
Burro, olio e saliva in quantità industriale che avevano accolto nelle redazioni dei media italiani l’avvento trionfale del Governo Monti sono stati congelati. I primi impacciatissimi passi dei bocconian-banchieri hanno avuto un effetto paralizzante. Trattative estenuanti per la scelta dei sottosegretari quali non si erano viste nemmeno ai tempi della partitocratrica “prima repubblica”; scampagnate in Europa senza risultati concreti (come si è costretti ad ammettere); addirittura incontri notturni e sotterranei con i segretari di PDL, PD e UDC. Il bilancio dei primi dieci giorni è raccapricciante. Non resta che spendere quello che tutti i presidenti del consiglio degli ultimi decenni avevano già abbondantemente speso al loro avvio: la telefonata di rito “cordialissima” dalla Casa Bianca e l’incontro con i leaders dei principali partners europei che sancisce “ il ritrovato prestigio” del nostro governo.
Evidentemente gli uffici relazioni pubbliche del nostro governo non cambiano mai o scarseggiano di fantasia: potrebbe mai darsi il caso di un capo del governo italiano o di qualsiasi altro paese, appena insediato, che viene preso a pennacchie europee o transoceaniche?
La considerazione di ciò che aveva lasciata fredda una piccola minoranza si va ora facendo strada anche negli entusiasti incondizionati della prima ora. E’ l’Euro sotto attacco, senza escludere manovre malandrine non solo di speculatori privati. Berlusconi, le sue gaffes, gli errori e le inadempienze non c’entravano niente: troppo bello sarebbe stato risolvere tutto con la sua cacciata.
Si è voluta consumare una manovra politica sull’onda di una crisi che avrebbe richiesto o una reale unità di intenti o il ricorso a nuove elezioni possibili in quarantacinque giorni.
Ora tremiamo anche noi di fronte all’evenienza che Monti debba innalzare bandiera bianca. Andare ad elezioni subito sarebbe stato logico. Del resto chi ha collaborato a mettere in sella l’attuale governo fino a poco prima sbandierava l’esempio di Zapatero e della Spagna che con nuove elezioni avevano raffreddato la loro crisi.
Andare, però, ad elezioni dopo il fallimento di questo governo sarebbe devastante. Per la gente comune: per chi non sa come salvare i pochi risparmi di una vita, per chi aspetta un lavoro, per chi non sa quando, come e se avrà la pensione.
Dopo averlo osteggiato, ora siamo costretti a fare anche noi tifo per la durata del governo. Ma senza perdere la memoria delle colpe dei partiti esistenti e dei poteri che hanno tramato per insediare un governo senza il vaglio della volontà popolare.

Caro Nicola,
Quando ci metteremo anche in Italia al passo con i paesi più avanzati di noi, certamente quanto a crescita e sistemiamo le nostre elezioni perchè rispecchino la volontà popolare con primarie e senza monopoli propagandistici?
Nairobi: Il presidente della Corte suprema del Kenya, Willy Mutunga, ha presieduto la cerimonia per il giuramento della nuova Commissione elettorale indipendente, diretta da Isaack Hassan, cui spetta il compito di organizzare le elezioni politiche previste per il 2012, le prime dall’entrata in vigore della nuova costituzione. Nel suo intervento Mutunga ha esortato i componenti dell’importante organo elettorale a “ispirarsi alla nuova Carta per fare in modo che lo svolgimento delle elezioni sia trasparente e corretto”.