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Gli intossicatori della realtà

Gli sconfitti di ogni consultazione – elezioni politiche, primarie del Pd, elezioni europee ed amministrative – combattono nella trincea della conservazione l’ultima disperata battaglia per la sopravvivenza.

di Chiara Boriosi | 7 Luglio 2014

Se non puoi cambiare la realtà, inventala. A conti fatti, sembra questo il nuovo slogan adottato dalla minoranza del Pd che, in ordine sparso ma con l’unico obbiettivo di esercitare ancora una volta – ah, la nostalgia canaglia dei bei tempi andati – il ricattatorio potere di veto di correntizia memoria, sta combattendo una battaglia di retroguardia profondendo energie e sforzi senz’altro degni di miglior causa. Se questi prodi “ribelli” avessero fatto sfoggio, e soprattutto uso, di tanta magnifica forza di volontà nell’ultimo ventennio, l’Italia sarebbe fuori dalle secche della crisi già da tempo, e forse non ci si sarebbe neanche mai incagliata. Ma tant’è, ognuno scopre la propria anima “rivoluzionaria” quando più gli fa comodo, e chi siamo noi per poterla giudicare, sia pure sotto il profilo della coerenza?!

Ma resta il principio di realtà, che poco o nulla ha a che vedere di solito con il profilo ideale ma molto con quello della mera prova dei fatti, e qui invece possiamo esprimerci, grazie anche all’abbondanza di dichiarazioni rilasciate dai nostri eroi con vero sprezzo del ridicolo e ancor più della memoria, una sorta di vale tutto ed il suo contrario, pur di stordire il cittadino già esausto con la solita valanga di parole in libertà, tanto per dare la fasulla misura di una epica battaglia, addirittura per la democrazia in pericolo.

Ha tenuto banco, questa settimana, l’esito dell’incontro tra Renzi e Berlusconi, non tanto e non solo per la sostanziale conferma del patto sulle riforme, quanto per la ricaduta che ha avuto all’interno di quella polveriera di malumori, veleni, rivalità intestine, individui allo sbando, ognun per sè e contro tutti gli altri, che è ormai da tempo Forza Italia – e certo non aiuta il fatto che, a più di un mese dalle elezioni europee, tutti i sondaggi rilevino una ulteriore discesa del consenso, ormai precipitato al 15% e senza alcun segno di una possibile ripresa a tempi brevi, stante la totale mancanza di un progetto politico, di una idea, persino di una ragionevole motivazione da offrire ad un elettorato ormai ampiamente disincantato. Questo a riprova che i ridicoli allarmi lanciati a suo tempo sul patto del Nazareno, letto come lo strumento offerto a Berlusconi per “resuscitare” da gente rimasta oggi senza un partito, come Vendola, oppure sconfitta dai numeri e dagli elettori, come Bersani, Civati, Fassina e compagnia belante, erano del tutto strumentali, oltre che infondati, visto il successivo esito delle elezioni, sia europee che amministrative, ma anche a dimostrazione che l’antiberlusconismo non ha più ragione di essere, inteso come unico collante di un Pd in preda alle correnti e mai fin qui approdato a quella vocazione maggioritaria e riformista con cui pure era nato, nel momento in cui si ricomincia a fare politica, a lavorare su un progetto credibile e per di più premiato dalla fiducia degli elettori.

Dunque, in questi giorni, mentre tutti i commentatori sottolineavano, giustamente, il paradosso in cui alfine è caduta Forza Italia, ovvero che gli interessi di Berlusconi, sempre difesi dal suo partito, oggi lo costringono a mantenere il patto sulle riforme da lui sempre invocate e mai fatte, per non sparire come interlocutore politico, mentre il suo partito, in virtù di questo patto, appare schiacciato dal proprio fallimento politico e chiamato per di più ad esserne il firmatario consenziente, come in una procedura di fallimento concordato, i dissidenti del Pd si lanciano in interpretazioni spericolate giusto per ributtare tutto all’aria.

Ecco dunque Gotor, il magnifico spin doctor della campagna elettorale di Bersani, quella culminata con la sonante “non vittoria” di un anno fa, dichiarare: “Le ragioni del patto del Nazareno di gennaio si comprendono. Ma adesso risulta oscuro il perché siano sempre Verdini e Berlusconi a dettare le condizioni. Il Pd rischia di essere subalterno a Forza Italia e di aprire la strada a una deriva oligarchica e plebiscitaria”. Ora, sulla base di queste strabilianti convinzioni, dovrebbero farlo nuovo leader di Forza Italia a furor di popolo, visto che Gotor pare essere l’unico in Italia a credere che sia il Pd a subire e non a dettare le condizioni per le riforme, ma non basta, perchè sull’abbrivio del ragionamento fantastico costui si spinge oltre e si chiede: “Perché non trasformiamo la forza dei nostri voti, conquistati anche grazie a Renzi, in una energia autonoma? Non si può più scherzare, qui c’è in gioco la democrazia” – ed è del tutto evidente che lo sproposito non stia nella pur spericolata tesi della democrazia in pericolo, ma in quel richiamo ai voti conquistati “anche grazie a Renzi” fatto dal profeta della “non vittoria” tramutatasi in sconfitta con il 25% risicato intanto che Grillo avanzava trionfalmente. Senza Renzi, naturalmente.

