
La decisione della Toscana, come quelle delle regioni politicamente omologhe, viene presentata come il risultato di una scelta politica virtuosa. Come se a sinistra si fosse a favore dell’ambiente e del rispetto delle regole, e a destra invece a favore di chi viola entrambi. Bisogna dire subito che non è così. Sul piano pratico basta visitare la cintura urbana di Firenze dove si registra uno sviluppo urbanistico da terzo mondo. Sul piano teorico va sottolineato che i comportamenti di uno Stato e di una Regione non sono omologabili. Lo Stato ha la responsabilità delle compatibilità economiche nazionali, la regione invece no. Inoltre la sua finanza è essenzialmente derivata. La diversità dei ruoli porta alla diversità di scelte al di là dei giudizi etici. Il condono è una misura ingiusta. Su questo sono tutti d’accordo. E’ stata adottata per necessità. A fronte di una recessione economica internazionale le scelte erano sostanzialmente tre: tagliare le spese, aumentare le entrate, vale a dire far salire le tasse, o inventarsi misure straordinarie e una tantum per reperire risorse. E’ quello che ha fatto il governo attraverso i vari tipi di condoni, fra cui quello edilizio. Si è raschiato il fondo del barile per trovare risorse che non venivano da una economia fiacca. La Toscana ha colto la palla al balzo per farsi bella con le penne del pavone. Ma l’unico risultato che ottiene è quello di penalizzare i suoi cittadini facendo spendere 100 dove sarebbe bastato 20.

Lascia un commento