Dal corriere di oggi
Elettori attratti dal terzo polo moderato, lo vuole il 34%
Il 17% degli italiani disposto a votare una nuova forza centrista
Se ne parla molto anche se, per ora, in maniera riservata. Si tratta dell’idea di costituire – o, meglio, ricostituire – una «grande forza politica di centro». L’ipotesi nasce soprattutto dall’insoddisfazione, manifestata – questa sì, esplicitamente – da molti nei confronti del funzionamento dell’attuale sistema bipolare. Che rende difficili i compromessi, tipici dei governi della Prima Repubblica (buona parte dei provvedimenti, specie negli anni ’50 e ’60, erano frutto di accordi parlamentari tra governo e opposizione). E, al tempo stesso, provoca, date le caratteristiche del sistema politico italiano e della legislazione elettorale vigente, una accesa litigiosità all’interno delle coalizioni. Col risultato di rendere complessa quella governabilità che si voleva ottenere proprio attraverso il bipolarismo o, meglio, come direbbe Sartori, questa modalità distorta del bipolarismo. Ma oltre che da una riflessione sul funzionamento del sistema politico, la crescente popolarità del disegno volto alla ricostruzione di una forza di centro nasce dalle potenzialità elettorali di quest’ultima. Che sono difficili da definire in astratto, ma per le quali si sono già fatte alcune ricerche. Da cui si rileva come addirittura più di un terzo dell’elettorato (34%) manifesti una decisa preferenza per un assetto tripolare. Beninteso, la maggioranza dei cittadini rimane ancora affezionata al bipolarismo. Ma si tratta di una maggioranza risicata, che supera di poco il 50%. E’ un segno evidente dell’insoddisfazione per come funzionano le cose in questi primi anni della cosiddetta Seconda Repubblica.
I fautori più accesi della creazione di una forza di centro si trovano al Sud, ove questa ipotesi è valutata con interesse da quasi il 40%. Proprio il Meridione costituisce – non solo sulla base di questi dati – un’area di conquista elettorale potenziale molto significativa.
Risultano ovviamente propensi alla creazione di un partito di centro coloro che dichiarano di «sentirsi» già ora di centro. Tra costoro, l’ipotesi è sostenuta da oltre il 50%. Si trova in particolare un’attenzione per questo scenario tra gli elettori dell’Udc, della Margherita e, in misura ancora maggiore, tra quelli della Lega. Che, come si ricorderà, si è sempre considerata – ed è sempre stata definita dai politologi – come un partito, appunto, di centro. Infine, com’era prevedibile, l’idea di un partito di centro è più gettonata tra coloro che frequentano con maggiore frequenza le funzioni religiose.
Ma, al di là, delle adesioni, per così dire, teoriche verso una nuova configurazione del sistema politico, quale potrebbe essere l’esito elettorale di un partito che si collochi nel centro?
Sottoponendo questa scelta a quanti indicano l’opportunità di un sistema tripolare, si trova che addirittura il 43% sceglierebbe alle elezioni la nuova forza politica. Ciò corrisponde grossomodo al 17% dell’elettorato nel suo complesso. Non si tratta, evidentemente, di una previsione né di una fondata stima del seguito che un eventuale partito di centro potrebbe avere. Ma è un’indicazione dell’ampiezza potenziale per una formazione del genere. Forse, questi dati spiegano alcune delle scelte politiche e delle dichiarazioni talvolta sorprendenti (secondo alcuni scandalose) che si sono intensificate nelle ultime settimane.
Fonte Corriere della Sera

In questo momento tutto sembra congiurare verso un successo di Prodi, dunque è fuori di dubbio che allearci con la Sinistra possa essere più vantaggioso…ma il discorso che faccio io è diverso. L’area liberalsocialista sarebbe rappresentata nell’Unione? Non si tratta di comunisti né di fascisti, quelli che davvero fanno rabbia sono i socialisti dello SDI e dei DS! In un eventuale terzo polo loro non ci verrebbero mai perché sono troppo attaccati alle loro poltrone, la scelta di restare alleati della CdL, pur uniti in un soggetto unico, è l’unica via per affermare ancora con forza gli ideali liberalsocialisti. Alle Provinciali 2004 a Perugia fu tentata l’alleanza SDI-NPSI. Furono eletti due consiglieri che, con l’avallo dello SDI, confluirono subito nel gruppo DS ed in posizione di potere…abbandonando il NPSI al suo destino. Questa è l’unità socialista che interessa a Boselli e compagni? La rinascita liberalsocialista per quanto possa suonar male non potrà mai esserci a sinistra!
