
Tra gli storici che da oltre ottant’anni ricostruiscono le strategia messe in atto nel corso della seconda guerra mondiale, alcuni puntano il dito contro gli errori commessi e propongono scenari alternativi.
Anche il recente libro I grandi errori della seconda guerra mondiale a cura di Jean Lopez e Olivier Wieviorka (Giunti Editore 2022) esamina le scelte politiche e strategiche che si sono rivelate errate ma senza ipotesi su quanto sarebbe potuto accadere e soprattutto senza alcuna concessione all’ucronia o al senno di poi.
Infatti, nella prefazione si precisa che questo libro considera gli errori quali «azioni inopportune», che hanno deluso chi le aveva pensate o messe in pratica. I venti esempi qui presentati sono un florilegio di scelte, spesso sfociate in tragedia quando avrebbero dovuto portare alla vittoria.
Si cerca, quindi, di comprendere i motivi alla base di tali decisioni dall’effetto spesso nefasto. Motivi che hanno sicuramente molteplici sfaccettature, perché altrimenti si corre il rischio di semplificare fino a credere erroneamente che il potere decisionale facesse il paio con l’incompetenza. La domanda va quindi riformulata: perché questi uomini hanno preso decisioni sbagliate?
In venti capitoli scritti da altrettanti storici il libro esamina situazioni segnate da errori di valutazione politica o da scelte strategiche che,alla prova dei fatti, si sono rivelate fallaci. Come le decisioni di Hitler di fermarsi davanti a Dunkerque, di bombardare Londra invece di concentrarsi su obiettivi militari: le stazioni radar o gli aeroporti.
Ma come valutare l’operazione Torch in Nord Africa che posticipò lo sbarco in Normandia (provocò però la resa dell’Italia e aprì un nuovo fronte che sottrasse risorse alla Germania)?
E naturalmente l’attacco alla Russia che è considerato dalla prevalente storiografia il più grave errore di Hitler.
Ma si parla anche della manovra Dryne Bréda dell’esercito francese nel maggio 1940, della questione di Malta e di quanto fosse realmente importante la difesa a oltranza di Singapore. Inoltre, Midway definita una “pessima battaglia in pessimo posto” o Stalingrado la battaglia che non bisognava combattere.
Ma troviamo anche valutazioni meno note come nel capitolo Hitler e il Medio Oriente un’occasione mancata? O la questione della capitolazione incondizionata con l’interrogativo se sia stata un errore o la premessa alla vittoria alleata.
In ognuna di tali questioni sono intervenuti più fattori. Innanzitutto i governi o i capi militari si basano sulle informazioni che hanno a disposizione. In mancanza di dati esatti, possono perciò sopravvalutare, o sottovalutare, la forza dei loro avversari – è il caso, per esempio, delle scelte fatte dal maresciallo Montgomery durante l’Operazione Market Garden.
Inoltre i responsabili politici decidono pure in funzione delle loro aspettative, e di quelle che attribuiscono ai nemici. Altra considerazione: molto spesso le scelte dipendono in buona parte dalle peculiarità psicologiche o dalle ideologie dei capi.
Stalin era stato allertato sull’imminenza dell’Operazione Barbarossa,eppure si rifiutò di vedere una realtà che non corrispondeva alla sua concezione del mondo. I governanti giapponesi attaccarono la Cina perché la detestavano e ne sottovalutarono la capacità di resistere.
Se i tedeschi avessero avuto aerei, truppe aviotrasportate, nonché strutture adatte, si sarebbero potuti impadronire di Malta, obiettivo al quale dovettero rinunciare proprio per la mancanza di risorse militari, che avevano preferito dislocare su altri scenari di guerra.
Quest’ultimo esempio suggerisce che furono spesso i limiti a dettare legge. A volte hanno pesato in modo talmente gravoso che la scelta è divenuta un’evidente non-scelta, pure quando all’orizzonte si profilava il fallimento.
Talvolta prevalevano fattori emotivi come l’affinità ideologica che portò Hitler a volere l’alleanza con Mussolini (nonostante vari pareri negativi) e a mantenerla anche quando fu evidente che i vantaggi erano assai inferiori agli svantaggi che le derivavano Basta pensare all’invasione dei Balcani effettuata per venire incontro alla richiesta d’aiuto del Duce ma che fece ritardare all’esericto tedesco la data dell’attacco alla Russia).
Gabriele Parenti

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