Dunque, al netto di invenzioni frutto di menti fantasiose quanto sganciate dalla realtà, ancora una volta si conferma il quadro che abbiamo davanti agli occhi da mesi: gli sconfitti di ogni consultazione – elezioni politiche, primarie del Pd, elezioni europee ed amministrative – i rappresentanti della minoranza che fu maggioranza e non si rassegna al verdetto ripetuto del proprio elettorato, combattono nella trincea della conservazione della propria rendita di potere l’ultima disperata battaglia per la sopravvivenza, e lo fanno non soltanto in disprezzo dell’esito del voto, che già sarebbe grave, ma a danno di un intero paese che sta combattendo, al suo interno come in Europa, una battaglia molto più importante per l’immediato futuro, da cui dipende la nostra possibilità di recuperare credito politico e peso decisionale sulle nostre sorti.

E suona davvero ironico, oggi, ripensare a quel “Italia bene comune” che questi intossicatori della realtà e della politica scelsero come slogan della loro fallimentare campagna elettorale – non furono creduti dai loro stessi elettori, non si vede una sola ragione per cui dovrebbero essere creduti oggi, mentre lavorano alacremente a nostro esclusivo danno.

Pubblicato in : Editoriale, L'Angolo di Chi.boTag: battaglia, berlusconi, bersani, campagna elettorale, consenso, consultazione, conti, crisi, democrazia, disprezzo, elezioni, elezioni politiche, europa, fallimento, futuro, italia, nato, pd, primarie, prodi, renzi, riforme, slogan, stia, valanga

Info Chiara Boriosi

Chiara Boriosi, umbra di nascita e fiorentina di adozione, laureata in Lettere all’Università di Firenze con il Prof. Giorgio Luti, accanita lettrice, scocciatrice per vocazione, polemica di natura…insomma, Chi.Bo.

Interazioni del lettore

Commenti

  1. paolo francia

    13 Luglio 2014 alle 10:24

    Beh Marzio, a leggere l’intervista di Renzi sul Corriere delle due l’una, o gliele scrive Chiara, oppure il novello Berlusconi ha i suoi replicatori che ripetono le stesse cose. C’é da prevedere il prossimo pezzo di Chiara sullo stesso modello.

    Rispondi
  2. paolo francia

    12 Luglio 2014 alle 09:20

    Quando Chiara Boriosi si entusiasma per il mare di banalità espresse da Renzi a Strasburgo è evidente che non si rende conto della reale situazione dell’Italia (ecco chi intossica la realtà!). Chiara evidentemente non ha tra le sue conoscenze persone che hanno a che fare con l’Italia per l’export per esempio.
    Ebbene, chiunque in Europa deve fare affari con l’Italia, si scontra con due italie, una che va come la Germania (il Nord) e l’altra che si ferma addirittura prima di Firenze e che blocca tutto (il Sud). Nessun altro Paese della Comunità ha queste due velocità, assurde. Eccola l'”IDEINA” Chiara! Peccato che non si dica alla gente, cambiate voi, altrimenti niente cambia. Quando si potrà vendere un prodotto a Venezia come a Lecce, o a Milano come a Roma, o a Padova come a Firenze, i problemi gravissimi dell’Italia saranno in parte risolti.
    Quanto al resto un mare di bla bla inconcludente, inconsistente e inutile.
    L’Italia guardi prima all’interno prima di battere stupidamente i pugni a Strasburgo, il problema dell’Italia non è la Germania, né l’Olanda, né la Merkel, né il presidente della Bundesbank, ma il problema dell’Italia sono i suoi politici, la mentalità della gente e l’impossibilità del cambiamento di questa mentalità controproduttrice.
    Chi è causa dei suoi mali, Chiara, pianga se stesso.

    Rispondi
  3. marzio siracusa

    12 Luglio 2014 alle 07:42

    Ma anche in profumerie, solarium e pedicure avrebbero successo.

    Rispondi
  4. paolo francia

    11 Luglio 2014 alle 19:27

    Dimentichi la Madia e la Boschi, che andrebbero bene come responsabili clienti in un reparto di abbigliamento femminile.

    Rispondi
  5. marzio siracusa

    11 Luglio 2014 alle 19:21

    E la cantilena. quotidiana dell’informazione d’ogni parte è davvero terribile e rassomiglia sempre più al gioco delle tre carte: Renzi, Napolitano, Bergoglio e poi Bergoglio, Napolitano, Renzi, e ancora Napolitano, bergoglio, Renzi. Tre poveretti con poco spessore di cui ogni giorno ci sono annunciati i pensierini.

    Rispondi
  6. marzio siracusa

    11 Luglio 2014 alle 18:52

    Paolo, da sempre affermo che il rapporto tra riforme e ripresa economica è minimo e lo stesso Padoan intervistata giorni fa dal Corriere della Sera, avanzava qualche perplessità, oltre alla ricaduta delle riforme in tempi molto lontani. Non voglio ergermi a tuttologo, ma è sotto gli occhi che il problema italiano sta nei settori destinati alla produzione di ricchezza, settori fai da te e sbilanciati nel malaffare, nel pressappochismo e nella genericità. C’è un intero paese da rifondare culturalmente e quindi economicamente e politicamente, e la vastità del problema non va intesa alibi per un rinvio al non fare delle calende greche. Nell’attuale vuoto ideologico Renzi ha avuto buon gioco a inserire un nuovo illusorio che verte sull’adeguamento delle istituzioni e dell’amministrazione al mercato facendoci credere nell’avvio di una nuova stagione. Ma mettere le istituzioni e la pubblica amministrazione al passo col mercato è un dato marginale e momentaneo perché in Europa, e in Italia soprattutto, cova l’urgenza di un pensiero critico attualmente paralizzato ma destinato a riproporsi dopo la sbornia marxiana sotto altre vesti che produrranno ideologia e la necessità di un fare inevitabilmente ancora in conflitto col mercato e il suo portato tecnologico. Il processo è complesso, produrrà passaggi molto dolorosi, ma è inevitabile. Giocoforza allora l’adeguamento delle istituzioni e dell’amministrazione dello Stato al mercato risulterà ininfluente e superata e il renzismo finirà nelle pagine di storia, come reaganismo d’una sinistra raffazzonata. Perché quel che Renzi non arriverà mai a capire, e qua è giusto insistere sulla sua ignoranza preoccupante, è che noi non siamo gli States la cui sola bussola è l’invenzione ogni mezzo secolo di una frontiera epocale da conquistare per tirare avanti. Il conflitto tra States ed Europa è nell’ordine delle cose, e speriamo che possa essere controllato, ma ne dubito. Noi abbiamo millenni di storia alle spalle che ci privilegiano nell’indicare una storia percorribile che non sarà affatto la storia presente, e quindi un fare che non sarà la caricatura dell’attivismo renziano. Bisogna aspettare che il personaggio arrivi all’indice del repertorio, ma già lo sento perdere colpi, la sua invocazione alla speranza per l’Italia è un’improvvisa caduta nella retorica ottocentesca, e vero imbarazzo poi suscita la sua convinzione che l’Italia possa essere la locomotiva d’Europa. Siamo di fronte all’invenzione di uno slogan al giorno dilatato dall’informazione servile e falsa perché nasconde i pugnali per colpire all’occorrenza il proprio idolo.

