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Guazzabuglio europeo

L’unica cosa davvero positiva è che il Parlamento di Bruxelles abbia rifiutato a larga maggioranza l’impiego del termine genocidio per definire la situazione in corso a Gaza. Da oggi tutti coloro che usano o continuano ad usare questa parola sono smentiti dalla principale istituzione europea, non più solo da questo giornale. Insistere con l’accusa di genocidio rivolta ad Israele è un’assurdità storica e politica, e soprattutto un’infamia. Gli unici ad aver subito un genocidio e che ancora lo rischiano sono gli ebrei di Israele. La loro esistenza non viene riconosciuta dalle organizzazioni politiche che hanno governato Gaza, Fatah, prima ed oggi Hamas.

di Riccardo Bruno | 14 Settembre 2025

L’unica cosa davvero positiva è che il Parlamento di Bruxelles abbia rifiutato a larga maggioranza l’impiego del termine genocidio per definire la situazione in corso a Gaza. Da oggi tutti coloro che usano o continuano ad usare questa parola sono smentiti dalla principale istituzione europea, non più solo da questo giornale. Insistere con l’accusa di genocidio rivolta ad Israele è un’assurdità storica e politica, e soprattutto un’infamia. Gli unici ad aver subito un genocidio e che ancora lo rischiano sono gli ebrei di Israele. La loro esistenza non viene riconosciuta dalle organizzazioni politiche che hanno governato Gaza, Fatah, prima ed oggi Hamas. Non c’è pluralismo a Gaza, come non c’era nella Germania nazista. Con una guerra in corso, una guerra non provocata da Israele, Gaza assomiglia alla Berlino del 1945, con la particolarità che Berlino non aveva 500 chilometri di bunker sotterranei a sua fortificazione.

La mozione di Bruxelles ovviamente chiede il rilascio degli ostaggi, che comportano un problema nel problema. C’è chi sostiene impunemente che in realtà il governo usa gli ostaggi per avere mano l’ibera a Gaza, un argomento privo di qualunque fondamento, in quanto gli ostaggi non sono un’invenzione. Se fossero stati rilasciati immediatamente e Israele avesse attaccato comunque, si potrebbe parlare di vendetta, di vocazione stragista e quant’altro, solo che non sono stati rilasciati. Israele si è abbassata a trattare la liberazione dei suoi ostaggi con i carnefici del sette ottobre, ha liberato centinaia di prigionieri nelle sue carceri per riottenerne qualcuno e subita l’umiliazione pubblica di quelli che venivano restituiti ha deciso di colpire i negoziatori arabi dove si trovassero. I capi di Hamas non vivono a Gaza, preferiscono suite di lusso in città più tranquille, contano miliardi di dollari in banca.

L’Europarlamento vuole anche il riconoscimento dello Stato di Palestina e non si capisce come intende procedere per ottenerlo. Sanzionare alcuni ministri come si pretende, non basta e nemmeno compromettere i rapporti commerciali o militari con Israele. L’Itala ovviamente non ci pensa nemmeno perché principalmente danneggerebbe se stessa. La ventina di militari israeliani in vacanza in Gallura. Non sarebbe un grande problema andare per loro a Malta, a Cipro, o in qualche isola greca. Con la bassa stagione bisognerebbe invece sapere se la Gallura riaffitterebbe le stesse stanze perse.

Israele, forse a Bruxelles non se ne è accorti, non dipende dalle armi europee e non avrebbe particolari problemi a sostituire anche quelle, piuttosto rapidamente a danno, anche qui, delle imprese del vecchio continente, che pure fanno affari importanti. Meglio commesse israeliane piuttosto che marocchine. Bisognerebbe invece interrogarsi come vedrebbero Libano, Giordania, Egitto e Siria, la formazione di un nuovo Stato, senza un processo politico certo ed un interlocutore a cui rivolgersi. Bruxelles pensa infatti di affidarsi alla gestione dell’Olp che non esce da Ramallah. Non ci spiega cosa vuole fare con Hamas.

Dispiace dirlo ma la Lega Araba è riuscita meglio di Bruxelles dal momento che i paesi che ne fanno parte chiedono innanzitutto di sbarazzarsi di Hamas poi di fare lo Stato palestinese. E poiché Hamas è armata e combattente, chi è che disposto a sbarazzarsene, con tutti i rischi del caso? Israele non fa il lavoro sporco per gli europei, come disse il presidente Merx, lo fa per gli Stati arabi, che si guardano bene dall’ammetterlo.

Riccardo Bruno

(direttore responsabile “La Voce repubblicana”)

Pubblicato in : Editoriale, EsteriTag: conflitto palestinese usa, Egitto, europa, gaza, giordania, hamas, malta, parlamento europeo, siria

Info Riccardo Bruno

Riccardo Bruno si è laureato in Storia della Filosofia presso l’Università di Roma La Sapienza nel 1988. Dal 1987 al 1989 collabora all’Ufficio esteri del PRI diretto dall’onorevole Vittorio Olcese. Dal 1994 è capo ufficio stampa del PRI, dal 1995 giornalista professionista iscritto alla stampa parlamentare. Nel 1999 è capo redattore de La Voce Repubblicana. È stato poi editorialista per il Foglio di Giuliano Ferrara e l’Indipendente di Vittorio Feltri. Dal 2019 è prima vice direttore de La Voce Repubblicana e poi direttore politico

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