La figura dell’idiota sapiente ha una precisa funzione nel verificarsi di un evento, riassumendo in sé una potenzialità eversiva che nulla ha a che vedere con la ragione ma che discende invece direttamente dalla più assoluta inconsapevolezza. L’idiota sapiente è uno strumento in mano alla Storia nel momento in cui si rende necessario aprire un varco del tutto intuitivo teso a scardinare i meccanismi apparentemente immutabili della legge causa-effetto. Dunque, il manipolo di professori e studenti della Sapienza che si è opposto alla partecipazione del Papa all’apertura dell’anno accademico ha svolto precisamente la funzione che abbiamo sopra esposto. Gli idioti sapienti – o Sapienti, come da nome della loro Università – vanno perciò chiamati con il loro nome, non a caso l’unico a definirli con chiarezza, nel roboante caos di dichiarazioni seguite alla rinuncia del Papa, è stato un filosofo, Massimo Cacciari, che ha semplicemente detto: trattasi di una manica di stupidi. Perché questo, ci pare, è il punto da cui partire per una riflessione più ampia. Non si può accreditare questo gruppo di ignoranti – nel senso letterale del termine – di una qualunque dignità sapienziale, non si può parlare di loro chiamandoli laici, non si può mistificare la loro stupidità al punto di farla passare per una presunta forma di battaglia per la libertà di ricerca della scienza. Se lo si fa – e leggendo i pezzi apparsi su questo sito in questi giorni rileviamo che qualcuno lo ha fatto – ci si rende complici non solo di una ridicola semplificazione a danno di battaglie che meriterebbero ben altra dignità, ma si fa scioccamente il gioco di chi ha tutto l’interesse, in questa fase di colossale disgregazione dello stato, a creare martiri innalzandoli sugli altari dell’amor di patria inteso, sia chiaro, solo come amor di casta.
Negare la libertà di parola è un atto di stupidità, prima ancora che di sopraffazione, che non tiene in alcun conto degli effetti devastanti che da questo derivano. Nessun autentico liberale, nessun convinto assertore della democrazia può credere che sia possibile risolvere un conflitto di qualunque genere chiudendo la bocca a chi la pensa diversamente. Questo significa aprire le porte a metodi da regime, dove parla solo chi ha l’autorizzazione a farlo in base alla propria provata omologazione a criteri che, in ogni caso, sono sempre e soltanto espressione di una parte sola di una intera comunità. Quindi, chiamiamo il gruppo della Sapienza con il nome che gli spetta, idioti, e andiamo oltre. Chiedendoci, ad esempio, cosa sia e da dove nasca questa febbre da martirio che sembra aver aggredito il nostro paese, privo ormai di anticorpi in grado di respingere una malattia che si annuncia devastante. Siamo circondati da denunce di una presunta persecuzione a danno dei cristiani che ci lasciano sbalorditi ma che pure trovano spazi enormi sui media: tutti gridano alla persecuzione, dalla signora Mastella che si dichiara perseguitata ingiustamente dalla magistratura per aver sempre proclamato i valori cristiani della famiglia, ai politici cattolici che scrivono giornalate sulla presunta negazione di diritti di cui sarebbero vittime, nel nostro paese, tutti coloro che professano la fede cattolica. Questo bisogno di sentirsi, ma soprattutto proclamarsi martiri, spinge agli estremi la logica perversa della contrapposizione che nella stagione del bipolarismo bastardo ha portato il nostro paese sul baratro della ingovernabilità e del giustizialismo, ed annuncia una stagione di restaurazione, mascherata da cambiamento, che finirà per perderci del tutto. Almeno noi, dunque, che ci proclamiamo liberali sapendo di esserlo veramente, non cadiamo nella trappola, non facciamo il gioco degli idioti sapienti e dei creatori di martiri, abbiamo il coraggio di chiamare le cose con il loro nome: non c’è alcuna persecuzione in atto, siamo solo arrivati alla resa dei conti di tutta la enorme mole di errori commessa dalla nascita dell’Italia repubblicana ad oggi e siamo chiamati ad avere l’onestà intellettuale di riconoscere le nostre responsabilità. Il martirio è nella dignità coraggiosa dei monaci birmani, nella eterna peregrinazione da esule del Dalai Lama – scansato come un lebbroso nel nostro paese, Papa in primis – non nella comoda poltrona dei fasulli profeti laici o religiosi che appestano la nostra quotidianità con i loro veleni e concorrono solo a fomentare la nostra corsa alla distruzione.
LiberaLmente

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