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GOVERNO E IMMIGRATI: UNA BRUTTA FIGURA DOPO L’ALTRA

Invece di fare la nostra parte, cosa che ci renderebbe anche credibili nel chiedere agli altri di fare la propria, stiamo dando l’impressione, e qualcosa più dell’impressione, di fare i furbetti. Di Luca Cefisi

di Luca Cefisi | 18 Aprile 2011

La retorica antieuropea è il nuovo cavallo di battaglia. Le affermazioni del Presidente del Consiglio, che arrivano a minacciare una futura separazione dell’Italia delle istituzioni europee, sarebbero gravissime, e avrebbero provocato una crisi di proporzioni enormi, in Italia e in Europa, se avessimo un primo ministro di altro stampo.
Poi, siccome tanto è solo Berlusconi, quello della casa a Lampedusa e della nipote di Mubarak, tutti fanno finta di niente, ma il problema dell’autorevolezza del governo italiano è tutto lì. Veramente, è anche nel dettaglio che non c’è un ministro delle politiche comunitarie (Ronchi, dimessosi il 15 novembre, non è ancora stato sostituito). Si potrebbe anche osservare che tutti i governi europei con cui Roma è ai ferri corti sono governi di centrodestra (infiltrati dai comunisti?).
Infine, si segnala l’uscita di Calderoli, che vuole ritirare i soldati italiani della missione in Libano per schierarli alla frontiera: non servirebbero, perché un flusso migratorio non è un invasione di barbari, ma Calderoli sostiene che non capisce cosa facciamo in Libano. In effetti, siamo in Libano per una scelta del governo Prodi, quando ancora una politica estera ce l’avevamo, per contenere il conflitto in Medio Oriente e stabilizzare la democrazia libanese: non è che possiamo però spiegare tutto a Calderoli, ci vorrebbe un sacco di tempo e poi, capirebbe?
L’Europa, comunque, “non ha fatto niente”, come va dicendo Maroni? Strano, perché sono i due milioni di euro della missione Hermes del sistema europeo Frontex a pagare il carburante delle navi e degli elicotteri che pattugliano il Canale. Che l’Europa possa fare meglio e di più è probabile, ma quel “niente” è la spia di una volontà di buttare tutto nella caciara e nel piagnisteo. Il fatto è che gli aiuti europei sono mirati a far fare all’Italia la sua parte, specialmente nell’accoglienza dei profughi e richiedenti asilo, ma anche nell’evitare la circolazione di stranieri senza requisiti nello spazio europeo, ed è proprio questo il problema.
Invece di fare la nostra parte, cosa che ci renderebbe anche credibili nel chiedere agli altri di fare la propria, stiamo dando l’impressione, e qualcosa più dell’impressione, di fare i furbetti. Questo è stato ben compreso, e denunciato, per esempio, dal governatore toscano Rossi e dal sindaco torinese Chiamparino, quando si è parlato di portare via i migranti a gruppi da Lampedusa: non si capiva infatti, perché Roberto Maroni, che è ormai il commissario unico alla questione, un po’ come Tremonti all’economia, rifiutasse le proposte di accoglienza distribuita sul territorio in piccoli nuclei, mentre si volevano a tutti i costi delle grosse tendopoli. Non era l’accoglienza, ma neppure l’applicazione rigorosa del sistema “Bossi-Fini” che esige la detenzione dei migranti in appositi centri fino alla loro identificazione ed eventuale espulsione: piuttosto, una strana via di mezzo. In verità, si contava che i tunisini abbandonassero queste strutture, stranamente aperte e non chiuse, per andarsene in Francia o chissà dove.
Quando i francesi non l’hanno bevuta, chiudendo Ventimiglia (decisione pure grave, quella di Parigi, perché esagerata e destabilizzante dello spazio europeo di circolazione), allora contrordine, al Viminale sono passati alla politica del permesso di soggiorno umanitario, ma, con apparente paradosso, il permesso non conduce all’accoglienza, ma solo alla libera circolazione nel territorio italiano e, sperava il Maroni, in tutta Europa. Profughi senza accoglienza, profughi che se ne vanno…
E’ toccato alla commissaria Malstroem informare che i permessi rilasciati non consentono la circolazione nello spazio Schengen, perché non ci sono le condizioni previste dalla direttiva europea sulla protezione umanitaria (si tratta di tunisini, per ora di libici in fuga da zone di guerra non se ne vedono, i richiedenti asilo africani invece ci sono, ma non sono un quantità che giustifichi il sostegno europeo, perché l’Italia di rifugiati ne ha sempre presi pochini).
E’ arrivato lo schiaffo della Germania: a Berlino hanno fatto notare che non si vede tutta questaemergenza, per ventimila persone o giù di lì, e nel dirlo hanno anche annunciato l’accoglienza di un gruppo di profughi da Malta (piccola isola, problema vero). Insomma, non se la sono bevuta. E adesso?
Adesso ci vorrebbe un po’ di serietà: rimpatriare chi deve essere rimpatriato, magari senza isterismi e fretta inutile, magari con un sostegno economico, senza arrivare a spendere milioni di euro come abbiamo inutilmente fatto con la Libia, e accogliere con serenità chi deve essere accolto. Sarebbe facile, ma non ci riusciranno. Prepariamoci ad altre puntate della telenovela.

Luca Cefisi (avantidelladomenica.it)

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