    Rispondi
  7. paolo francia

    11 Luglio 2014 alle 11:50

    Questa la realtà dell’Italia Chiara. Mentre la gente reale vive questo, qui si scrive del genio di Renzi.
    Non credi ci sia un problema?

    Caritas, la crisi ha raddoppiato il numero dei poveri in Italia
    La povertà avanza, anche a Nord e tra occupati

    La crisi ha raddoppiato il numero dei poveri in Italia: nel 2007, ultimo anno di crescita del Pil, erano 2,4 milioni (il 4,1% della popolazione), mentre nel 2012, secondo gli ultimi dati disponibili, vivevano in povertà assoluta 4,8 milioni di italiani, l’8% del totale. Lo evidenzia la Caritas nel Rapporto ‘Il bilancio della crisi’.

    La povertà avanza, anche a Nord e tra occupati – La povertà in Italia, con la crisi, non solo è aumentata quantitativamente ma ha anche “allargato i propri confini” toccando segmenti che nel passato erano ritenuti “poco vulnerabili” come “il centro-nord, le famiglie con due figli, i nuclei con capofamiglia di età inferiore a 35 anni, le famiglie con componenti occupati”. Lo evidenza la Caritas nel Rapporto ‘Il bilancio della crisi’. Prima della crisi (2007) erano invece tra le file dei poveri soprattutto anziani, abitanti del Sud e famiglie numerose.

    Misure insufficienti e taglio servizi Comuni – Le politiche economiche e sociali varate nel periodo della crisi non hanno dato una risposta ai poveri. Lo evidenzia la Caritas rilevando che “una misura nazionale contro la povertà assoluta continua a mancare nel nostro Paese”. L’organismo della Cei che si occupa dell’assistenza ai poveri, nel Rapporto ‘Il bilancio della crisi’, ha messo sotto la lente le politiche dei governi che hanno operato negli anni della crisi: se dal 2007 fino al 2013 (governi Berlusconi e Monti) “l’unica risposta” messa in campo è stata la Carta Acquisti, la cosiddetta Social Card, “uno sforzo limitato” ad avviso della Caritas, la politica economica del governo Letta “non ha aiutato le famiglie in povertà ma non ne ha neppure peggiorato le condizioni”. Infine il bonus di 80 euro deciso dal premier Renzi: “Ha avuto qualche effetto sulla povertà ma di portata assai ridotta”. Sul fronte dei servizi invece la crisi ha addirittura fatto sì che le politiche sociali siano state “vittime di un ulteriore indebolimento”. In due anni, dal 2010 al 2012, la spesa dei Comuni su questo versante è calata del 6%; “tagli – evidenzia la Caritas – che hanno colpito un settore già sotto-finanziato”.

    Rispondi
  8. paolo francia

    11 Luglio 2014 alle 10:44

    Scusa Marzio, lascia da parte il guanto di velluto e i florilegi si questioni di secoli passati. Parliamo dei tempi nostri, della dittatura che Renzi, per sua attitudine e follia generale, sta instaurando in Italia, roba che se lo faceva Berlusconi le sirene del PD si sentivano fin qua……senza contare che queste manovre a niente serviranno per ridurre il debito, ma solo a rimestare le acque. Quando Renzi dovrà, seriamente e senza vie d’uscita, rimettere i conti a posto, gli elettori lo cacceranno rapidamente. Attendo quel momento, perché c’é un limite alla stupidità e al raccontare balle. Renzi sta buttando fumo negli occhi con riforme mal fatte e non urgenti (soprattutto cosi, era meglio il vecchio del nuovo) mentre la disoccupazione aumenta, il debito del Paese anche e la gente non ce la fa piu’, ovviamente la gente che non conosce Chiara, la maggioranza del Paese. Bisogna che il popolo si svegli da questo torpore.
    Ci vuole un personalità che sia finalmente estranea a due partiti che sono fallimentari. Come si puo’ avendo un briciolo di intelligenza, dare fiducia a capi di partiti che sono indebitati fino ben oltre il collo? Chiara Boriosi, daresti i tuoi soldi ad una compagnia assicuratrice fallimentare e sull’orlo della bancarotta? Come si puo’ ancora dare fiducia ald capo di FI e del PD che non son stati capaci di riordinare i conti dei propri partiti e si preparano quindi a far fallire l’Italia?!?
    Vergogna, per me chi sostiene questi buffoni bugiardi dovrebbe vergognarsi.

