
Perciò tutti guardano con interesse alla recente intemerata contro l’abolizione del voto di preferenza voluta da una maggioranza trasversale in consiglio regionale. Graziano si è spinto fino al punto di non ritorno. Ha chiamato a raccolta non solo i suoi compagni ma anche uomini della Margherita e dello SDI, contro una decisione che in consiglio regionale avevano voluto gli uomini del suo stesso partito, della Margherita e dello SDI. Insomma ha portato la guerra dentro i DS, ma anche all’interno del listone.
Che intenda presentarsi alle regionali dell’anno prossimo dopo essere stato in Comune, in Provincia, alla Camera e al Senato, è un fatto. Ma siccome non è uno sprovveduto né un velleitario, ha preso consistenza nei suoi avversari di partito un sospetto: Cioni sa che il voto di preferenza resterà perché lo statuto regionale sarebbe stato (secondo questo sospetto) impugnato dal governo, ma con il tacito consenso dei vertici nazionali DS. I quali vorrebbero così dare una regolata al presidente della regione Martini e sostegno al coordinatore della segreteria Vannino Chiti.
Le beghe e le alleanze locali (da un lato Martini, il capogruppo regionale Cocchi e la maggioranza della federazione di Firenze; dall’altro Cioni, Ventura e Chiti) sarebbero funzionali allo scenario descritto. Il cui ulteriore corollario è che senza l’abolizione del voto di preferenza non si può fare la lista unica DS, Margherita, SDI. Ed ecco infatti che assieme a Cioni- secondo quanto ha scritto Sandro Bennucci su La Nazione- si sono subito schierati esponenti della Margherita e dello SDI, come Eugenio Giani, che andrebbero a nozze in una lotta a suon di preferenze.

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