Ciò che ci aspettiamo dal nuovo governo Berlusconi è che mantenga fra i vari impegni enunciati nel discorso con il quale si è presentato alle Camere per la fiducia, soprattutto quellli relativi alla necessità del dialogo tra maggioranza e opposizione e di una nuova crescita dell’Italia. Gli italiani, ha sostenuto, hanno dato “un messaggio univoco alla classe dirigente”: quello di fare “uno sforzo comune” affinché “chi governa e chi controlla l’operato del governo facciano il proprio mestiere”. Il punto nuovo è questo: la consapevolezza che il programma non decollerà in assenza di riforme capaci di aggiornare le istituzioni. E per questo Berlusconi ha fatto appello a una “volontà comune” che proceda a riformare le regole del gioco istituzionale. Rafforzamento dei poteri dell’esecutivo, maggiori poteri di controllo all’opposizione, riduzione del numero dei parlamentari, assetto federalista dello Stato, sono i cardini delle riforme proposte dal premier, con l’aggiunta di una “riconsiderazione attenta e condivisa della legge elettorale”, anche in vista del referendum. “Il dialogo – ha detto Berlusconi – può partire da subito. Nessuno deve sentirsi escluso”. L’apprezzamento manifestato subito dopo da Piero Fassino a nome del PD può lasciare intravedere l’inizio di una fase nuova nella politica italiana. Ma, ovviamente, le buone intenzioni sono tutte da verificare. Per ora questa “intesa cordiale” è soprattutto frutto di un interesse che hanno entrambi i partiti più grossi: quello di rafforzare l’idea di una marcia irreversibile verso il bipartitismo. Ma è positivo che ciò sia accompagnato dalla manifestata volontà di reciproca legittimazione. C’è da sperare che questo clima duri perché faciliterebbe anche la soluzione dei problemi del Paese: dall’emergenza rifiuti a Napoli, all’abolizione dell’ici per la prima casa, dalla detassazione degli straordinari, alle nuove regole per la sicurezza. E ancora il lavoro, che deve essere “più sicuro e qualificato”; il precariato, che va contrastato senza però indulgere alla “retorica del posto fisso e mal pagato”; l’immigrazione, che va gestita “restando padroni in casa nostra ma mantenendo le capacità di accoglienza del nostro popolo, le tasse “ristabilendo il principio liberale secondo il quale le tasse non sono belle in sé”.
GOVERNO E OPPOSIZIONE: FINALMENTE UN PAESE NORMALE?
Per ora questa “intesa cordiale” è soprattutto frutto di un interesse che hanno entrambi i partiti più grossi: quello di rafforzare l’idea di una marcia irreversibile verso il bipartitismo. Ma è positivo che ciò sia accompagnato dalla manifestata volontà di reciproca legittimazione.

Caro Puccio, non dovresti piccarti solo di esprimerti bene ma anche di capire quello che leggi.
Il “dover essere” non mi sembrava di averlo esplicitato . Forse non sono stato compreso ,pur piccandomi di esprimere le mie idee ( mie ,senza pretesa di immanenza su gli altri ) utilizzando al meglio un italico idioma. Certo ,nessuno vuole inneggiare all’imprenditore , in questo mondo caratterizzato dalla caduta degli dèi ; ma pensare lo sviluppo del Paese solo grazie agli artigiani e contadini è bastato per un po’,ma adesso che il mondo è cambiato occorre cambiare filosofia ,tutto qui . E’ un fatto che non solo gli dèi sono caduti , ma anche le fedi . E quella del “lavoratore” in paradiso , forma di schiavitù tra le più meschine , ha fatto anch’essa il suo tempo. Resiste solo nell’odio ancestrale per il ricco signore ,che lascia il tempo che trova. La battuta puerile di una testa un voto sorvola su tutto ,compreso il fatto che ,senza leggi adeguate che disciplinino l’espressione di voto , la pari dignità di tutti i cittadini è auspicio destinato a restare nel limbo dei sogni. .
I “ forti dubbi “ nel pensiero di Danilo sono elemento ricorrente , ed evidentemente sussistono anche nella comprensione dell’italiano . Perché proprio questo avevo annotato : essere il “bipartitismo”,il “premio di maggioranza” e l’idea delle “primarie caserecce “ una unica convergenza su di un’operazione bipartisan che tende ad escludere l’elettorato ( o non te ne sei accorto , povero Danilo?) dalla effettiva scelta delle teste da deputare . Una testa un voto ? Cerchiamo intanto di ritrovare le teste…..teste pensanti e non crani plaudenti .
Quanto ai turbamenti al pensiero per i soldi della Mafia ,per come ne parla (non vedo il nesso ,né il punto di appoggio dlla tesi )potrebbero essere gestiti anche da Di Mambro ,che addita Berlusconi per sviare il discorso . La calunnia è un venticello….. l’arte sta nel farlo soffiare nella direzione giusta ,non è vero ? Non posso che concludere anch’io ” All’anima del paese normale, se fosse!” . Siamo dunque d’accordo…
Probabilmente non ho capito niente della politica italiana e spero mi perdonerete queste mie esternazioni un po’ sgangherate e da ingenuo dilettante della politica, ma io sono molto turbato dal pensiero che i soldi di Berlusconi possano essere della mafia, che Dell’Utri possa essere un collegamento di Cosa Nostra col potere politico e che Schifani abbia fatto società con mafiosi. Si dice da sempre che il problema della lotta alla criminalità organizzata è l’individuazione del secondo livello, quello dei colletti bianchi, non è che abbiamo la mafia al Governo? All’anima del paese normale, se fosse!
