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Gli ottant’anni della Repubblica

Come è consuetudine concordataria il capo dello Stato nel suo discorso di fine anno ha rivolto gli auguri al Pontefice che rappresenta un modello pertinente di promozione della pace. Chiunque sia sensibile alle tragedie consumate nel 2025, trova un punto di riferimento morale nella Chiesa cattolica. Il nuovo papa Leone ha le migliori qualità per esercitare la sua missione pastorale in questo fine cristiano e dai primi giorni del suo mandato, a questi ultimi festivi, dedica ammirevolmente tutti i suoi sforzi. La pace è la prima missione della cristianità. Tanto di cappello. Il capo dello Stato che dalle prime battute del suo messaggio si è rivolto al pontefice, ha rivelato così una condizione di debolezza, non personale di Mattarella, della Repubblica italiana. La Repubblica non ha l’autorità per proporre da sola la pace, ha bisogno di supportarsi al Vaticano. Mattarella ha pienamente ragione.

di Riccardo Bruno | 1 Gennaio 2026
Roma – Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella in occasione del discorso di fine anno, oggi 31 dicembre 2025 (Foto di Paolo Giandotti – Ufficio per la Stampa e la Comunicazione della Presidenza della Repubblica)

Come è consuetudine concordataria il capo dello Stato nel suo discorso di fine anno ha rivolto gli auguri al Pontefice che rappresenta un modello pertinente di promozione della pace. Chiunque sia sensibile alle tragedie consumate nel 2025, trova un punto di riferimento morale nella Chiesa cattolica. Il nuovo papa Leone ha le migliori qualità per esercitare la sua missione pastorale in questo fine cristiano e dai primi giorni del suo mandato, a questi ultimi festivi, dedica ammirevolmente tutti i suoi sforzi. La pace è la prima missione della cristianità. Tanto di cappello.

Il capo dello Stato che dalle prime battute del suo messaggio si è rivolto al pontefice, ha rivelato così una condizione di debolezza, non personale di Mattarella, della Repubblica italiana. La Repubblica non ha l’autorità per proporre da sola la pace, ha bisogno di supportarsi al Vaticano. Mattarella ha pienamente ragione. Il governo italiano ha cincischiato, persino sul decreto di sostegno all’Ucraina che pure dovrebbe esprimere un’esigenza europea e in parlamento, per non dire delle piazze, ci sono forze che lo accusano di complicità in genocidio con Israele. Come può un capo dello Stato non rivolgersi al papa? La Repubblica dopo ottanta anni è in una situazione prostrata e di delegittimazione, di cui il Quirinale mostra piena consapevolezza.

I rapporti politici della vita repubblicana sono determinati, articolo 39 della Costituzione, dalla libera associazione dei cittadini nei partiti e questo per concorrere a determinare il processo della vita nazionale. Il che significa che i partiti in quanto tali, sono protagonisti della Repubblica, un principio fondamentale che riguarda tutte le democrazie pluraliste moderne. Poi la longevità di una Repubblica non è necessariamente indice della sua capacità di mantenere e rafforzare le aspettative della popolazione, e il capo dello Stato nel suo discorso di fine anno, ha ricordato come quella italiana è relativamente giovane. Tuttavia l’autorevolezza raggiunta nei primi vent’anni di vita è stata minata pesantemente dal momento che solo in Italia di tutta l’Europa occidentale dei partiti storici che hanno fondato la Repubblica, in parlamento non c’è più nessuna traccia. Non che in Germania, in Inghilterra, in Francia, o in Olanda, non siano nate nuove forze politiche di successo dal dopoguerra ad oggi. Solo che in nessuno di questi paesi si sono disfatte quelle tradizionali famiglie politiche che hanno fatto l’Europa del secondo dopo guerra. Se vediamo la composizione del governo italiano, vediamo persino un partito di maggioranza relativa che rivendica l’identità dell’unica forza esclusa dall’arco costituzionale e che si costituì dopo l’Assemblea costituente, perché all’epoca non avrebbe potuto parteciparvi. I suoi principali esponenti erano ancora sotto processo, o carcerati.

Una Repubblica che si trova in simili condizioni, la maggioranza degli italiani nemmeno si reca alle urne, come può contare su se stessa? Mattarella che è uomo di buon senso, può giusto trovare sostegno nel papa. Il Vaticano ha una posizione lineare che la Repubblica non è capace di esprimere, quella appunto della pace. C’è un solo problema, i piani di pace, che la Repubblica italiana unitariamente, non riesce a sostenere, sono ad un passo dal fallimento. C’è il rischio che si ritorni, o si continui a combattere. Allora una Repubblica, se non è una grande potenza militare, deve fare obbligatoriamente una scelta di schieramento, prima di poter proporre il dialogo. A meno che scelga la completa neutralità, come fa la Svizzera, alla quale pure della pace o della guerra, non importa un bel niente.

Riccardo Bruno

Pubblicato in : Apertura

Info Riccardo Bruno

Riccardo Bruno si è laureato in Storia della Filosofia presso l’Università di Roma La Sapienza nel 1988. Dal 1987 al 1989 collabora all’Ufficio esteri del PRI diretto dall’onorevole Vittorio Olcese. Dal 1994 è capo ufficio stampa del PRI, dal 1995 giornalista professionista iscritto alla stampa parlamentare. Nel 1999 è capo redattore de La Voce Repubblicana. È stato poi editorialista per il Foglio di Giuliano Ferrara e l’Indipendente di Vittorio Feltri. Dal 2019 è prima vice direttore de La Voce Repubblicana e poi direttore politico

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