    Rispondi
  9. marzio siracusa

    11 Luglio 2014 alle 08:27

    Sì, Chiara, secondo te. Perché è illusorio che uno strumento e le sue possibilità d’uso siano scindibili, l’uso di uno strumento è un vincolo che ti obbliga a un solo uso. Il buon McLuhan lo disse alla nostra generazione proprio per metterla in guardia dall’illusione di essere liberi e di poter scegliere di fronte alla tecnica: ” I media sono il messaggio “. Internet ci trascina a dire tanto e a riflettere poco, già questo è il segnale dello strumento che condiziona, e se proprio mi impongo di riflettere a fondo, ma veramente a fondo, allora addio internet, riprendo penna e calamaio. Quanto agli stermini dei secoli cosiddetti bui, veniamo da un secolo di massacri mai visti che tuttora proseguono indisturbati non molto lontano da noi, e che in un giro di valzer molto probabile potrebbero di nuovo riguardarci. E’ l’ottimismo scolastico di una RAI cattolica alla Piero Angela a dirci che i secoli bui furono solo bui, sale di tortura, fame e peste. Ci fu altro in quei secoli, altro che abbiamo barattato con la libertà di obbedire a uno strumento. Poi ognuno la pensi come crede.

    Rispondi
  10. paolo francia

    10 Luglio 2014 alle 17:03

    Vedi Chiara, la velocità del tuo idolo ti fa scrivere castronerie comiche “prima che antrace in scena Renzi”, si in effetti l’antrace potrebbe entrarci!
    Votare? Io non voto carissima, se il menu fa schifo io non mangio. Votero’ quando qualcuno decente si presenterà.
    Parli di idee tue datate di 12 anni, da quando scrivi di Renzi pero’ non fai che mera acritica propaganda, di idee tue in questi pezzi non v’é traccia.
    Renzi in Europa? Gli articoli dei giornali? Quali, quelli favorevoli al PS francese e/o europeo?
    Renzi ha fatto una figuretta di merda, punto e basta, articoli o non articoli!
    Chiede flessibilità invece di risanare i conti, troppo comodo!
    Credo che davvero dovresti viaggiare un po’ di piu, la velocità di internet va bene, ma se resti a Firenze……

    Rispondi
  11. Chiara Boriosi

    10 Luglio 2014 alle 13:48

    Caro Marzio, siamo seri. In epoche in cui la lentezza a te tanto cara dominava il mondo e le vite degli esseri umani, la storia ha prodotto nefandezze inaudite. Atrocità di ogni genere, sopraffazioni, nessun rispetto per le persone, nessuna cognizione dei diritti individuali, stati assoluti poggiati sulla Ferrra allena fra monarchia e Chiesa, interi popoli sterminati e via dicendo. Dunque, se la progressiva velocizzazione degli strumenti – strumenti, non mi stancherò mai di scriverlo – ha portato, tanto per cominciare, ad una maggiore diffusione della conoscenza e ad un significativo allargamento dell’accesso ad essa da aperte di milioni di persone che prima ne erano escluse, io non chiamerei affatto questo processo tecnocrazia, ma semmai democrazia. E continuando a confondere il mezzo con il contenuto, non redini un buon servizio a nessuno, tanto meno alle tue idee. Secondo me.
    Paolo, intento in quindici anni che scrivo di politica, prima sulla carta stampata e poi sul web, di proposte – e molto in anticipo sui tempi – ne ho fatte a iosa, prima fra tutte quella di abolire le tossiche preferenze e di sostituirle con le primarie obbligatorie, questo dodici anni fa, quindi molto prima che antrace in scena Renzi. Ti piaccia o no, io ho una formazione, una struttura mentale ed una coerenza personale che, in questi anni, non sono mai venuti meno e che non ho mai tradito, per la millesima volta – inutilmente, già lo so – ripeto che quando ho deciso, alla seconda Lepolda, di sostenere il progetto Renzi, ho dato ampie, precise, puntuali argomentazioni. Tu invece ti rifugi nel più comodo dei luoghi comuni, quello “ah ma se avevo delle idee facevo il Premer al posto di Renzi, non spetta a me dare le soluzioni” sottinteso che a te spetta solo affastellare critiche sciocche piene di pregiudizi e di sentito dire non si sa da chi, spacciandolo peraltro per perle di sano buon senso. E invece no, a te spetta, doverosamente, come cittadino consapevole, di avere idee decise su soluzioni precise, altrimenti quando vai a votare, scusa, con quale criterio ti esprimi, otre quello delle tue viscerali antipatie o simpatie?!
    E mi viene da ridere, ma con tristezza, perchè alla fine questo è il sentimento che mi provochi, leggendo le inverosimili sciocchezze che scrivi – senza uno straccio di appoggio – suo discorso di Renzi al parlamento europeo, sapendo che vivi in un paese che in tre giorni, con i suoi due maggiori quotidiani, ha dedicato titoli ed articoli entusiasti proprio a quel discorso ed alla persona che lo ha pronunciato. Poi ti potrei anche citare il New York Times, ma non posso pretendere troppo da te. Quindi, amichevolmente, serenamente, pacatamente, ti invito a dare buoni consigli – sopratutto di lettura – a te stesso, prima di darli a me. Perchè non ho mai scritto una riga senza argomentare, e senza documentarmi, ed il vago sentito dire cui tu ti appelli continuamente costituisce, al massimo, fonte di chiacchiera da salottino, non certo di ragionata analisi. Con ciò, vedi, nulla di male, basterebbe essere sinceri e riconoscere ciò che ci spinge – a volte un’idea, a volte un mero pregiudizio.