Danilo Di Mambro
Caro Puccio, che le cose da scrivere qui dovessero essere del tutto originali lo apprendo da te anche se in merito esprimo dei dubbi. Infatti le cose che hai scritto tu le ho già lette anzi, è un coro a inneggiare al liberalismo. Comunque rispetto il tuo pensiero anche se dissento e per quanto mi riguarda puoi continuare ad esprimerlo. Il problema secondo me è che si creano sempre nuovi dei e adesso è la volta dell’imprenditore. Sicuramente tra un po’ anche questa categoria cadrà nella polvere e se ne innalzerà qualche altra dato che l’umanità è sempre alla ricerca del salvatore che dopo diventa pure capro espiatorio. Io per cercare di essere chiaro credo nella democrazia con il concetto di una testa un voto, quindi per me non ci sono cittadini di serie diverse e tutti hanno pari dignità. Per me se una nazione produce ricchezza è per merito di tutto il sistema e nessuno può dire la ricchezza è roba mia e a te ti pago quanto basta per farti accettare senza crearmi problemi la tua condizione subalterna. Alla tavola dove viene servita la ricchezza che produce un paese devono trovare posto tutti ed è inconcepibile per me che c’è una casta che si siede e tutti gli altri che stanno in disparte ad aspettare gli avanzi. Detto questo però dico pure che non sono comunista nel senso che non vedo la soluzione nello statalismo esasperato, ma in una sorta di collaborazione tra il liberalismo che dovrebbe guidare la produzione della ricchezza e il successivo intervento equilibratore dello Stato che la distribuisce in modo equo con sistemi da discutere. In altre parole voglio dire che la proprietà privata è un diritto sacro ed inviolabile ma dopo la distribuzione equa della ricchezza, non prima.
Se si considera che “Il capitale” è già stato scritto , queste considerazioni di Di Mambro non mi sembrano proprio originali . In un mondo dove i mulini a vento sono oramai ridotti a curiosità turistica, mentre lo sfruttamento eolico tramite pale rotanti è indirizzato alla produzione di energia ,invece che a frangere granaglie,dovrebbe esser chiaro che il “benessere” di tutti dipende dall’essere in pace con gli altri ,ma in competizione con tutti per guadagnarsi una favorevole situazione economica. Si chiama ricchezza personale ,.e non ci trovo nulla di scandaloso . Ma non a caso senza impresa e produzione massiccia non si trova nessuno ,come si dice , bene-stante. O meglio , se ne trovano pochi ,che campano sfruttando la miseria degli altri .Occorre ,in genere , avere idee originali ,imprese utili e vincenti ,o lavorare per altri che sono riusciti nelle prime due ipotesi .
E allora ? La politica deve regolare tutto questo ,ma non rappresentare “l’idea vincente” per il successo economico. Tutto qui . Ed i nostri eroi credo abbiano capito l’importanza della contestazione popolare ( chiamata antipolitica ) e , per salvare la situazione di Casta oramai additata a chiare lettere , hanno cercato di sviare il discorso , trovando un accordo per necessità di sopravvivenza. Buttandola sul bipartitismo . La non belligeranza intestina alla classe politica dovrà sicuramente cambiare un poco le cose , pena il riprendere della contestazione generale. Resta però da vedere se il potere oligarchico ,ma non semplicemente economico , lascerà spazi per una concreta demo-crazia , ripristinando un sistema “elettorale” degno di questo nome,
Certo ,hanno trovato posto per “quasi tutti”
mettendo a cuccia i troppo litigiosi tra di loro , ma per adesso ,resta solo un’operazione di facciata.
Le dichiarazioni d’amore scambiate reciprocamente tra maggioranza e opposizione a me fanno pensare ad un grande accordo tra tutti i potentati italiani, banche, assicurazioni, grande industria, dirigenza sindacale, ecc., per apparecchiarsi la tavola dove sarà servita la ricchezza del nostro paese. Finalmente non avranno bisogno l’uno di scalzare l’altro, come facevano fino alla precedente legislatura, perchè hanno trovato posto per tutti. Ci dicono che così facendo si produrrà ricchezza da ridistribuire e che poi sarà distribuita: ma a chi? Con quali strumenti gli operai, gli impiegati, i piccoli imprenditori, i pensionati e gli ultimi della società possono pertecipare a quella tavola? Forse sperando che qualche briciola possa cadere? Quale logica speranza rimane oltre a questa? L’impressione che ho è che da quella tavola si butteranno bocconi appena sufficienti affinchè gli esclusi non si organizzino per rivendicare “incazzati” un futuro possibile. Il problema secondo me è che pare che siamo tutti d’accordo a concedere il primato all’economia. Tutto deve provenire da là perciò chi nella scala dell’economia occupa posizioni più elevate conta di più, come se non fossimo in democrazia. Noi non deleghiamo il potere di cittadini dello Stato alla politica, lo deleghiamo all’economia cioè apparecchiamo la tavola della ricchezza ad altri, convinti di non avere diritto a sederci. Ci siamo oramai convinti che la ricchezza sia prodotta da determinate persone e a quelle affidiamo il destino nostro e del nostro paese perchè, secondo questo nostro modo di pensare, il nostro benessere dipende dal loro successo commerciale. Ho forti dubbi sulla validità di tutto questo.
Danilo Di Mambro