Cari amici, credeteci, o no, un piccione dei miei mi ha riportato questo dialogo appena tornato da una visita a certi piccioni parenti suoi di Siena. Avevano casa presso un palazzo signorile con un ottima vista panoramica, e dalla stanza degli ospiti dove era stato sistemato, una notte ha ascoltato il dialogo che vi riporto fedelmente. Malauguratamente, il piccione è scivolato sull’unto del tegame che avevo sul fuoco. Ho provato con la pancetta, poi con la salvia e in fine con un poco di brodo a salvarlo dalla tragica fine, ma non ce l’ho fatta. Dalla rabbia l’ho mangiato tutto ed ora non può confermare il suo breve resoconto che qui riporto, però, fedelmente.
Ma che gotti tedeschi! Io di cervogia non ne voglio bere, o Chianti, o chiodi! Disse rivolgendosi all’amico il neo barbone. ” Sì , bravo. i chiodi lasciali al Monte.” rispose da sotto i cartoni d’imballaggio della premiata ditta una casa per te. ” Perchè il Monte s’è messo a fare chiodi?” ” La falce e il martello l’hanno sempre avuta nell’anima, ora non potranno avere i chiodi, secondo te?” ” Ma, sai, io pensavo a quelli finanziari. Non sono mica bullette, quelle.” Mi lacrimano gli occhi…” “Ti sei commosso?” ” No, è il freddo. S’è fatto freddo, un freddo cane.” “Sì, la notte al ghiaccio in questa piazza non è uno scherzo, ma vuoi mettere dormire sui gradoni marmati della Rocca Salimbeni, faccio per dire, con le panche della stazione: non c’è paragone.” Dammi un altro gotto di Chianti, anche se fossero tedeschi i produttori del fiasco, va bene uguale.” ” Spengi la luce che si dorme!” ” E’ una parola, su quei merli dei turriti palazzi, i lumi sono irraggiungibili. Ho capito, domani si va al mare, del Monte non ne posso più.”.


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