
Sono le parole che il presidente Donald Trump dovrebbe pronunciare in mondovisione dalla Cina, prima che Xi Jinping gli comunichi l’annessione di Taiwan, con il capo chino e la voce bassa. Dovrebbe farlo, appunto, perché naturalmente non lo farà mai. E il mondo che ha calpestato – cioè tutti noi – può limitarsi a indignarsi sui social o nei talk show, magari per raccogliere alcuni like o qualche applauso. Oltre questo, ben poco. E forse viene anche da chiedersi cosa potremmo davvero fare davanti a tanta superficialità. O furbizia. Con la giustificazione di impedire all’Iran di arricchire l’uranio fino al livello necessario per costruire un’arma nucleare, Trump ha scelto la strada della guerra insieme a Israele. Ma a distanza di mesi gli obiettivi dichiarati appaiono lontani dall’essere raggiunti: il programma nucleare iraniano non è stato cancellato, il regime non è crollato e il Medio Oriente è oggi ancora più instabile. Nel frattempo la crisi dello Stretto di Hormuz ha provocato un forte aumento del prezzo del petrolio e dell’energia, con conseguenze economiche disastrose in tutto il mondo. Gli Stati Uniti stessi hanno visto crescere inflazione e costo della benzina, arrivata in molte aree vicino ai 5 dollari al gallone. Abbiamo scoperto ancora una volta quanto la nostra economia dipenda dal petrolio: aumentano i trasporti, aumentano i beni di consumo, aumentano perfino i costi di produzione dei farmaci. E mentre le grandi compagnie energetiche continuano ad arricchirsi, a pagare il conto sono soprattutto i cittadini e il ceto medio. Trump continua a presentare questa guerra come una scelta necessaria e patriottica, ma sempre più americani sembrano preoccuparsi soprattutto delle conseguenze economiche e del rischio di un conflitto senza fine. E poi ci siamo noi europei. Noi che abbiamo trovato il modo di dire che “la guerra è sbagliata”, aggiungendo però subito dopo che “in fondo l’Iran se l’è cercata”. Una formula ipocrita, soprattutto da parte di Paesi che con l’Iran hanno fatto affari per anni, Italia compresa. La verità è che ancora una volta l’Europa si è mostrata incapace di avere una posizione autonoma e coraggiosa. Non è riuscita a incidere né sulla pace né sulla diplomazia. Trump dovrebbe chiedere scusa. Non perché abbia perso una partita politica, ma perché ha contribuito a rendere il mondo più instabile e soprattutto più pericoloso. E i risultati, almeno finora, parlano da soli. Cioè? Un disastro.
Angelo Santoro

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