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Condono in salsa toscana

di Redazione Pensalibero.it | 8 Ottobre 2004

L’ipocrisia inizia dal titolo. “Norme in materia di sanatoria edilizia straordinaria”, cioè il condono in salsa toscana. Dopo la sentenza della Corte Costituzionale che, pur demandando alle singole regioni l’applicazione della legge, ha riconosciuto la legittimità del provvedimento deciso dall’Esecutivo, la giunta regionale ha dato il via alla sua legge. E’ stata una decisione presa di malavoglia. Ma il tempo stringeva. In mancanza infatti di una decisione, sarebbe automaticamente entrata in vigore la normativa nazionale. Ora invece i cittadini della Toscana, a far data dalla pubblicazione della legge, avranno tempo fino al 10 dicembre per presentare domanda. Naturalmente sulla base di quanto stabilito a livello regionale. Le norme messe a punto dalla giunta, che dovranno essere approvate dal Consiglio, prevedono che possa condonare solo chi abbia ampliato la costruzione originale destinata ad uso abitativo di non oltre 100 metri cubi. Lo stesso limite vale per le costruzioni destinate ad altri usi in zone residenziali o miste. I metri passano a 300 per le costruzioni per uso non abitativo, come quelle agricole, commerciali, artigianali e industriali. Non sono invece condonabili le nuove costruzioni e tutti gli interventi in contrasto con le destinazioni d’uso. Se paragoniamo queste misure a quelle nazionali, si vede subito che sono molto più restrittive. Parimenti sono molto più onerose. L’Italia del condono così è divisa in due. Da una parte le regioni di centro sinistra, Toscana in testa, con regole particolarmente rigide, dall’altra quelle di centro destra che sono state più permissive aderendo in qualche caso alle norme nazionali.
La decisione della Toscana, come quelle delle regioni politicamente omologhe, viene presentata come il risultato di una scelta politica virtuosa. Come se a sinistra si fosse a favore dell’ambiente e del rispetto delle regole, e a destra invece a favore di chi viola entrambi. Bisogna dire subito che non è così. Sul piano pratico basta visitare la cintura urbana di Firenze dove si registra uno sviluppo urbanistico da terzo mondo. Sul piano teorico va sottolineato che i comportamenti di uno Stato e di una Regione non sono omologabili. Lo Stato ha la responsabilità delle compatibilità economiche nazionali, la regione invece no. Inoltre la sua finanza è essenzialmente derivata. La diversità dei ruoli porta alla diversità di scelte al di là dei giudizi etici. Il condono è una misura ingiusta. Su questo sono tutti d’accordo. E’ stata adottata per necessità. A fronte di una recessione economica internazionale le scelte erano sostanzialmente tre: tagliare le spese, aumentare le entrate, vale a dire far salire le tasse, o inventarsi misure straordinarie e una tantum per reperire risorse. E’ quello che ha fatto il governo attraverso i vari tipi di condoni, fra cui quello edilizio. Si è raschiato il fondo del barile per trovare risorse che non venivano da una economia fiacca. La Toscana ha colto la palla al balzo per farsi bella con le penne del pavone. Ma l’unico risultato che ottiene è quello di penalizzare i suoi cittadini facendo spendere 100 dove sarebbe bastato 20.

Pubblicato in : Primo pianoTag: centro destra, centro sinistra, condono, corte costituzionale, diversità, firenze, governo, misure, mondo, recessione, sentenza della corte, sviluppo, tasse, toscana, usi

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