Questa lunga campagna referendaria ha davvero mandato in ciampanelle un sacco di persone di entrambi i fronti, si e no, se persino Galli della Loggia, sul Corriere della Sera, se ne è venuto fuori con una tesi tanto suggestiva quanto nei fatti strampalata.
Secondo il coltissimo professore, infatti, la disputa tra il SI e il NO altro non sarebbe che “la battaglia forse ultima e decisiva di una delle tante, interminabili guerre civili italiane: la guerra civile iniziata tanto tempo fa all’interno della Sinistra italiana tra riformisti e massimalisti.” Ove, guarda caso, i massimalisti sarebbero quelli del NO ed i riformisti quelli del SI.
A lume di naso deve esserci stata una radicale mutazione genetica, fino al capovolgimento dei comportamenti tra i due filoni della sinistra. “Socialtraditori” e “servi della CIA” erano fra gli epiteti più gentili riservati dagli allora massimalisti PCI e PSI ai riformisti socialdemocratici di Saragat. La loro colpa? Avevano scelto per tempo di schierarsi per l’Occidente e contro l’impero sovietico e si erano alleati con i partiti di centro per salvare la democrazia e realizzare almeno alcune delle riforme necessarie all’Italia stremata dalla guerra. Quando anche il PSI fece la medesima scelta, gli toccò lo stesso trattamento. Gli insulti dei massimalisti, nel consueto crescendo, culminarono nella “trippa alla Bettino (Craxi)” giosamente servita alle feste dell’Unità. Oggi, a sentire Galli della Loggia il ruolo di riformisti sarebbe svolto da Renzi&C. E, dunque, le offese ai D’Alema, ai Bersani e a tutti coloro che fanno campagna per il NO, sono la nemesi della storia, perché, per la prima volta, contumelie ed eccessi partono dai “riformisti” e colpiscono i “massimalisti!”
Naturalmente sono offese sacrosante. Perché, come spiega il professore, il bene sta dalla parte di chi sostiene la riforma della Costituzione. E chi vi si oppone vuole mantenere uno stato di impotenza decisionale che è la vera assicurazione a favore dei propri privilegi. E questa intenzione è mascherata da un estremismo parolaio che impedisce, nei fatti, il radioso destino delle riforme, per boicottare le quali, non di rado si fa ricorso al “benaltrismo”.
Insomma, il professore fa il suo mestiere: non espone una sua opinione; senza un perché, ci insegna da quale parte sta il bene e da quale il male. E chi si colloca nel male non può che essere giustamente insultato.
Strano destino il nostro. Abbiamo sempre lasciato uno spazio, magari piccolo, al dubbio. Pensavamo che le riforme si fanno con gradualità, evitando le scorciatoie: ieri di improbabili rivoluzioni, oggi di pasticciate riforme costituzionali e furbeschi marchingegni elettorali. Con la tolleranza, il gradualismo, il dubbio, il rispetto per gli altri e soprattutto della democrazia, credevamo di seguire gli insegnamenti di Turati e degli altri maestri del riformismo. Invece eravamo noi i massimalisti. A nostra insaputa.
Nicola Cariglia

Infatti, Nicola, io riesco a comprendere sempre di meno i riformisti che voteranno no. E se i sondaggi hanno sbarrocciato in Usa, mi auguro che lo stesso succeda da noi: di aspiranti Trump in sedicesimo ne abbiamo già troppi e sono uno più ridicolo dell’altro.
francamente, avevo capito benissimo lo scritto di GdL, ma ho capito meno quello di Cariglia. Quanto agli insulti intra-Ds, mi pare che viaggino con la stessa furia da destra a sinistra e da sinistra a destra. Cordialmente – Rosalino
La lotta fra riformisti e massimalisti ha conosciuto pagine tragiche e talvolta sono stati i riformisti a non andare tanto per il sottile ( vedi in Germania nel primo dopoguerra)..
Forsetto Della Loggia non doveva scomodare massimalismo e riformismo, va da sé che l ‘esigenza di una riforma istituzionale è stata mossa soprattutto, negli anni passati da forze riformiste di questo paese. Psi in primis.
Poi si possono migliorare, fare meglio, limare in futuro effetti indesiderati che molte riforme hanno prodotto pur senza volerlo.
Ma non fare niente ha comunque ben poco di riformismo.
Cordialmente
Alla Leopolda 7, ma signore iddio liberaci dalla 8, da brava maestra la sora Boschi redarguì i critici dell’eccessiva lunghezza dell’art.70 della riforma costituzionale dicendo che è meglio perdere più tempo a leggere la norma per capirla più a fondo. Ora sarebbe stato oppor-tuno che qualcuno si fosse preso la briga di censurare parole tanto maldestre in bocca ad uno degli estensori delle cosiddetta riforma. Sfugge infatti alla sora Boschi che la scrittura di una norma deve essere insieme denotativa e connotativi, la norma cioè non deve e non può spiegare se stessa, tanto meno una norma costituzionale. Per spiegare una legge, qualsiasi legge c’è la giurisprudenza e i barbosi trattati di diritto. La norma che non balza netta all’immediata lettu-ra e si attarda a spiegare se stessa è una norma mal scritta ed è mal scritta perché è mal concepita e poco chiara nelle conseguenze anche nel cervello dei suoi ideatori. Ad esempio continuo a chiedermi perché col nuovo art. 67 si è operata una separazione dell’esercizio delle funzioni senza vincolo di mandato dei membri del Parlamento dal loro essere rappresentanti della nazione, separazione invece assente nell’art. 67 vigente. Si vuole sottolineare che i nuovi senatori vengo-no dagli enti locali e alla loro rappresentanza restano vincolati? Ma allora perché il Senato esiste ancora? In poche parole, se questa cialtronata passasse, il senatore italiano in un contesto internaziona-le che riconoscimento e che qualifica avrà? Come si vede tutto è molto sibillino e poco chiaro, e non parlo a vanvera se accuso il me-diocre livello degli studi di diritto degli ultimi trenta anni quando i sedicenti riformatori si sono laureati, e tra questi la saccente sora Boschi e il resto della banda col capo.
Esopo ci aveva avvisati per tempo caro Nicola. Il cattivo è l’agnello che sta a valle non il lupo che sta a monte.
C’est la vie. Oggi il padrone capitalista, ci sta dicendo cos’è meglio per noi al fine di garantirci i diritti costituzionali, un lavoro dignitosamente retribuito ed una sicura vecchiaia garantita anche da una seria assistenza sociale e sanitaria.
Ma così va il mondo: se non ci fosse stato il cacciatore Cappuccetto Rosso avrebbe pensato che il lupo era sua NONNA. Ciao e complimenti.