Inadeguato e,
soprattutto, pericoloso. Così potremmo definire l’attuale governo legastellato.
Vediamo.
Il ministro dell’Interno e vicepremier, Matteo
Salvini, manda messaggi via tweet, su una operazione della Procura di Torino.
Il procuratore, Armando Spataro, rileva l’inopportunità di divulgare la notizia
a operazione in corso.
Replica di Salvini: vada in pensione. Un rutto,
insomma.
In un Paese che tale si definisce, il ministro
Salvini dovrebbe chiedere scusa e dimettersi.
Il ministro dell’Economia, Giovanni Tria, non sa
che dire su reddito di cittadinanza e quota 100 per le pensioni, i due punti
fondamentali della manovra di bilancio, e candidamente confessa: speriamo di
non andare in recessione.
La recessione sarà determinata proprio dal
programma di governo del quale fa parte.
“Ho fatto di tutto per evitare la
recessione”, potrebbe essere il commiato del ministro Tria a questo
governo.
Il ministro dello Sviluppo Economico e Lavoro,
nonchè vicepremier, Luigi Di Maio, è alle prese con la sua azienda e con la sua
famiglia, per i noti problemi che sono quelli che hanno determinato il successo
elettorale del M5S, cioè evasione fiscale e contributiva, lavoro
“nero”, abusivismo edilizio, rifiuti, ma che hanno portato l’Italia
alla rovina. Macchia indelebile, nonostante l’autodafè del padre, che si è
assunto la responsabilità dei fatti.
Prenda atto che ogni volta che si ergerà a
tutore della legalità, della trasparenza e dell’onestà, qualcuno potrebbe
chiedergli: e tu, allora?
Scivolare verso l’uscita, magari candidandosi
alle prossime elezioni europee, potrebbe essere una soluzione.
Del ministro alle Infrastrutture e Trasporti,
Danilo Toninelli, ricordiamo il tunnel lisergico del Brennero e della
sottosegretaria all’Economia, Laura Castelli, abbiamo il dubbio che vaghi
ancora per i corridoi ministeriali.
Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, è
stato inviato a Bruxelles, a trattare l’armistizio, dal duo Salvini-Di Maio
che, dopo aver mostrato qualche debole muscoletto, si sono mossi al grido:
armiamoci e vai.
Il problema è che governano l’Italia.
Primo
Mastrantoni, segretario Aduc

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