Il signor Mirko Giubilei dice una cosa che molti pensano: cioe’ che sia piu’ facile e opportuno fare il terzo polo in alleanza con il centro-destra o, comunque, con il polo moderato. Mi sembra uno sbaglio madornale porre preliminarmente questa condizione. Le recenti regionali hanno dimostrato che nemmeno il centro-destra fa sconti alle forze laico-socialiste o comunque a chi si propone cone terzo polo.
Ripeto la mia opinione: prima facciamolo il terzo polo. Con chi allearsi stabiliamolo dopo. E decidiamolo in base ai programm.i che riusciremo a concordare. Il comunismo non c’e’ piu’, al massimo ci sono i comunisti. Ma se e’ per questo, ci sono anche i fascisti nell’altro schieramento.
SI PARLA E SI RIPARLA DI FARE QUESTO TERZO POLO CHE ANCHE IO LO VORREI, MA AL TRAGUARDO NON CI SI ARRIVA MAI. SE VOLETE SAPERE PERCHE’, PENSATE A CHI HA IN MANO LE REDINI DEI PARTITI SOCIALISTI E LAICI. SONO PROFESSIONISTI DELLA POLITICA, COME QUELLI DEGLI ALTRI PARTITI.
NON POSSONO RESTARE A PIEDI UN ATTIMO O SALTARE UN GIRO.PIUTTOSTO CHE RISCHIARE, COME RICHIEDE IL TERZO POLO, PREFERISCONO STARE DI QUA O DI LA SECONDO CONVENIENZA .IL TERZO POLO LO PUO’ FARE SOLO LA BASE!
A Franceschini: condivido la necessità di una apertura anche ai cattolici moderati, pensavo fosse già chiaro dal mio precedente intervento. E’ evidente che il riformismo può realizzare le sue prerogative meglio al fianco dei moderati piuttosto che al fianco (anzi alle dipendenze) dei comunisti
I signori Giubilei e Bacci mi pare che facciano il solito errore di sempre. Quello di legare la nascita DEL TERZO POLO alla unione degli ex partiti laici e socialisti.
Io sono credente e vado a Messa. Eppure sono d’accordo con le vostre analisi. Vengo anch’io, per dirla alla Iannacci oppure “no, tu no”?
Fatemelo sapere. E poi, un’altra cosa: rimettere assieme i cocci dei vecchi partiti e’ impossibile. Meglio dar vita ad un partito nuovo dove i vari partiti socialisti, socialdemocratici, repubblicani, liberali dovrebbero sciogliersi e confluire assieme a tutti coloro che intendono dare vita a un terzo polo.
Diciassette o anche solo cinque per cento il problema e’ che una terza forza ci vuole. E ci vuole il contributo della cultura laica e della tradizione autenticamente riformista che una volta erano rappresentate da PSI,PSDI,PRI,PLI. Ovviamente questo terzo polo, poi, dovrebbe allearsi con qualcuno. Ma io dico (e tanti la pensano come me), prima facciamolo questo terzo polo, e poi decidiamo con chi stare. In questo caso, l’unita’ laico-socialista e’ un valore in se. Perche’ negli altri due poli per la nostra cultura non c’e’ spazio.
Conoscevo già il sondaggio e non ho alcun dubbio che una nuova forza unitaria di Centro possa attrarre un elettorato ben più vasto di quel 17%. Non metterei il discorso in termini di “questo partito lo vota chi va a Messa”, direi piuttosto che si apre una prospettiva importante proprio per quelle forze che si dicono laiche e che tuttavia non possono riconoscersi nella melassa postcomunista dell’Unione. Se nasce un terzo polo, anche se non specificamente socialista, è nostro dovere sostenerlo e farlo crescere, abbattendo definitivamente un maggioritario deprimente e quello che De Michelis saggiamente definisce “bipolarismo bastardo”.