    Rispondi
  12. marzio siracusa

    10 Luglio 2014 alle 09:20

    Chiara, visto che tecnologia e tecnocrazia per te sono distinti non si capisce bene perché già l’antichità o il Medioevo non abbiano prodotto un Orwell e i suoi incubi.

    Rispondi
  13. paolo francia

    9 Luglio 2014 alle 20:19

    Scusa Chiara, se avevo le ricette per risanare l’Italia non stavo a raccontarle qui ma avrei scelto un altro mestiere, non ti pare?!? Quali siano le tue idee non è ben chiaro neppure, visto che ti limiti in maniera acritica a propagandistica a fare passare per buone quelle di Renzi, che appunto sono modestine, fatte di buone intenzioni, ma prive d’intelligenza e lungimiranza a mio modesto avviso! Su Renzi e il suo scivolone con l’entrata in Europa come politico, non sono io a dirlo, ma davvero ha fatto pena con un discorso pieno di banalità, cose ovvie, e un pizzico di stupida aggressività e orgoglio che i tedeschi, giustamente, hanno subito rimesso a posto, non utlimo il capo della BundesBank. Lascia perdere, se poi per te i giudizi su Renzi si fanno a Firenze, allora inutile continuare a parlarne, anche te dovresti a mio avviso, sempre modesto, andare un po’ fuori a vedere come funziona l’Europa. Ti accorgeresti che i commenti al discorso di Renzi sono stati dal tiepido all’imbarazzato, tanto non cambia perché Berlusconi ci aveva già abituati a questo.
    Non prenderla assolutamente come critica alla tua persona, che rispetto in ogni caso, abbiamo penso gli stessi sentimenti di fondo ma idee assai lontane sulle persone alle quali dare fiducia.
    Penso che ci siamo gia detti quasi tutto sull’argomento, ma in effetti le uscite renziane danno spunti a nuovi commenti, anche se il succo resta lo stesso.
    Bene, il disco rotto che non dipende da lui ma dai predecessori lo abbiamo ascoltato ogni volta dal dopoguerra, vuoi continuare cosi?!? Non era lui, Cacini, che faceva una riforma al giorno?!? I giorni son diventati 100, poi 1000, poi 10.000?!?
    Lascia perdere Chiara, non fidarti di lui, modestissimo consiglio che non sembri captare.

    Rispondi
  14. paolo francia

    9 Luglio 2014 alle 20:06

    Gli italiani tagliano cure e badanti
    La spesa sanitaria cala del 5,7%
    È la prima volta che si registra una riduzione. E sale la domanda di assistenza

    La crisi è arrivata ad aggredire anche il welfare familiare. Per risparmiare gli italiani tagliano la spesa sanitaria privata, del 5,7%, e a rinunciano a una figura sempre più importante nella gestione della vita quotidiana familiare: la badante. Per la prima volta il numero di queste figure di assistenti domiciliari, soprattutto per gli anziani, è calato di 4 mila unità. Lo rivela il rapporto 2014 «Welfare, Italia. Laboratorio per le nuove politiche sociali» di Censis e Unipol. Nell’ultimo anno il valore pro-capite della spesa sanitaria privata si è ridotto da 491 a 458 euro all’anno e le famiglie italiane hanno dovuto rinunciare complessivamente a 6,9 milioni di prestazioni mediche private.

    Rispondi
  15. Chiara Boriosi

    9 Luglio 2014 alle 19:44

    Vedi, Paolo, sarebbe buona cosa, e sopra ogni cosa saggia, non fare il gran miscuglione in cui ti produci ogni volta che devi svoltare – attività che assorbe gran l’arte del tuo tempo – dalle sciocchezze dette in precedenza. Intanto: di quale ottimismo sciocco parli?! Tu che non sei mai stato ad una Lepolda, nè ti sei mai degnato di informarti di cosa si trattasse, salvo sputarci sopra a scatola chiusa e giurare sul tuo onore che nessun fiorentino vi avesse preso parte?! Le discussioni tematiche, ed il contributo di tutti i relatori partecipanti, hanno sempre messo a fuoco problemi e necessità, con l’intento di trovare anche soluzioni, un lavoro apprezzabile e serio fatto di analisi e proposte, due cose che non ti appartengono, visto che mai ti sei degnato di farci sapere quali siano le tue, ad esempio. Stai qui a sputare pregiudizi, ma non sia mai che ti azzardi a fornire un’idea, una soluzione, per carità, si limita tutto alle tue personali antipatie. Poi: o davvero pensi che io sia scema, oppure forse hai perdo io contatto con la realtà. I dati che citi, infatti, non si capisce cosa debbano dimostrare. Bisogna raddoppiare le pensioni da domani?! Il disastro dell’Inps si è generato di colpo stanotte?! I consumi son crollati stamattina?! O pensi invece che siano tutti problemi che vengono da lontano e che vadano affrontati uno per volta, come credo io,…….
    Quanto alle dichiarazioni dei tedeschi, primo il ministro delle finanze tedesco parla a titolo personale, come specificato dalla stessa Merkel, è con lei che c’è un accordo, e infatti la vera notizia è che il nuovo Parlamento europeo avrà un responsabile delle finanze scelto dal Pse, ma guarda un po’. L’altro signore che citi, come i molto che in questi giorni hanno parlato, hanno un piccolissimo problemuccio, sono in scadenza di mandato. Dunque contano nulla. E se davvero tieni ad una discussione senza mistificazioni, bè, non sono mai, ma proprio mai, io a giocare questa carta.
    Siracusa: guarda, per me possiamo essere tanti gentili da darci del Voi, resta il fatto che non sono d’accordo con te. Un’idea, anche quando oggetto di discussione politica, non necessariamente diventa ideologia, che è altra cosa. Semmai, passa dal piano ideale a quello progettuale della realizzazione e può esaurirsi in quella, senza diventare il cardine di un movimento politico. Tanto per fare un esempio: tagliare i costi della politica, è un’idea, non una ideologia, e infatti è trasversale. Una volta realizzata, si passa oltre.
    Quanto alla velocità che mira all’indiscutibile dell’esattezza: al netto della immagine poetica, continui a confondere la tecnologia con la tecnocrazia. Se mando una mail, mi serve che arrivi subito, e in questo modo ottengo la velocità dello strumento – se in quella mail ho scritto emerite scempiaggini, la colpa è mia, mica della velocità con cui il server l’ha recapitata. Tutto qui.

