
Anche questa volta ha fatto così. Per opporsi all’abolizione della preferenza in Regione ha messo su una sorta di circo Barnum. Prima una riunione di quattrocento persone al Convitto della Calza, fra le quali vari esponenti degli altri partiti di centro-sinistra, ed il collegamento in teleconferenza con il coordinatore della segretaria nazionale Vannino Chiti. Poi una cena con milleduecento ospiti al Sasch Hall. Tutti sicuri, gli osservatori di una guerra all’ultimo sangue. In effetti era proprio così; Cioni era partito sicuro dell’avallo di Chiti, Ventura, Riccardo Conti e del gruppo fiorentino che fa loro capo. L’obbiettivo era Martini, la parola d’ordine ridimensionarlo. Il tutto in un contesto più ampio che lasciava intravedere una riscossa d’alemiana, una cornice di regolamenti di conti nazionale e, sullo sfondo, anche le contese fratricide per il Comune e, soprattutto, il Monte dei Paschi di Siena.
Poi, misteriosamente, tutto ciò che stava sullo sfondo è evaporato: Chiti è passato dalla presenza solo telefonica all’assenza totale; Ventura non si è visto per niente.
E Graziano è stato costretto al suo numero migliore: “ormai l’abolizione della preferenza è un fatto compiuto, pensiamo a fare bene le primarie, il verbo siamo noi”. Mano ritirata e non bruciata, successo di pubblico e di critica, potere di condizionamento invariato, ancorché circoscritto al ridotto delle vicende fiorentine.
Chi è l’assassino? Per saperlo bisogna aspettare, perché la vendetta è un piatto che si serve freddo. E Graziano, statene certi, ha un frigorifero pieno zeppo, in questo momento.

Lascia un commento