TEATRO. Nell’occhio del ciclone pandemico è apparso un fenomeno mediatico ascrivibile al peggior teatro dell’assurdo e per giunta interpretato da una compagnia di attori scalcagnati. Sulla scena è comparsa una moltitudine di sapientoni convinti di possedere la scienza infusa. Ossia nulla. Atteggiandosi a salvatori della Patria, appartengono alla categoria del “se ci fossimo noi al governo a quest’ora il virus sarebbe già stato debellato”. Si ride per lo sproloquio, ma è una risata amara. Chi usa mezzucci così squallidi per mettersi in mostra ha un modo di comportarsi non soltanto irresponsabile, ma soprattutto non democratico.
KAPUTT. Nello tsunami di informazioni fasulle occupa un ruolo non indifferente l’uso spregiudicato delle espressioni che compongono il vocabolario del nuovo coronavirus. Se campeggia il titolo “Italia kaputt”, è quasi ovvio rievocare il clima cupo e soffocante del dopoguerra descritto da Curzio Malaparte e che non esiste più. Farlo rivivere per motivi inconfessabili oppure fin troppo evidenti è lo scopo di chi se ne avvale in funzione demagogica. Quell’aggettivo messo li con quel suo baccano infernale di scarponi chiodati, mette i brividi ancora oggi. Ma attenti – ammoniva Carlo Levi – attenti a non scherzare: le parole sono pietre e possono fare male, molto male nel momento in cui si prova faticosamente a risalire la china per ricostruire il futuro che si credeva perduto.
BOMBA. La sua fine sembra ancora lontana, ma il virus ha fretta di passare all’incasso e già presenta la fattura. E non sono bruscolini. Tra aiuti, sussidi, prestiti e quant’altro, stiamo assistendo a un movimento da capogiro di miliardi. E come accade da tempo immemorabile nelle difficoltà c’è sempre chi ci perde e chi ci guadagna. Contro gli effetti devastanti del Covid-19 sull’occupazione nelle fasce più esposte, servono fatti e forme concrete di partecipazione al sapere e al potere. “Andrà tutto bene, solo se andrà bene per tutti”, è la formula azzeccata della sinistra svizzera per arginare la deriva. E soprattutto per sventare il rischio di una bomba sociale che potrebbe esplodere da un momento all’altro con effetti tellurici non meno incontenibili dell’epidemia.
TAGLIANDO. Come quelle solide e fedeli automobili che macinano chilometri su chilometri senza mai lasciare a piedi il guidatore, anche l’Europa ha bisogno del meccanico per fare il tagliando. A settant’anni dal discorso di Schuman che lanciò l’integrazione del continente, occorre rivederne i meccanismi per consolidare i valori tramandati dai padri fondatori. Essere un vaso di coccio tra due vasi di ferro come Stati Uniti e Cina in lotta per la supremazia globale, non è il ruolo che conviene all’indomita, grande signora chiamata Unione Europea. Quell’Unione non semplice, ma più forte delle avversità, fondata su un’idea che non può morire: l’dea guida dell’essere uniti e rimanere polo culturale di vicinanza e solidarietà a dispetto delle ombre del passato che provano a destabilizzarne la nobile vocazione.
GABBIA. Da eroina a essere spregevole. Povera Silvia Romano, passata nel giro di poche ore dall’incubo di un anno e mezzo di prigionia all’odio e alle falsità di una gabbia costruita sui preconcetti. Certi ambienti della destra, saputo della sua conversione all’islam, non hanno perso un solo istante per metterla alla gogna. Nel solco tracciato dai feroci censori, sui social si è scatenato un putiferio incredibile alimentato da insulti e insinuazioni di una volgarità senza pari. E proseguiti con l’indecorosa scenata di stampo leghista nell’Aula del Parlamento. Sono così riusciti a trasformare il sollievo per la liberazione in un litigio strumentale a sfondo elettorale. Per che cosa? Per una scelta privatissima da accogliere in silenzio, su cui nessuno ha il diritto di sindacare. Ma quando si è a corto di argomenti, si scende a patti anche col diavolo.
PIONIERI. Avevano entrambi 87 anni, ed entrambi hanno lasciato un segno indelebile nella grande rivoluzione culturale americana degli anni cinquanta e sessanta: quel vasto movimento di cui sono stati gli indiscussi pionieri capaci di entusiasmare milioni di giovani nel mondo intero. In pochi giorni se ne sono andati Michael McClure, lo scrittore considerato iniziatore della Beat generation, e Little Richard, uno dei padri del rock’n’roll. McClure aprì la strada ad Allan Ginsberg, Jack Kerouac e altri, tutti interpreti delle inquietudini che per un decennio misero a soqquadro le incrostazioni di una società ripiegata su se stessa. Con la sua musica ribelle e travolgente anche Little Richard riuscì a scardinare le convenzioni puritane del perbenismo borghese in cui l’America aveva vissuto fino allora. Ripercorrendone il cammino, si può ben capire quanto sarebbero importanti ora per risvegliare le coscienze mentre riaffiorano le dottrine conservatrici dell’era Trump.
Renzo Balmelli (da L’avveniredeilavoratori)

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