    Rispondi
  16. marzio siracusa

    9 Luglio 2014 alle 18:31

    Cara Chiara, cerchiamo di essere l’un l’altra più buoni. Intanto mi chiedo quale idea realizzata in politica possa non diventare ideologia, cioè idea bandiera. Quanto alla tecnocrazia essa si alimenta della velocità dello strumento, quella velocità aspira all’indiscutibile dell’esattezza, ed è l’indiscutibile dell’esattezza che si deve evitare in politica, la polis per essere libera ha bisogno di sbagliare. E’ vero che un tegame non fa uno chef, ma sapere che nella terracotta la trippa viene meglio perché attaccaticcia, o che il soffritto nella padella di alluminio rischia di abbrustolirsi ma conserva di più la fragranza, tutto questo aiuta le nostre quotidiane fatiche ai fornelli. Quanto a Renzi oggi è stato per me illuminante udire queste parole: ” Bisogna assecondarne il decorso “.

    Rispondi
  17. paolo francia

    9 Luglio 2014 alle 13:34

    Piccolo promemoria (ma potrei continuare tutto il giorno) di chi mistifica e intossica con il giulivo e sciocco ottimismo della Leopolda, agli smemorati e temo anche in malafede.

    i dati istat
    Consumi, il 65% delle famiglie ha ridotto la quantità o qualità di cibo
    In 5 anni la spesa media mensile degli italiani calata di 126 euro. Tagliati anche gli acquisti di abiti e scarpe (-8,9% dal 2012) e le spese per la cultura (-5,6%)

    Pensioni, il 43% è sotto i mille euro
    Quasi metà dei pensionati italiani riceve un assegno inferiore a mille euro lordi al mese. La statistica è dell’Inps ed è contenuta nel rapporto annuale dell’istituto pensionistico. Scrive l’istituto che nel 2013 il 43% dei pensionati, ovvero 6,8 milioni di persone, ha ricevuto uno o più assegni per un importo totale medio mensile «inferiore a 1.000 euro lordi. Tra questi, il 13,4% pari a 2,1 milioni si situa al di sotto di 500 euro».

    I puntini sulle i le ha messi però il ministro tedesco delle Finanze, Wolfgang Schaeuble: «Le riforme strutturali non devono essere una scusa o un’alternativa per non fare il consolidamento fiscale», ha ribadito Schaeuble che ha sottolineato come «l’obiettivo della crescita economica è lodevole e siamo pienamente d’accordo». Mentre il commissario ad interim agli affari economici Siim Kallas a chi gli chiedeva se scorporare alcune spese dal calcolo del deficit fosse compatibile con le regole Ue, ha gelato la richiesta italiana: «Tutta la spesa deve essere calcolata nel deficit, le spese non possono essere escluse dal calcolo del deficit».

    Rispondi
  18. Chiara Boriosi

    9 Luglio 2014 alle 12:31

    Bruna, grazie delle tue parole, spero le abbia lette il Francia, quello che conosce il pensiero e gli umori di tutti, ma proprio tutti, gli italiani. Cosa, per inciso, che io non ho mai sostenuto di poter fare, ho sempre detto, invece, che mi limitavo a riferire – specie quando si trattava della Lepolda – quello che vedevo intorno a me, cosa che certo gli assenti non potevano fare.
    Siracusa, l’uso di uno strumento, è solo l’uso di uno strumento. Usare le pentole per cucinare, non fa di me uno chef. Usare il web non fa di nessuno un tecnocrate. Non c’è nessun bisogno di dileggiare, basta la logica. E di ideologie nessuno ha parlato, Renzi ha detto testualmente “l’Europa si risolleva con le idee, non con i limiti”, e mi pare che la differenza fra idee ed ideologie sia evidente.

    Rispondi
  19. paolo francia

    8 Luglio 2014 alle 17:38

    E brava signora Bruna, dalla padella nella brace, dal ventennio Berlusconi a quello di Renzi & dei suoi.
    Vi meritate proprio di naufragare.

    Rispondi
  20. paolo francia

    8 Luglio 2014 alle 17:27

    Chiara inisti, ma insisto anche io. Dunque te conosceresti tutti i fiorentini uno ad uno? Poi cosa pensi che i miei due amici parlino solo di loro stessi? Abbiamo conoscenti, colleghi in comune, decine e decine di persone, ma certo te passi la tua vita in campagna elettorale perenne, quindi ne sai sicuramente piu di me….ovvio che quando parlo, per esempio, alla mia amica di Sanremo, commerciante da decenni nel centro storico e mi racconta dell’agonia nella quale versano TUTTI i commercianti del centro storico, te dirai che io conosco solo una persona a Sanremo….sei supponente, mi costringi a ripetermi, ma te fai lo stesso proponendo ogni settimana, ribollita, pane ammollato, pappa col pomodoro, panzanella e tante panzane. Ma sempre la solita zuppa qui si mangia, sii critica, che quello che ti piace ce lo hai già detto, aspettiamo il rovescio della medaglia.

