo punto di vista potete ritenervi soddisfatti?
Sicuramente il Governo uscente, ed in particolare il Ministro Franceschini – il cui ministero ha visto adesso scorporate le deleghe del turismo (ndr) – hanno riconosciuto il grande disagio che la nostra categoria ha vissuto erogando, tra dicembre e gennaio, un sostegno che sommato ai vari ristori del 2020 ha sicuramente dato un sollievo agli operatori. Va però ricordato che la quasi totalità delle guide non lavora dal marzo del 2020, e comunque gennaio e febbraio sono mesi di bassa stagione, quindi di poco lavoro. Sono “saltati” momenti importanti come la Pasqua, l’estate, le vacanze natalizie. Confidiamo dunque che anche il nuovo esecutivo, al quale riconosciamo il merito di aver introdotto un Ministero dedicato al Turismo, vorrà tenerne di conto.
La ripartenza è ancora un miraggio. Ma il problema è solo di tipo economico?
Esatto, la ripartenza è ancora un lontano miraggio. Ma il problema non è esclusivamente di natura economica. Chi ha scelto questo mestiere lo ha fatto per l’amore verso i luoghi nei quali vive, per la bellezza delle piazze e delle strade, per l’arte, per il contatto con le persone. Alcuni colleghi si sono “inventati” percorsi multimediali, ma può essere un surrogato temporaneo, non una soluzione organica. E’ necessario dare una sterzata alla progettualità anche e soprattutto da parte delle amministrazioni locali. Come bene ha fatto, ad esempio, il Comune di Firenze con l’assessora Cecilia Del Re, che già prima della pandemia aveva istituito un progetto di collaborazione tra Comune e Guide abilitate denominato Feel Florence, e con un bando per riscoprire Firenze al quale hanno partecipato associazioni culturali e associazioni di guide, che grande successo ha riscontrato tra il pubblico. Altra nota di merito va data alla Regione Toscana, che nella riforma delle Pro-Loco sta inserendo, grazie al lavoro di Massimo Pieri, Consigliere speciale del Presidente Eugenio Giani, la centralità della guida abilitata. Rimane però il nodo del quadro normativo…
Il quadro normativo, appunto: ci spiega come è regolata la professione della guida turistica in Italia? Esiste un albo?
No, non esiste un albo al momento. La disciplina della professione della guida turistica è forse una delle piaghe annose che il Covid ha scoperto in maniera evidente. Purtroppo, vi è una sovrapposizione tra norme europee e norme italiane, e poi una tra stato e regioni. La materia “turismo” è di competenza regionale, la materia “professioni” è di competenza concorrente e segue principi e criteri direttivi fissati dallo stato e normati dalla Regione. Vi è poi un aspetto legato alla tutela della concorrenza, e qui torniamo in ambito esclusivamente statale.
Attualmente la normativa risente di un intervento comunitario, ovvero dall’apertura di una procedura aperta nei confronti dell’Italia per la violazione dei principi del libero stabilimento e della libera prestazione dei servizi, e di violazione della direttiva servizi, per quanto Federagit abbia sempre contestato l’inquadramento della professione di Guida tra i servizi.
Quindi la disciplina della guida turistica in Italia è dettata da una norma europea? Ci spieghi bene..
No, per rispondere a questa contestazione europea l’Italia ha risposto con la legge europea 97 del 2013, che all’articolo 3 comma 1 sancisce che l’abilitazione della professione di guida turistica è valida su tutto il territorio nazionale, mentre in precedenza erano le Regioni a regolare l’accesso alla professione, e l’abilitazione era valida per il territorio per il quale si era specificatamente ottenuta l’abilitazione. In sintesi, qui a Firenze potevano operare esclusivamente guide che avevano ottenuto una abilitazione specifica per il territorio, dimostrando dunque conoscenza specifica, mentre oggi una guida, ad esempio, di Palermo può esercitare liberamente qua.
