Recentemente la Caritas ha presentato in una conferenza stampa le anticipazioni del “Dossier Statistico Immigrazione 2006”. Nel 2005 gli immigrati presenti sul suolo italiano sono saliti a 3 milioni, una presenza dovuta maggiormente a motivi di lavoro e ricongiungimenti familiari. Le quote dei flussi sono state così ripartite: 79.500 ingressi per i neocomunitari dell’Europa dell’Est, 45.000 per i lavoratori extracomunitari stagionali e 54.500 per i lavoratori extracomunitari non stagionali. I neocomunitari hanno risposto con la presentazione di 44.096 domande, di cui solo 11.737 per lavori non stagionali indirizzati principalmente nel settore dell’assistenza domestica. I lavoratori extracomunitari stagionali hanno presentato 37.837 domande di assunzione, una quota sufficientemente soddisfatta. Il dato allarmante è rappresentato, invece, dalla richiesta di 123.567 posti di lavoro non stagionali, più del doppio delle quote prefissate dal decreto sui flussi. In totale, quasi 100 mila domande non soddisfatte, consistenti principalmente in collaboratori familiari e lavoratori nel campo edile. Il risultato è 100 mila irregolari presenti sul suolo italiano.
Tutto questo indica una certa indolenza dei Governi ad accettare lavoratori stabili e suscita interesse la previsione del ministro Ferrero di regolarizzare 480.000 immigrati.
Occorre ricordare che i motivi di ingresso in Italia non si esauriscono nell’area del lavoro e del ricongiungimento familiare. E soprattutto gli immigrati non sono soltanto arabi, islamici o delinquenti in cerca di soldi facili e dediti al mercato della droga e della prostituzione. Troppo spesso il binomio immigrato-lavoratore subordinato imperversa nelle menti delle persone e altrettanto di frequente l’extracomunitario è convenzionalmente raffigurato come una persona di mentalità e cultura diversa e addirittura opposta. Ma l’extracomunitario è anche il ragazzo statunitense che giunge in Italia per motivi di studio o il politico per ragioni governative e di pubblica utilità; sono infatti più di 10 mila gli studenti e intorno ai 5 mila i politici americani presenti sul suolo italiano. E sono 3000 i visti concessi per motivi religiosi, che riguardano in prevalenza la Chiesa cattolica.
E’ emblematico il divario tra la presenza di lavoratori subordinati e la scarsissima quantità di lavoratori autonomi. L’Italia non riesce ad attirare la qualità straniera, ma solo la quantità. In particolare, con la legge Bossi-Fini, le nuove norme hanno inteso vincolare più strettamente al lavoro la legittimità della presenza degli immigrati. E’ sicuramente una mediazione tra una volontà di limitazione e regolarizzazione e la necessità puramente economica di manodopera e quindi di apertura. Vi è stato un patto tacito che ha consentito una graduale accettazione degli immigrati nella società italiana basata però su un’integrazione subalterna: gli immigrati sono ammessi in quanto lavoratori che si accollano mestieri ormai sgraditi, dando la precedenza agli italiani per i lavori qualificati.
Infine desta allarme la sacca di irregolari che irrimediabilmente si forma in seguito alla insoddisfazione delle domande presentate. Ma occorre aggiungere che l’irregolarità è una realtà ben presente e ben incorporata nel mercato del lavoro e spesso tristemente funzionale alle esigenze dell’economia, che alleggerisce i costi aziendali, delle famiglie e i costi di gestione degli enti pubblici ( grazie alla esternalizzazione al minimo costo di servizi quali le pulizie). Quindi attenzione a criminalizzare troppo gli irregolari e a denigrarli perché un po’ tutti noi, purtroppo, contribuiamo e sfruttiamo la possibilità che gli immigrati, per necessità di vita, ci concedono. E’ un po’ come sputare nel piatto dove si è mangiato.
Stefano Casati
Link: http://www.caritasroma.it/homepage.asp

Mi permetto di far osservare che i numeri sono quanto meno sugestivi e non rispondenti alla realtà.
Di fatto in Italia ci sono centinaia di migliaia di extracomunitari clandestini che non hanno fatto richiesta di regolarizzazione perchè la legge lo vieta.
Di fatto potrebbero farne richiesta solo chi, paradossalmente, è all’estero.
Gino Di Maro
vicepresidente della Rondine
associazione lavoratori paesi Est Europei in Italia