    Rispondi
  21. Bruna

    8 Luglio 2014 alle 17:25

    Sei una grande Chiara, felice di averti incrociata! Azzeccatissima ogni parola! Verità inconfutabili. Una soddisfazione leggerti, specie dopo aver sentito uno dei MIN al tg candidamente sostenere che non capisce questo bisogno del Presidente del Consiglio di individuare nemici anche dove non ci sono e altri blabla e prese per i fondelli di quel genere. Il Pd per fortuna con Renzi si è rinnovato, c’è da augurarsi che possa al più presto liberarsi di certi figuri disperatamente aggrappati a un passato da dimenticare, plebiscitariamente ridotti ai minimi termini da elettori stufi marci di una sinistra chiusa e autolesionista che ci ha regalato Berlusconi e decenni di immobilismo, e procedere senza intoppi verso un futuro migliore, per il Pd e per l’Italia. Una renziana della primissima ora, senza i pingui conti in banca inventati da un tuo commentatore, ma convinta senza fanatismi che siamo finalmente sulla strada giusta e ce la faremo nonostante i bastoni tra le ruote (che al massimo ci portano a elezioni anticipate, ma se necessario ben vengano!)

    Rispondi
  22. marzio siracusa

    8 Luglio 2014 alle 17:23

    Chiara, alla fine per uscirne ricorri al dileggio parolaio, veramente sorprendente in te, così pragmatica, lucida e oggettiva. Se per te l’uso di uno strumento non produce finalità politiche, non puoi che accreditare quelle finalità a un’ideologia. Ma tu e il tuo compare da sempre negate l’ideologia in nome del pragmatismo, e se quell’ideologia non volete va da sé che lo strumento diventa il fine e produce tecnocrazia, ossia il potere di ciò che funziona meglio, i fatti veloci delle riforme veloci che sono stati il ” refrain ” del tuo pupillo per anni alla Leopolda. I fatti veloci sono fatti indiscutibili, cioè il terreno propizio, l’identità stessa della tecnocrazia. Ora invece succede che la tecnocrazia di Bruxelles non vada bene perché obbedisce a fatti veloci ma contrari agli interessi del tuo compare. Allora ecco la riscoperta dell’ideologia, pardon, delle idee. Non occorre essere il grande pensatore Siracusa per capirlo, con buona volontà e applicandoti dovresti arrivarci anche tu. Dileggiami, dileggiami Chiara, è brutto difendere il nulla.

    Rispondi
  23. Chiara Boriosi

    8 Luglio 2014 alle 16:04

    P.s. Tralascio per carità di patria la scempiaggine mostruosa sull’uso della Rete come prova del trionfo della tecnocrazia……..dunque, per andare all’indietro, neanche Guttenberg ti sarebbe stato bene, oh grande pensatore Siracusa………confondere l’utilizzo di uno strumento con un fine politico fa cadere le braccia. Senza considerare che visto che anche tu usi molto Inyernet, dovresti perciò classificarti tecnocrate……ma almeno rileggere, prima di pubblicare, no?!

    Rispondi
  24. Chiara Boriosi

    8 Luglio 2014 alle 15:58

    Io non eludo, leggo chiacchiere a valanga, vani giri di parole, sfoggi inconcludenti di retorica, il tutto nella convinzione che lo pseudointellettualese sia linguaggio buono per tutte le circostanze. Non si dice nulla ma lo si fa con grande sfoggio di parole alate. Il che spiega tante cose su chi ne fa uso.
    Paolo, facemmo già questa discussione a suo tempo: tre persone, o cinque, non costituiscono un popolo. Al tempo dell’ultima Lepolda giurasti che nessun – ripeto, nessun – fiorentino vi aveva partecipato perchè ben due tuoi amici non c’erano andati e questo valeva per un’intera città. Dunque, la supponenza è tutta tua, come sempre. Quanto al resto, ti ripeti stancamente ed inutilmente: eri inginocchiato di fronte a Monti non eletto, dunque ora non puoi protestare. Ed anche Hollande ha cambiato in corsa il primo ministro…….mi pare.

    Rispondi
  25. marzio siracusa

    8 Luglio 2014 alle 14:35

    Al signor Baldicchi, in vena di critica strutturale, ricordo le ultime chicche renziane, ossia la necessità di combattere l’Europa dei tecnocrati per anteporvi l’Europa delle idee, e la necessità che l’Italia sia protagonista di idee e di un destino comune per i prossimi vent’anni. Quanto alla prima chicca forse il nostro non comprende che proprio la sua fissazione della velocità, di internet, twitter ecc. applicata ad ogni settore segna il trionfo della tecnocrazia. L’altra chicca concerne la scoperta tardiva da parte di un pragmatico che forse le idee occorrono, anche se evita di chiamarle ideologie. Ma quali sono le idee di un pragmatico se non i fatti che funzionano? E non solo Renzi scopre che gli occorrono le idee ma addirittura un destino, se proprio giorni fa il presuntuoso sfoggiava la necessità di superare l’Europa dell’euro per un’Europa del destino comune. Ora un pragmatico che aspira a un destino non si era mai visto, mi sfugge come un destino possa essere costruito dai fatti se non perdendo l’aura fatale della parola per diventare un intreccio un po’ volontaristico e un po’ ideologico, ma molto più volontaristico e quindi vitalista, quell’intreccio sempre negato in anni di sproloqui alla Leopolda. E poi quale intreccio? Chiedeteglielo, e se ne uscirà con un’altra battuta del repertorio, un altro strabiliante obiettivo, e sempre guardando altrove perché alla scuola di marketing gli hanno detto che il protagonista non deve mai fissare la telecamera, mentre si abbottona la giacca e saluta gli adulatori di turno. Anche se non riesce a rinnovare il copione perché è una spalla senza protagonista, forse Renzi comincia confusamente a scoprire la necessità di un portato ideologico minimale a cui aggrapparsi, o almeno della sua recita. Comunque emerge al solito il chiacchierone ignorante che prima chiedeva cento giorni, poi mille, ora vent’anni per l’Italia ovviamente sotto la sua guida salvatrice. Renzi sguazza nel vuoto presente al Quirinale, dove un novantenne dalla lucidità pavloviana ripete meccaniche esortazioni che sembrano saggezza, e che alla conta dei fatti obbediscono solo alle ultime balle spifferate dal telegiornale. Spero che Baldicchi non ravvisi in ciò un eccesso di aggettivazione. Quanto a te Chiara, vederti ben attenta a eludere ogni mia argomentazione mi sta abituando male, mi abitui all’elogio represso.