Va detto che per moderare l’impatto della legge, era previsto che il Mibact emanasse dei decreti attuativi nei quali venivano individuati i siti di particolare interesse artistico o archeologico per i quali occorreva una abilitazione particolare, ed anche i requisiti necessari per ottenerla. Purtroppo, i decreti sono stati impugnati presso il TAR del Lazio, che ne ha disposto l’annullamento, sentenza poi confermata anche dal Consiglio di Stato.
Dunque, per rispondere alla sua domanda, oggi la professione di guida turistica è disciplinata esclusivamente a livello statale dall’articolo 3 della Legge 97/2013. Anche il codice del turismo (D. Lgs. 23-5-2011 articolo 6) è estremamente lacunoso, in quanto riserva un solo articolo generico alla materia, per altro non idoneo a colmare le lacune normative.
E le Regioni, che avevano precedentemente competenza specifica e che mantengono sicuramente un interesse nel merito, come hanno risposto?
In questo caos normativo nazionale, le Regioni hanno continuato a regolare, ciascuna secondo proprie normative, l’accesso alla professione. In alcuni casi si è fatto riferimento all’articolo 3 e quindi ampliato i programmi formativi al territorio nazionale, in altri si è invece rimasti fermi alle competenze del proprio territorio di riferimento. Ad ogni modo, indipendentemente dalla Regione dalla quale il soggetto ha avuto abilitazione, ai sensi dell’articolo 3 esso può legittimamente esercitare la propria professione sull’intero territorio nazionale.
Quindi, di fatto sono le Regione a rilasciare l’abilitazione come prima, però ai sensi della norma nazionale l’abilitazione rilasciata dalla singola regione è valida su tutto il territorio nazionale… non è un po’ un cane che si morde la coda?
Esatto, va detto però che in merito sono intervenute delle sentenze come quella del TAR della Calabria, confermata dal Consiglio di Stato, che hanno dichiarato illegittimi i provvedimenti di indizione regionale degli esami per l’abilitazione della professione.
La sentenza del Consiglio di Stato è sicuramente un punto fermo nei confronti delle autonomie regionali, in quanto ha determinato che la disciplina dell’abilitazione alle professioni turistiche non attiene alla materia del turismo ma a quella delle professioni, rendendo dunque irrilevante il settore di esercizio della professione ai fini dei principi fondamentali di disciplina che devono essere determinati esclusivamente dallo Stato. Non a caso, a seguito della sentenza, regioni come la Lombardia e la Toscana hanno sospeso i bandi in attesa di un intervento statale.
Quindi al momento l’accesso alla professione è sospeso?
Esatto. Chi al momento volesse intraprendere questa professione, ivi comprese le aspiranti guide che hanno già effettuato un percorso formativo, non hanno al momento la possibilità di ottenere l’abilitazione, e di conseguenza esercitare la professione, in attesa di un intervento nazionale che indichi i principi fondamentali che definiscono la professione di guida turistica, ne fissi le regole di accesso e fornisca alle regioni dei criteri unitari sulla base dei quali disciplinare la materia in base alle proprie specificità locali.
Quali sono dunque i prossimi passi?
Ad oggi, nonostante varie iniziative di legge, l’ultima risalente al 9 febbraio scorso, nessun provvedimento legislativo è stato emanato e tutti gli operatori del settore sono in attesa di questa riforma che consenta di avere un quadro normativo di riferimento chiaro.
Come associazione abbiamo intavolato importanti tavoli di confronto, sia a livello locale – per quanto riguarda la Toscana, dove avremo un incontro con l’assessore regionale Marras e dove il presidente Giani si è sempre mostrato vicino alla nostra figura – sia a livello nazionale: abbiamo avuto recentemente dei confronti con Rosa Maria Di Giorgi, deputata fiorentina del PD, e Riccardo Nencini, che presiede la Commissione Cultura del Senato.
La necessità di una legge dello Stato che riordini la professione sembra un dato di fatto oramai preso in considerazione da tutti i maggiori schieramenti politici e confidiamo dunque in un intervento governativo.
Claudio Tirinnanzi

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