Grillo come Michele di Lando e il suo popolo: come i Ciompi di Firenze nel 1378. Il sentimento repubblicano che allora riaffiorava dopo secoli di buio, finì tragicamente.

Nel tempo che terminò l’esperienza dei Ciompi, Firenze si trovò di nuovo sotto l’oligarchia del popolo grasso delle arti maggiori e di quelle medie, che ebbero il controllo della città. La popolazione minuta, i Ciompi, i Farsettai ad esempio, tornarono ad essere esclusi ed inascoltati. Michele di Lando e le arti del popolo di Dio, avevano avuto per un breve periodo la forza di trasformare la repubblica da oligarchica a popolare. Non esistevano problemi di classe, semmai la società era divisa in corporazioni e il potere era in mano all’alto clero e alle famiglie ricche. L’influenza di Cosimo de’Medici aumentò la crisi della repubblica e l’illusione delle arti di contare come in precedenza. Dietro la repubblica fiorentina, Cosimo prendeva le decisioni politiche più importanti, ostacolato da alcune famiglie patrizie mercantili ostili, che non osavano però, apertamente opporsi alla sua politica. L’episodio storico, forse, non si ripete tale e quale, ma lo fa rassomigliare per alcuni aspetti salienti alle cronache politiche d’oggi. Il successo di Grillo così temuto, contrastato dalla politica, dai giornali e dalle tv, attraverso quasi tutti i suoi divulgatori, riporta d’attualità il piccolo evento di storia patria, ma di valore democratico. L’enorme consenso dell’M5S alle politiche di febbraio, il suo forte diniego e la volontà di porre cambiamenti alle abitudini dei parlamentari, pone Grillo come Michele di Lando, a difesa del popolo minuto, dei giovani, e della qualità delle idee, della sana amministrazione repubblicana. Egli ha suscitato consensi da una parte e preoccupazioni dall’altra al punto di fondere i due maggiori partiti, un tempo opposti, ad un’unione apparentemente innaturale. Con la creazione della nuova maggioranza, per proteggere lo status quo ante dei privilegi, si è manifestata la rivolta incalzante di Grillo, con il rifiuto di ben 42 milioni d’euro che sarebbero spettati al suo movimento, secondo la spartizione del finanziamento pubblico ai partiti, o rimborso elettorale, che dir si voglia. Non esiste democrazia senza opposizione, e l’M5S oggi lo rappresenta a pieno titolo. Non esiste democrazia, quando per più di venti anni troviamo gli stessi uomini al comando del vapore, o dei partiti. La crisi politica comincia da lì e dai cittadini che poco sono avvezzi a cambiare anche in evidenti condizioni di disagio sociale. Il quadro politico italiano, vede il popolo grasso con un leader senza il quale non riesce a sorreggersi. Potendo, lo imbalsamerebbe come Lenin, perché non ne vede uno decente all’orizzonte, per contenere le litigiose e inconsistenti parti che lo compongono. Un elemento che avvicinava Grillo al repubblicanesimo, fu un’intuizione d’Ugo La Malfa: Il sindacato dei disoccupati. Quella provocazione poneva l’accento verso chi, senza lavoro, non era rappresentato. I tempi e il piccolo PRI non era in grado di poterlo realizzare; e poi si trattava di una provocazione. Non sapendo, però, Grillo ha raccolto dopo anni, il senso della proposta e trasformato il disagio sociale dei nuovi Ciompi, creando un movimento tra i cittadini; non di una classe sociale, ma trasversalmente a tutte, per un percorso nuovo e democratico non più rappresentato. Il movimento si è così trasformato, senza gli imponenti vincoli finanziari, politici ed economici dell’altra parte della nuova maggioranza al governo, per rappresentare il nuovo. Ora, il tentativo di Grillo – Michele di Lando, attraverserà una nuova fase, più cruenta e sottile. Come finirà? Nel caso che la Storia si ripeterà davvero in tutto, andrà male, almeno per Grillo e il movimento, quindi per l’Italia; che non ha come la Firenze d’allora alle spalle di quella crisi democratica, un Cosimo de’ Medici Pater della patria.

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