    Rispondi
  26. paolo francia

    8 Luglio 2014 alle 12:15

    Guarda Chiara, che la tua supponenza è davvero smisurata. Il fatto che abiti in un altro Paese, essendo te sostenitrice delle diavolerie informatiche, fa solo ridere. Ovvio che sono in contatto QUOTIDIANAMENTE con parenti e amici, a Livorno, Pisa, Firenze (i miei 2 piu cari amici abitano la tra l’altro) Padova Milano e Sanremo.
    La situazione che mi descrivono e che lamentano è lontana dai tuoi semplicistici fervori renziani, almeno che i tuoi referenti non siano marziani, o renziani trinariciuti con conti bancari ben rimpinguati.
    Ha ancora una volta ragione Marzio, questa squadra di governo, se facesse un “selfie” apparirebbe davvero modesta, incolore e senza grandi capacità. Rimestano le acque torbide illudendo con un’azione fine a se stessa i polli che ci cascano. Le riforme che l’Europa chiede, e che giustamente chiede, non hanno per ora niente a che vedere con quello attuato dal governo Renzi. Il resto? Propaganda, ma la campagna elettorale finita, il governo in carica non eletto dal suffragio universale. Una situazione simile in Francia, tanto per farti un esempio, sarebbe impensabile.

    Rispondi
  27. Chiara Boriosi

    8 Luglio 2014 alle 11:30

    Bene, vedo che chi legge senza pregiudizio si accorge subito della stessa cosa che scrivo da tempo, ovvero che certi commenti, sempre quelli, poggiano solo sul pregiudizio e sulle sparate ad effetto, senza alcuna argomentazione e men che meno documentazione – grazie Maurizio.
    Per il resto, vorrei sapere come si può scrivere di politica senza scrivere di Renzi, in questo paese. Quanto alla presunta intossicazione, mi pare che chi reitera il pregiudizio e la pervicace antipatia a prescindere, sia molto più intossicato di me. E la gente, io la incontro e la ascolto quotidianamente, certo più di chi vive in un altro paese…….

    Rispondi
  28. paolo francia

    8 Luglio 2014 alle 10:23

    Ho scritto ” che il “vecchio” non è certo migliore del nuovo”, ovviamente volevo dire che il vecchio non è certo peggiore del nuovo.
    Chiara, folgorata e veramente intossicata d’illusione, non ascolta piu la gente, non vede che il Paese affonda (e non solo metaforicamente, basta un po’ di pioggia che le città sono sommerse), non scrive piu di altro come se fosse l’unico tema del quale occuparsi. Da piu di un anno (tranne una sola volta credo) la nostra si occupa solo di Renzi, un vero amore incondizionato.

    Rispondi
    • Maurizio Baldicchi

      8 Luglio 2014 alle 10:42

      E’ interessante notare che fra i detrattori di Renzi c’è l’abitudine diffusa del commentare con abbondanti aggettivi e scarse argomentazioni. Siete preistoria, folkloristica per carità, ma preistoria.

      Rispondi
  29. marzio siracusa

    8 Luglio 2014 alle 09:20

    Chiara, anche l’opposizione ai tuoi fatti è un fatto ed escluderla come tale in nome all’apparenza di un suo più debole accadere, rende il tuo discorso un po’ miope, e soprattutto condizionato dal vitalismo che mutatis mutandis è l’anticamera del mussolinismo. Noi non siamo un paese empirico dove un fatto è preso per quello ché e quindi facilmente accantonato da un altro fatto senza colore né parte. Come tu dimostri siamo un paese dove un fatto diventa un carisma esaltante sfruttato per fingere che il resto non esista. Se quanto accade fosse in paesi a cultura empirica, leggi anemica, non vedrei alcun rischio, ma per tua fortuna sei italiana e la tua adorazione dei fatti veri rispetto ai non fatti richiede circospezione per non diventare pericolosa e cadere nel vitalismo di un fatto creduto più fatto d’altro fatto. Il tuo è realismo partigiano, la realtà è altra cosa.

    Rispondi
  30. paolo francia

    7 Luglio 2014 alle 23:24

    Ahahaha, un pezzo comico, purtroppo senza volontà di chi lo scrive!
    Renzi è il primo intossicatore, che va in Europa a dettare legge invece di pagare i debiti del Paese che rappresenta!
    Quando capirete che il “nuovo” è solo truffa e che il “vecchio” non è certo migliore del nuovo, si potrà continuare a discutere.
    Te sei illusa sulla via di Renzi, intossicata di illusione.

    Rispondi

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